giovedì, 05 novembre 2026
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76° Giornata del ringraziamento: una testimonianza dalle nostre terre

Chioggia e il territorio del Delta ospiterà la 76° Giornata nazionale del ringraziamento tra il 7 e l’8 novembre. A livello locale Mogliano diventa il centro della scena il 15 novembre con oltre 700 soci Coldiretti. La storia di Maurizio Milani e del suo allevamento di maiali

Maurizio Milani è un imprenditore agricolo di Zero Branco. Insieme al fratello Orazio, è titolare della società agricola Milani, azienda suinicola avviata nel 1988, che si occupa di allevamento di scrofe per la riproduzione e di suini da carne. La sede centrale è a Zero Branco; un secondo sito è in Friuli Venezia Giulia, a San Vito al Tagliamento, acquisito oltre vent’anni fa; l’ultimo acquisto è un allevamento a Spresiano, sempre in provincia di Treviso.

Come inizia la vostra storia?

È quella tipica di tante famiglie rurali del nostro territorio. Contadini in regime di mezzadria, nostro padre era il primo di sette fratelli: nel 1954, nel primo dopoguerra, decisero di mettersi ad allevare polli. Costruirono tutto da soli: dai mattoni da tirare su, fino alle gabbie per gli animali (uno zio lavorava da un fabbro, quindi fu relativamente facile). Questo per una quindicina d’anni, fino ai primi ’70, quando il settore cambiò radicalmente. Il passaggio all’allevamento di maiali fu quasi naturale, diciamo che i suini era una passione di casa, erano sempre stati importanti nella nostra economia famigliare. Nel frattempo, eravamo riusciti ad acquistare un piccolo appezzamento nella vicina Mogliano Veneto, nel 1962.

Quando comincia l’attività in cui siete impegnati ancora oggi voi due fratelli?

Nel 1988. Partimmo grazie a un finanziamento dell’allora Comunità economica europea, la Cee, che ci concesse il fondo Primo insediamento, 10 milioni di lire a testa, a me e a mio fratello. Era una formula dell’Europa per sostenere i giovani che decidevano di intraprendere in agricoltura. La pratica ce la curò Coldiretti, organizzazione di rappresentanza alla quale siamo associati da allora; io attualmente sono consigliere provinciale di Coldiretti e presidente di zona per Mogliano Veneto. Oltre ai vari incarichi che rivesto (vicepresidente nazionale di Anas associazione nazionale allevatori suini e componente della consulta nazionale Carni suine di Coldiretti, commissario della Cun commissione unica nazionale come parte venditrice di suinetti), come azienda siamo aderenti al Consorzio del Prosciutto di San Daniele Dop, da oltre 30 anni. Per noi un’appartenenza che ci tutela, anche a livello europeo, grazie a un disciplinare molto rigoroso e attento, che ci fa crescere continuamente in termini di qualità. I nostri maiali sono tutti destinati alla produzione di prosciutti dop e alla filiera collegata.

Quali numeri avete raggiunto come azienda?

In tutto abbiamo circa 2.200 scrofe. L’acquisizione dell’allevamento di Spresiano ci consente ora di chiudere il ciclo produttivo: continuiamo a far nascere i nostri suinetti a Zero Branco e a San Vito, che poi vendiamo ad allevamenti da ingrasso; a Spresiano, invece, ci occupiamo della fase di ingrasso post svezzamento. Attualmente coltiviamo a cereali circa 230 ettari di terreni, fra proprietà e affitto. Rimaniamo di fatto un’azienda familiare, con noi due fratelli, e 25 dipendenti; abbiamo la soddisfazione del passaggio generazionale, dato che lavorano con noi già due figlie e una nipote in fase di avvicinamento. Quando nel tempo, e in momenti particolarmente difficili, ci sono stati investimenti impegnativi e scelte importanti in azienda, abbiamo sempre trovato il supporto e la fiducia degli istituti di credito, che ringraziamo. La passione per il nostro lavoro e la resilienza, sono stati essenziali.

Quale attenzione avete per l’ambiente?

Per noi fare agricoltura è avere rispetto per la natura e per il benessere animale, ma anche per la comunità che ci circonda. Per questo investiamo costantemente nel miglioramento e ammodernamento degli impianti, per ridurre l’impatto dell’attività; a Zero Branco abbiamo anche un impianto a biogas, per la produzione di energia elettrica; i reflui prodotti, sono praticamente inodore. Operiamo nella consapevolezza che l’agricoltore ha un ruolo di alta responsabilità sociale, come controllore e regolatore dell’ambiente.

Quali sono le maggiori difficoltà del settore agricolo che state affrontando?

Come tutti, il forte aumento del costo dei carburanti e delle materie prime, costi che in allevamento sono cresciuti tantissimo e la difficoltà di trovare manodopera specializzata.

A un giovane che volesse intraprendere nel settore primario, cosa consiglierebbe?

La natura è una madre generosa, che alla fine porta sempre il suo frutto. C’è un ritorno all’agricoltura e alla terra, e questo di per sé è un fatto molto positivo. Però, non dobbiamo e non possiamo farlo da sprovveduti: in associazione talora arrivano ragazzi che hanno il sogno di aprire la loro attività, ma sottovalutano la difficoltà, pensano sia tutto facile. L’associazione diventa essenziale in queste fasi, perché ti fa capire la sostenibilità del progetto; ad esempio, oggi conviene investire in business specializzati, come nella frutticultura e nell’orticoltura, anziché nella coltivazione di cereali.

C’è qualche espressione che ricorda con affetto di suo padre?

Lui diceva spesso “Gli uomini si prendono per la parola, gli animali per la cavezza”, a sottolineare l’importanza della parola data. E poi amava ripetere “Siamo nelle mani del Signore”, quel senso religioso di abbandono alla Provvidenza, che ci ricorda il valore cristiano e umano della speranza, ancora oggi così importante.

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