venerdì, 15 maggio 2026
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2mila giovani hanno lasciato la Marca nel 2024: “stipendi troppo bassi”

Sono soprattutto laureati, le mete preferite sono Europa (Germania in particolare) e Australia. Per il Cnel, il capitale umano perso dal Veneto tra il 2021 e il 2025 è di 14,8 miliardi di euro

Tutti i Paesi europei cercano di trattenere i propri giovani, in questo momento storico. La demografia è critica per tutti e si vogliono salvare le competenze nazionali, avere giovani in grado di custodire il patrimonio tecnico, sociale e culturale.

C’è chi riesce meglio, la Germania e i Paesi Bassi, e chi meno bene, come Spagna e Portogallo. Chi invece non ci riesce proprio: l’Italia. È il fanalino di coda e, in coda al fanalino, al terzultimo posto c’è la provincia di Treviso stando ai dati del 2024 elaborati dalla Cna (Confederazione nazionale artigiani) Unimpresa Treviso.

Aggregando i dati dell’Istat con quelli dell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) si parla di circa 2 mila giovani trevigiani che hanno lasciato la provincia, solo nel 2024. L’Europa e, in particolare, la Germania tra le mete preferite, ma una quota molto consistente se ne va in Australia, dove abbiamo una florida colonia di ex migranti del secondo dopoguerra che funge da base per queste migrazioni. Laggiù, gli stipendi sono consistenti, si può restare a tempo limitato ma ci sono impieghi che fruttano molto bene, tanto da potersi permettere, dopo alcuni anni, l’acquisto di un locale pubblico in Italia.

Leggendo il rapporto del Cnel del dicembre 2025 si stima che il capitale umano perso dal Veneto tra il 2021 e il 2025 sia di almeno 14,8 miliardi.

Per Treviso, si tratta di laureati e professionisti. Le nostre università preparano bene, in particolare in Economia o, come la chiamano all’estero, “Business administration”. L’Università Ca’ Foscari Venezia, nata nel 1868 come Scuola superiore di Commercio, fu la prima scuola superiore di commercio in Italia e una delle prime in Europa dedicate specificamente agli studi economici, commerciali e linguistici. Vicino a Treviso, c’è Scienze economiche e statistiche di Padova e poi molti studenti riescono ad entrare alla Bocconi o alla Cattolica.

“Appena arrivato a Londra, grazie agli stage che avevo fatto all’università e ai rapporti internazionali di Venezia, non ho faticato a trovare un primo impiego alla City di Londra”, racconta Giorgio, di Treviso. “Prima ho fatto uno stage nel settore dell’editoria in Italia - ricorda Beatrice di Montebelluna -, circa un anno, poi ho trovato una piccola casa editrice a Berlino che mi ha assunto, anche se il mio tedesco era ancora lacunoso”.

Eppure, il saldo occupazionale in Veneto continua a essere positivo. L’Agenzia Veneto lavoro della Regione ha registrato a Treviso un aumento di 4.700 posti di lavoro. Quello che emerge dalla ricerca della Cna è l’incapacità di trattenere i giovani qualificati. L’aumento del 417 per cento dei giovani trevigiani che vanno all’estero dal 2011 fa temere una desertificazione del mercato del lavoro nella Marca. Tra il 2022 e il 2024, 13 residenti su mille hanno lasciato il territorio.

I giovani inseriti all’estero - infermieri, tecnici, operatori finanziari, specialisti in export, addetti culturali - lo dicono e lo ripetono da anni. “Non è che all’estero tutto sia più semplice - dice Francesco di Castelfranco, anni di alberghiero alle spalle e il diploma all’Its Academy turismo Veneto -. Spesso, il costo della vita è più alto. Gli amici, la tua famiglia sono lontani. Qualcuno non vede di buon occhio gli stranieri. Tutto questo non compensa il fatto che qui, io sono in Olanda, puoi progettare il futuro da subito: lo stipendio ti permette di accantonare qualcosa e di vivere bene. I servizi sociali ci sono, la famiglia è sostenuta sul fronte dell’accudimento dei bambini. Non devo neppure acquistare l’auto, faccio tutto con i mezzi pubblici”.

In effetti, è difficile proporre a Francesco, uno che ha studiato e conosce bene il suo settore, 1.400 euro al mese, come a un cameriere stagionale a Jesolo. Senza contare l’assenza dei benefit in Italia e il rapporto, spesso duro, con “el paron”.

Poi, magari, questo misero stipendio viene eroso da affitti che in centro a Treviso sono vicini ai mille euro al mese. Devi trovarti una casa in periferia, fare il pendolare. “Il problema della casa e quello dell’emigrazione giovanile sono due facce della stessa medaglia - sottolinea Lucia De Bortoli, presidente di Unimpresa Treviso -. Un giovane che non riesce a sostenere il costo di un affitto non può costruire qui il proprio progetto di vita”.

Cna Unimpresa Treviso propone ai Comuni e alle Istituzioni locali un piano articolato in sei punti: recupero degli immobili sfitti da destinare ai giovani a canone calmierato; fondi rotativi per i depositi cauzionali; agevolazioni Imu per gli affitti concordati agli under 35; tavoli permanenti Lavoro e Giovani; uno sportello unico dedicato; un osservatorio provinciale sull’emigrazione giovanile. Uno sforzo, però, serve anche da parte degli imprenditori. Con gli attuali stipendi non si va da nessuna parte.

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