Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
Una nuova mappa del mondo, la scelta dell’Onu “premia” Africa e Sudamerica
Passata quasi in sordina sui principali organi di informazione, una decisione di portata storica ha recentemente attraversato il Palazzo di Vetro. L’Assemblea generale ha, infatti, approvato una risoluzione che invita la comunità internazionale a superare progressivamente la tradizionale carta di Mercatore, promuovendo l’adozione di una rappresentazione ben più fedele delle reali dimensioni territoriali del pianeta. Non si tratta di un semplice formalismo tecnico: con questo atto, le Nazioni Unite hanno riconosciuto e tentato di porre rimedio a un’ingiustizia secolare di matrice coloniale, che per generazioni ha penalizzato l'Africa e il Sud globale, relegandoli anche visivamente ai margini della percezione geopolitica mondiale.
La fine del dogma di Mercatore e la rivincita del Sud globale
Per circa 450 anni la percezione dello spazio planetario è stata plasmata da una visione eurocentrica e marittima che ha condizionato non soltanto la navigazione, ma le traiettorie culturali ed egemoniche dell’Occidente. Questo paradigma ha subito una scossa decisiva il 4 settembre scorso, quando l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato a schiacciante maggioranza la risoluzione GA/12779, denominata “Correggere la mappa”, che promuove l’abbandono graduale della celebre proiezione di Mercatore. Promossa dal Togo e sostenuta con fermezza dall’Unione Africana — che la aveva già fatta propria lo scorso febbraio —, l’iniziativa mira a sanare un’imponente distorsione spaziale: la narrazione cartografica dominante ha ritratto per secoli il continente africano come un’entità equivalente alla Groenlandia, laddove la sua superficie reale risulta circa quattordici volte maggiore. Allo stesso modo, l’Europa è stata storicamente raffigurata con dimensioni superiori a quelle dell’America Meridionale, mentre nella realtà fisica occupa un’estensione territoriale pari alla metà di essa.
L’adozione formale della proiezione Equal Earth non costituisce un mero aggiustamento grafico, bensì un atto ad alta intensità politica. Sebbene la delibera dell’ONU non rivesta un carattere prescrittivo né giuridicamente vincolante per gli Stati membri, essa segna un momento di svolta nel processo di decolonizzazione delle mappe mentali. Il movimento globale #CorrectTheMap, nato nel contesto delle battaglie comunicative sul web, ha sottolineato come la capacità inclusiva del continente africano permetterebbe di ricomprendere al proprio interno Stati Uniti, Cina, India, Giappone, Messico e la quasi totalità dell’Europa, mantenendo un margine ulteriore di superficie libera. Questa palese discrepanza visiva non rappresenta un banale errore di calcolo, ma un preciso impianto narrativo che ha ridimensionato il peso specifico delle nazioni prossime alla fascia equatoriale.
La grammatica del potere
La cartografia e la toponomastica costituiscono da sempre dispositivi primari per l’esercizio della sovranità e per l’appropriazione simbolica delle coordinate terrestri. L’atto di nominare e delimitare i territori risponde a precisi disegni di controllo geometrico e politico. La recente tendenza alla ridefinizione dei toponimi su scala continentale — come le pressioni registrate sul quadrante americano per rinominare il Lago Ontario in “Lago d’America” o la ridenominazione del Golfo del Messico in “Golfo d’America” rivendicata per gli utenti statunitensi dal presidente Trump — dimostra quanto la geografia sia tutt’altro che neutrale.
Ideata dal cartografo fiammingo Gerhard Kremer - italianizzato in Gerardo Mercatore - nel 1569, la classica proiezione cilindrica fu concepita con il fine pratico di tracciare le rotte per la navigazione con la bussola, rappresentando i meridiani come linee rette. Nell’epoca dell’espansione coloniale europea del XVIII secolo, tale modello divenne il punto di riferimento imprescindibile per le cancellerie diplomatiche, le istituzioni statali e gli ordinamenti scolastici occidentali. Proiettando la sfera terrestre su una superficie piana, la formula di Mercatore dilata tuttavia in misura esponenziale i territori man mano che ci si avvicina ai poli. Tale distorsione ha accentuato il ruolo visivo dell’emisfero settentrionale, alimentando una corrispondenza implicita tra estensione grafica e rilievo geopolitico.
Nel corso del Novecento, l’utilità di Mercatore per il tracciamento delle rotte marittime è andata progressivamente declinando con l’avvento dei sistemi satellitari e del Gps. Ciò nonostante, il modello ha vissuto una seconda e massiccia diffusione nell’era moderna attraverso il coordinamento degli algoritmi della rete. Le maggiori piattaforme digitali e di navigazione interattiva — tra le quali Google Maps, Apple Maps e MapQuest — hanno integrato varianti derivate da Mercatore nei propri standard di rendering. La costante fruizione di queste mappe digitali ha finito per radicare un’immagine distortamente gerarchizzata del pianeta, nella quale la posizione centrale o periferica dei Paesi viene recepita in base alla loro ingannevole scala dimensionale.
Non solo preferenze di proiezione
Il modello Equal Earth rappresenta una proiezione cartografica del planisfero secondo la prospettiva pseudocilindrica a pari area per le mappe del mondo, sviluppata congiuntamente dai cartografi Bojan Šavriè, Tom Patterson e Bernhard Jenny che si sono ispirati alla proiezione di Robinson del 1963. È stata creata per offrire un’alternativa alla proiezione di Peters del 1973 (ispiratosi alla proiezione di Gall del 1855) - adottata da alcune organizzazioni, scuole e gruppi socialmente impegnati per ragioni di equità – volta a rappresentare i paesi in via di sviluppo ai tropici e i paesi sviluppati al nord con proporzioni corrette ma che non tiene conto della forma sferica della Terra.
Una curiosità: per la Nasa si tratta della migliore rappresentazione cartografica disponibile tant’è che, già da qualche anno, la sta utilizzando per le sue carte delle temperature del pianeta.
La mappa mentale di domani: sfide fisiche e prospettive geopolitiche
Il passaggio a un’effettiva parità rappresentativa solleva interrogativi circa i tempi e le modalità con cui l’innovazione cartografica penetrerà nella prassi diplomatica, nella sfericità dei sistemi informativi geografici e nei programmi di formazione didattica. La risoluzione adottata dal Palazzo di Vetro con 164 voti favorevoli contrapposti al solo voto contrario degli Stati Uniti e alle sei astensioni di Ucraina, Estonia, Georgia, Moldavia, Serbia e Lituania evidenzia una spaccatura diplomatica sottile ma rilevante. Per le potenze occidentali, il legame con la cartografia tradizionale riflette un’inerzia strutturale, mentre per le economie emergenti del Sud globale la mappa cartacea e digitale è divenuta un terreno centrale per riaffermare il proprio peso specifico nel sistema internazionale.
L’impatto della proiezione Equal Earth sulla percezione collettiva rimarrà un processo graduale. Come evidenziato nell’intervista pubblicata sul numero della Vita del popolo di questa settimana da Bernhard Jenny, cartografo della Monash Università di Melbourne (Australia) e co-creatore della nuova proiezione, la prolungata contrazione dell’immagine dell’Africa ha storicamente contribuito a ridurne la centralità nei media internazionali, nella didattica e nei processi decisionali globali. Sebbene la proiezione di Mercatore conservi una validità circoscritta in specifici ambiti d’analisi e per determinate applicazioni tecniche, la progressiva affermazione di Equal Earth costituisce un tassello cruciale nella riscrittura degli equilibri simbolici globali. Restituire la corretta proporzione metrica alle masse continentali equivale, in ultima analisi, a ridefinire lo sguardo con cui il pianeta osserva e interpreta se stesso.



