martedì, 16 aprile 2024
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La battaglia di Nice

Trentaduenne attivista dell’etnia Maasai, è stata inserita dal settimanale Time tra le 100 persone più influenti del pianeta, per la sua azione, assieme all’ong Amref, per eliminare le mutilazioni genitali femminili. In Kenya, ha raccolto i primi risultati

Le mutilazioni genitali femminili (mgf) sono una pratica che comporta l’alterazione dei genitali femminili, per ragioni non mediche. Nel 2015, le mgf sono state incluse negli Obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 nell’ambito dell’obiettivo 5.3, che richiede l’eliminazione di tutte le pratiche dannose. Sebbene siano internazionalmente riconosciute come violazione dei diritti umani e messe al bando dall’Onu nel 2012, si calcola che siano circa 68 milioni le ragazze in tutto il mondo che rischiano di subire questa pratica, prima del 2030.

La mgf viene praticata principalmente in circa 30 paesi dell’Africa e del Medio Oriente, ma anche in alcuni Paesi dell’Asia e dell’America Latina e tra comunità provenienti da queste regioni.

A livello globale, si stima che 200 milioni di ragazze e donne convivano attualmente con una qualche forma di mgf. Sebbene la pratica stia diminuendo nella maggior parte dei Paesi in cui è prevalente, in buona parte di questi c’è un alto tasso di crescita della popolazione, il che significa che il numero di ragazze sottoposte a mgf continuerà a crescere, se le azioni per l’abbandono della pratica non si rafforzeranno. Per promuovere l’abbandono di questo rituale culturale e sociale - che precede la diffusione del Cristianesimo e dell’Islam e ha un effetto devastante sul corpo, sui diritti e sul resto della vita delle ragazze - l’ong Amref propone il “rito di passaggio alternativo”. L’antico rituale dei Maasai, comune ad altri popoli nomadi e semi-nomadi, non è stato modificato, se non nell’eliminazione della mutilazione cui venivano sottoposte bambine e ragazze.

Qualche giorno fa (6 febbraio) si è celebrata la Giornata mondiale contro le mutilazioni genitali femminili, una ricorrenza istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, tramite la risoluzione numero 67/146 del 20 dicembre 2012.

Per parlare delle mgf abbiamo raggiunto ai piedi del Kilimanjaro la trentadueenne attivista Maasai Nice Nailantei Leng’ete. Nata in una tribù di pastori e cresciuta in un villaggio rurale, all’età di 9 anni, dopo essere rimasta orfana, è fuggita dalla zia per non essere sottoposta alla mutilazione genitale, come è da tradizione nel popolo Maasai. Ha pubblicato nel 2021 il libro “Sangue: la storia della ragazza Maasai che lotta contro le infibulazioni”.

Come scrisse il settimanale Time nel 2018 dopo averla proclamata una delle 100 persone più influenti del pianeta: “Le mutilazioni genitali femminili e i matrimoni precoci e forzati, in Africa, avranno fine grazie a persone del calibro di Nice”. Oggi Nice è portavoce di un’importantissima campagna umanitaria per Amref Health Africa, che ha l’ambizioso obiettivo di abolire le mutilazioni genitali femminili entro il 2030.

Nice, perché questo cambio di passo è fondamentale per una nuova dignità delle donne nelle culture tradizionali come quella Maasai?

Il cambio di passo è cruciale, perché le donne e le ragazze Maasai sono state a lungo esautorate e private di voce, a causa della natura patriarcale della comunità che vede gli uomini dominanti sulle donne. Nella comunità Maasai, ad esempio, le donne sono considerate “bambine” e quindi hanno uno status inferiore nella società, non possono possedere proprietà, prendere decisioni, anche sul proprio corpo, e sono sottoposte a violenze fisiche e sessuali, tra cui matrimoni forzati per le ragazze, mgf e percosse come forma di disciplina.

Qualcosa sta cambiando?

Negli ultimi anni, il fenomeno del cambiamento climatico ha modificato i ruoli di genere, e le donne hanno assunto per lo più il ruolo svolto dagli uomini dopo le frequenti siccità, perché gli uomini non possono sopportare la pressione della perdita del bestiame, e quindi scappano dalle case, e aumentano i conflitti per le poche risorse. Nei casi in cui le fonti d’acqua si esauriscono, le donne e le ragazze devono percorrere lunghe distanze a piedi per cercare l’acqua e le ragazze hanno meno tempo per andare a scuola. I ragazzi sono stati valorizzati nella comunità e hanno avuto la meglio a scapito delle ragazze, alle quali sono state negate molte opportunità. Il cambiamento è inevitabile per ripristinare la dignità delle ragazze e delle donne Maasai e dare loro voce per essere responsabilizzate.

Le tradizioni continuano, però, a resistere?

All’interno della società Maasai è l’uomo l’unità fondamentale. Il matrimonio continua a essere combinato dalle famiglie degli sposi e la donna viene “comprata” in cambio di mucche in base alla sua bellezza. Una pratica profondamente radicata nelle tradizioni, che segna il passaggio dall’infanzia all’età adulta, è la mutilazione genitale nelle giovani donne, molto dolorosa e che può portare perfino alla morte.

Che cos’è il “rito di passaggio alternativo” proposto da Amref per salvaguardare le tradizioni e il passaggio alla vita adulta delle ragazze?

Il rito di passaggio alternativo (arp) è un “processo” in cui le ragazze non tagliate vengono identificate dalla comunità dopo aver accettato che non siano sottoposte a mgf. Il percorso prevede che le ragazze siano sottoposte a una formazione sulla salute e sui diritti sessuali e riproduttivi, sulle abilità di vita, sul valore dell’istruzione per infondere autostima e fiducia in se stesse e che siano culturalmente accettate e benedette dagli anziani della comunità, per la loro istruzione e non per l’escissione genitale. La benedizione culturale, in modo tradizionale, dà alle ragazze il mandato di essere sposate come donne senza il “taglio” una volta completata la loro istruzione. L’istruzione è l’arma migliore per contrastare le mutilazioni genitali femminili e per rendere le ragazze consapevoli dei diritti di cui godono e delle conseguenze gravissime e i rischi che tali pratiche portano con sé.

Cosa succede nei villaggi?

Le comunità Maasai in Kenya e nelle zone meridionali della Tanzania praticano la mgf come rito di passaggio che permette alle ragazze di diventare donne dopo il taglio. L’arp permette alle ragazze di diplomarsi con una cerimonia tradizionale e di ricevere la benedizione degli anziani. Valorizza gli aspetti positivi della cultura Maasai ed elimina solo la parte dannosa del taglio. L’intera comunità partecipa, con la partnership dei leader politici, per garantire l’appropriazione del processo. Di solito, dopo la cerimonia arp, le ragazze vengono seguite per evitare che ricadano in queste pratiche, grazie a una struttura di protezione dell’infanzia istituita nella comunità, durante il processo di preparazione. Anche i ragazzi adolescenti vengono formati, per garantire che sostengano le ragazze nell’istruzione e che non si lascino influenzare dalle pratiche.

In Kenya la mutilazione è illegale dal 2011. E’ cambiato qualcosa?

Sì, c’è un enorme sforzo per far rispettare la legislazione da parte del Governo, compresa l’adozione della politica da parte di alcune contee che praticano la mgf, come le contee di Kajiado e Narok. Attualmente sono 22 su 47 le contee del Kenya in cui le comunità praticano le mgf. Il Governo nazionale ha emanato una direttiva attraverso il ministero degli Interni e il coordinamento a livello locale, secondo cui i capi devono garantire che non si verifichino mutilazioni, che tutte le bambine vadano a scuola e che i responsabili vengano denunciati. In alcune contee I dipartimenti di genere hanno iniziato ad attuare la politica a livello di circoscrizione e a influenzare i responsabili politici locali per l’applicazione della legge. Questo ha visto un leggero calo delle pratiche di mgf secondo l’indagine dell’Ufficio nazionale di statistica (Knbs, 2022).

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