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Dal Mozambico parla il sindaco di Quelimane: “Il mio amico Osório sognava un gemellaggio tra la nostra città e Treviso”
Dopo le esequie di mons. Osório Citora Afonso, 54 anni, missionario della Consolata, vescovo della diocesi di Quelimane e amministratore apostolico dell’arcidiocesi di Beira in Mozambico, assassinato nella residenza episcopale lo scorso 6 giugno, è calato il silenzio dei giornali e dell’opinione pubblica mozambicana, terrorizzata dalle conseguenze del giudizio: nulla può l’esercito contro i fantasmi interni che hanno portato il Paese in una guerra civile interna tra interessi contrapposti, anche esterni, ed una povertà acuta.
Quelimane, quinta città più popolosa del Paese, è capoluogo della provincia centro-orientale della Zambezia. Città portuale, lungo la costa dell’Oceano Indiano, storicamente legata al commercio del cocco e della pesca, si è andata popolando negli ultimi anni accogliendo quanti provenivano dall’interno e oggi incarna le profonde contraddizioni del Mozambico urbano.
La provincia Zambesia conta quasi 4 milioni di abitanti entro parte della quale si estende la diocesi di Quelimane fin qui retta dal vescovo monsignor Osório Citora Afonso. In questo complesso mosaico sociale, la comunità cattolica rappresenta un pilastro fondamentale con oltre 1,3 milioni di fedeli e una rete capillare di parrocchie, missioni e centri educativi che l’hanno resa un motore insostituibile di assistenza e coesione per le fasce più povere della popolazione.
È necessario rispettare lo scorrere del tempo e del valore sacro della vita che passa, per cogliere le metafore della poesia “Devo essere un altro” di Mia Couto, il più grande romanziere mozambicano. Poesia cara anche a padre Osório perché potente inno alla resilienza e alla rigenerazione difronte alle ferite della vita.
Da Amnesty alla trincea di Quelimane
Per ascoltare le voci della sua gente abbiamo fin da subito contattato il sindaco della città di Quelimane, Manuel de Araújo, per un’intervista. Nell’esprimerci il dolore personale e della gente ci ricorda il gesto di fraternità con i fratelli musulmani compiuto qualche ora prima di morire da mons. Osório e che spera sia lievito per una rinnovata riconciliazione in Mozambico.
Manuel de Araújo ha 55 anni, è sindaco di Quelimane dal dicembre 2011. Sposato, 3 figli, ha lavorato presso Amnesty International a Londra prima di rientrare nel suo Paese dopo gli studi. E’ molto attivo anche a livello internazionale. E’ membro del comitato esecutivo del Parlamento Mondiale dei Sindaci.
Come sta vivendo la sua città questa tragedia?
Siamo ancora sotto shock e increduli! La città è ferita e lacerata nell’anima. La Zambezia è la provincia più cattolica del Mozambico. Il territorio è suddiviso in quattro diocesi: Quelimane, Gurué, Alto Molócuè e la neonata Diocesi di Caia! Stiamo circa 5 milioni di cattolici. L’assassinio del vescovo della diocesi di Quelimane, capitale del cattolicesimo zambesiano e forse dell’intero Mozambico, è stato un colpo dritto all’anima e alla colonna vertebrale del cattolicesimo nel Paese! L’altra domenica, ero lì con la mia famiglia e ho sentito sulla mia pelle tutto il peso che portano i fedeli. Non ho mai visto la cattedrale così vuota, in un’atmosfera così pesante!
Quando è stata l’ultima volta che ha incontrato Monsignor Osório?
Incontravo sempre brevemente Monsignor Osório dopo le messe. Ma l’ultima volta in cui abbiamo avuto modo di dialogare a fondo, e in cui ho potuto conoscere gli orientamenti - personali, pastorali e soprattutto intellettuali - e i suoi progetti più recenti è stata il giorno del suo compleanno, il 6 maggio 2026, letteralmente un mese prima del suo assassinio. Con la mia famiglia abbiamo partecipato alla messa di ringraziamento per il suo compleanno, poi siamo andati nel salone della Cattedrale per il taglio della torta alla presenza di alcuni sacerdoti, suore e responsabili della comunità di Nostra Signora del Livramento. Infine abbiamo preso parte alla cena tenutasi all’Episcopio, dove abbiamo avuto il grande onore di conoscere sua mamma, Donna Amélia! Dopo cena, Monsignor Osório mi ha chiesto di trattenermi ancora un po’. Mia moglie e la sorella sono rientrate a casa, mentre io sono rimasto con lui e con un sacerdote in missione in Corea del Sud che era venuto a trovarlo. La conversazione si è protratta fino all’alba. È stato in quella notte che ho conosciuto davvero Monsignor Osório! Era un uomo dalle convinzioni salde, di una semplicità disarmante, con un carisma che pochi uomini potevano vantare. La sua intelligenza e la sua devozione superavano di gran lunga quelle della maggior parte dei suoi contemporanei! Parlava di Bibbia, filosofia, teologia, politica, economia e vita quotidiana con una disinvoltura e una semplicità rare! Quella notte mi sono convertito all’”osoricianesimo”: il modo di essere e di porsi di Padre Osório verso le persone e la comunità!
Mi pare di capire che ci fossero delle idee comuni... Quali sono i temi di convergenza tra Chiesa e Municipalità di Quelimane?
Questo è un tassello importante per conoscere il contributo civile e pastorale di Padre Osório... A seguito di quell’incontro, non appena rientrato da Beira, mi aveva inviato un messaggio chiedendomi un incontro per definire la natura e i contenuti del rapporto tra la Diocesi e il Comune. Non posso aggiungere molto su questo aspetto perché quell’incontro, purtroppo, non è mai avvenuto! Ciò che posso garantirle, basandomi sulle sue omelie e sulla nostra conversazione, è che avevamo una visione comune sul ruolo della Chiesa nella società: la dedizione totale a ciascuna delle nostre istituzioni e la profonda convinzione della necessità di promuovere il bene comune; l’impegno per le cause sociali e l’importanza delle istituzioni in questo cammino. Come recita il suo motto episcopale, la Parola di Dio era - e credo continui a essere - la luce!
Il Mozambico sta attraversando una transizione complessa e una significativa instabilità. Potrebbe spiegarne brevemente i motivi?
Il monopartitismo marxista-leninista, la Frelimo, è il male principale che piaga la società. Questa visione delle cose si fonda sull’esclusione. Sulla mancanza di pluralismo. Sulla negazione dell’altro e del pensiero differente, sulla svalutazione assoluta del prossimo! Chi non è come me non ha diritto di esistere: deve essere sottomesso e, se possibile, cancellato dalla mappa dei vivi. Da qui deriva la scia di morti apparentemente inspiegabili. L’esclusione portata all’estremo depersonalizza tutto ciò che è diverso, arrivando persino a negare la qualità di essere umano. Questo modo di pensare ha invaso e risiede nelle istituzioni dello Stato, compresi i tribunali, l’esercito, le forze di difesa e sicurezza, la società civile e, come è appena accaduto, ha violato persino i luoghi sacri della Chiesa. Monsignor Osório possedeva gli argomenti teologici, filosofici e intellettuali per scardinare questa visione del mondo, questo modo di pensare e di essere, sia dentro che fuori la Chiesa. Per questo è stato visto come un gigante da abbattere. La sua destrezza intellettuale, la sua semplicità, il suo carisma e i suoi legami internazionali smantellavano e disarmavano in partenza qualsiasi tentativo di opposizione. Vedendosi sconfitti sul piano teologico, filosofico e carismatico, i suoi carnefici non hanno avuto altra scelta se non quella di togliergli la vita. Per me, la sua morte è la più grande testimonianza della debolezza intellettuale, devozionale, filosofica e teologica dei suoi nemici, che in realtà sono i nemici della religione, di Dio e della verità.
Nella provincia di Cabo Delgado, nel nord del Paese, si consuma una grave crisi dal 2017, legata a conflitti e attacchi jihadisti. Monsignor Osório ha condannato pubblicamente e ripetutamente l’intolleranza religiosa in quella regione. Cosa sta succedendo?
L’imposizione del monopartitismo e di un’economia centralizzata e pianificata ha creato frizioni nella società, esacerbando i conflitti latenti. Insieme alla guerra civile che ne è seguita, questo modello non ha risposto alle ragioni principali che avevano spinto il popolo mozambicano a lottare per l’indipendenza nazionale dal Portogallo (25 giugno 1975, ndr). Negli ultimi anni la povertà è raddoppiata e le tensioni sociali si sono acuite. La scoperta del gas a Cabo Delgado ha messo a nudo queste fratture. In mancanza di una spiegazione plausibile sulle cause di questo sottosviluppo dilagante, emergono narrazioni escludenti. Narrazioni che pongono l’accento sulla divisione tra “noi”, gli esclusi, ed “essi”, gli inclusi che beneficiano delle nostre ricchezze! Il numero sempre più galoppante di giovani disoccupati, che assistono affamati all’atterraggio e al decollo di jet privati, amplifica la percezione secondo cui “loro”, i forestieri, beneficiano dello status quo, mentre “noi”, i locali, serviamo solo a pulire le loro auto, lavare i loro panni e preparare la tavola per i loro banchetti! L’incapacità del regime di creare ricchezza e di ridistribuirla in modo inclusivo è la causa principale del conflitto a Cabo Delgado.
Finora la vostra regione costiera della Zambézia era rimasta immune dal fondamentalismo. A metà maggio, Monsignor Osório aveva lanciato un appello ai politici affinché rompessero il silenzio e l’inazione attorno al conflitto. Come è stato accolto questo appello, che oggi possiamo leggere come un testamento civile?
Monsignor Osório era un profeta della verità. Era un uomo inclusivo e persino le barriere religiose non riuscivano a erigere muri di fronte alla sua visione! Con la stessa semplicità con cui abbracciava un cristiano, parlava, si avvicinava e sedeva con indù, musulmani o fedeli di altre religioni. Sapeva guardare oltre la montagna! Era convinto che siamo tutti figli di Dio e che esiste un solo Dio. Grazie a questa visione non aveva alcuna difficoltà a dialogare con i fratelli musulmani; anzi, lo ha fatto ancora una volta proprio il giorno prima della sua morte. Durante le sue visite pastorali veniva accolto da tutte le confessioni religiose, un fatto inedito in un Paese in cui l’esclusione è la regola.
Quelimane è una città con mille anni di storia. Può parlarcene brevemente?
Il messaggio di Monsignor Osório è stato accolto molto bene a Quelimane, perché Quelimane è sempre stata un crocevia di culture, razze e cammini. C’era un matrimonio perfetto tra la filosofia di Monsignor Osório e il modo di essere e di porsi dei cittadini di Quelimane! Le carovane arabe sono passate di qui, incrociandosi con quelle europee. Non è un caso, infatti, che il fiume che bagna Quelimane si chiami Rio dos Bons Sinais (trad. Fiume dei Buoni Segnali), nome datogli dal grande navigatore Vasco da Gama. Fu a Quelimane che Vasco da Gama ebbe la “conferma” di essere sulla rotta giusta per l’India! È una città pacifica, ambita dai politici per il fatto di essere il capoluogo di una provincia ricca che, prima dell’indipendenza, era la perla del Mozambico, arrivando a produrre oltre il 35% del Pil nazionale. Le grandi compagnie come la Companhia da Zambézia, Boror e Madal avevano creato una società capitalista e una classe media multietnica che il partito al potere, dopo l’indipendenza, ha visto come un cattivo esempio. Quel modus vivendi basato sulla confluenza e sulla miscellanea era l’esatto opposto del tipo di società che si intendeva impiantare: il socialismo. E la Zambezia è crollata. Di conseguenza, anche Quelimane non ha resistito all’impatto di ciò che l’inno nazionale proclamava, ovvero che “il Mozambico sarebbe stato la tomba del capitalismo”. Così è stato distrutto il sistema produttivo esistente nella provincia, ma sfortunatamente non si è riusciti a implementarne uno nuovo! Oggi Quelimane è il ritratto di una città sospesa tra due mondi: un passato glorioso e un presente esitante. È una città portuale il cui porto è paralizzato da superiori interessi statali.
Prima di diventare sindaco, lei ha lavorato con Amnesty International a Londra. Qual è la sua opinione sulla questione dei diritti umani in Mozambico?
Sono entrato in politica perché non mi rassegnavo al sottosviluppo della mia terra, e anche perché non concordavo - e continuo a non concordare - con la filosofia dominante basata sull’esclusione e sul disprezzo dei diritti umani. Le forze di polizia, alla luce della Costituzione, dovrebbe difendere i cittadini. Ma in Mozambico esistono cittadini di prima, di seconda e di terza classe. Quelli di prima classe appartengono al partito al potere. Quelli di seconda sono coloro che alimentano la macchina del partito, volontariamente o per estorsione! La terza classe è composta dalle varie élite che per sopravvivere devono pagare tributi al sistema installato. Quelli di quarta classe sono coloro che portano avanti opzioni filosofiche distanti dallo status quo. Gli avversari politici, l’opposizione, qui vengono visti come un ‘nemico’ da abbattere, come dimostrano i numerosi omicidi perpetrati dal sistema che la giustizia non riesce a punire, persino quando ne viene provata la complicità. Penso ai casi degli assassinii di esponenti politici, sindacalisti, giornalisti.
Qui in Italia, Padre Osório considerava prioritari i temi della fraternità e dello scambio. Come sindaco, anche lei è impegnato su questi fronti. Sarebbe possibile avviare una qualche forma di gemellaggio o di scambio tra Treviso e Quelimane?
Posso confermare che nel corso della nostra conversazione del 6 maggio scorso avevamo parlato anche di questo. Eravamo rimasti d’accordo nel creare le condizioni per concretizzare questa cooperazione! Anzi, condividerò con lei l’ultimo messaggio che Monsignor Osório mi ha inviato quando è tornato da Beira. Sarebbe un modo per onorare la memoria di un Vescovo che amava Treviso e amava altrettanto Quelimane, la sua nuova casa!



