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Aria pulita? Mica tanto: nella Marca ozono alle stelle e trasporto pubblico che arranca
Tra i tanti temi trattati al summit Aria pulita di Legambiente, a Venezia, lo scorso 23 ottobre, ha tenuto banco quello dei trasporti. Dal questionario proposto ai Comuni sopra i 30 mila abitanti emerge un’ottima pianificazione (Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima - Paesc in tutti i capoluoghi e Piano urbano mobilità sostenibile - Pums quasi ovunque, tranne Rovigo), ma un’attuazione a due velocità.
Le colonnine elettriche crescono del 14 per cento - guidate da San Donà di Piave (oltre 67 ogni 10 mila abitanti) e Padova (oltre 20 tra i capoluoghi), con forti rialzi a Chioggia (+74) e Bassano (+40) -, ma la rete resta disomogenea e registra i cali di Rovigo (-14) e Verona (-3,8).
Arranca, invece, il trasporto pubblico locale: calano ovunque i passeggeri, tranne, con una lieve crescita, a Padova e Venezia. Treviso non dichiara il numero di passeggeri, né i chilometri percorsi. I dati, però, si possono recuperare in via ufficiale dall’Istat. Dai 3.113 posti-km del 2019, Treviso è scesa a 2.960 nel 2024: praticamente, il trasporto pubblico è sostenuto dal trasporto scolastico.
Padova è stazionaria grazie all’intervento sulla linea tranviaria. Venezia, che non riesce a far funzionare a regime il suo tram, passa dagli 11.376 posti-km del 2019 ai 9.950 del 2024, resistendo grazie al trasporto acqueo dei turisti. Treviso, insieme a Verona, detiene il primato della lentezza: solo 15 km/h con il bus.
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Francesco Tosato, Legambiente Veneto: “I Comuni facciano di più, la Regione cambi marcia”
“Sull’ozono siamo senza rete”. » categorico, Francesco Tosato, di fronte a un’estate in cui i capoluoghi del Veneto hanno superato i limiti giornalieri tre volte di più rispetto agli scorsi anni. L’ozono è un inquinante secondario: non viene emesso direttamente, ma si forma attraverso reazioni chimiche favorite dall’irraggiamento solare e dalle alte temperature.
“Il problema - spiega Tosato - è destinato ad aggravarsi con estati sempre più lunghe e calde, condizioni che favoriscono la formazione e l’accumulo di questo inquinante. Le conseguenze sulla salute sono serie: l’ozono è associato a patologie respiratorie e più provocare allergie e irritazioni. Pesa anche il modello produttivo della pianura Padana, caratterizzato da un’elevata concentrazione di allevamenti intensivi”.
Trasporto pubblico, perchè non riusciamo a cambiare marcia?
Eppure, è fondamentale non soltanto per ridurre le emissioni inquinanti, ma anche per migliorare la vivibilità delle nostre città. Cresce il fenomeno della transport poverty, la povertà dei trasporti: una condizione che riguarda chi non dispone di alternative concrete all’automobile per raggiungere il posto di lavoro, la scuola o i servizi. Siamo di fronte a una crisi nazionale del trasporto pubblico. I costi di gestione aumentano, mancano gli autisti e le risorse sono insufficienti. Anche quando si procede al rinnovo dei mezzi, spesso non si riesce ad aumentare il numero delle corse.
Ma quanto stanno facendo i Comuni per ridurre gli spostamenti in automobile?
Per ora le pratiche sono ancora poche. Ci sono strumenti che potrebbero essere utilizzati molto di pi˘, ma spesso vengono lasciati sulla carta» il caso dei mobility manager, figure chiamate a promuovere e organizzare gli spostamenti sostenibili. Un discorso analogo riguarda gli energy manager e le politiche per incentivare il lavoro agile. Lo smart working è ancora poco considerato. Bisogna capire come i dipendenti raggiungono il posto di lavoro, e intervenire di conseguenza. Non basta invitare le persone a utilizzare la bicicletta, se poi non si mettono a disposizione infrastrutture adeguate, parcheggi sicuri e spogliatoi.
Qual è il giudizio di Legambiente sulle politiche messe in campo in Veneto per la qualità dell’aria?
Direi che la situazione Ë piuttosto statica. Ci sono alcuni aspetti positivi, ma anche lacune importanti. La crescita delle auto elettriche e alcuni interventi infrastrutturali, come il tram, il filobus di Verona e le opere di efficientamento sostenute anche attraverso il Pnrr, sono segnali incoraggianti. La Regione Veneto deve fare di più sul fronte delle politiche di incentivazione e del coordinamento. Le competenze sono frammentate e si rischia continuamente di assistere a uno scaricabarile su chi debba fare cosa. La qualità dell’aria non può essere una questione demandata al singolo Comune.
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Alessandro Boldo, assessore all’ambiente del Comune di Castelfranco: “Stiamo lavorando su ztl e una diversa mobilità”
Il Comune di Castelfranco Veneto ha aderito per la prima volta all’indagine proposta da Legambiente Veneto. Parliamo di questa scelta con l’assessore all’Ambiente del Comune, Alessandro Boldo, che spiega: “Si tratta di un atto di trasparenza amministrativa, per rendere conto di quello che l’ente ha portato avanti in tema di mitigazione dell’inquinamento atmosferico, lavorando in sinergia con le associazioni del territorio. Dobbiamo segnare l’inizio di un percorso che ha come obiettivo la qualità dell’aria”.
Purtroppo, Castelfranco, nonostante sia una zona di concentrazione di polveri sottili, forse la più critica nel Veneto, non è monitorata da centraline.
Quando c’era una centralina, i dati erano pessimi. Ora abbiamo previsto, in collaborazione con gli enti deputati, un monitoraggio considerando diverse matrici ambientali. Consumo di suolo, criticità idrauliche, qualità degli acquiferi: una campagna di monitoraggio che possa dirci se andiamo nella direzione corretta. Creeremo una nostra banca dati a cadenza semestrale, che dovrà diventare la premessa per gli interventi pubblici.
Dal rapporto emerge che Castelfranco eccelle per piste ciclabili.
Una serie storica che ereditiamo. Bisogna riconoscere che non è sufficiente. Ci vogliono anche altre politiche: zone a traffico limitato, trasporto pubblico locale, la definizione di un Piano urbano della mobilità ciclistica (Biciplan) e di un Piano urbano della mobilità pedonale (Pediplan), che deve essere integrato con le barriere architettoniche.
Non avete aree pedonali né zone a traffico limitato.
A Castelfranco Veneto abbiamo il più grande parcheggio in area storica. Ogni sera, tutti i giorni della settimana, portiamo centinaia di auto a parcheggiare nel centro storico. Il nostro primo pensiero, dunque, è una zona a traffico limitato nel centro. Dovremo ripensare piazza Giorgione, liberarla dalle auto. Sarà una riappropriazione civica. Tutto con gradualità e con politiche integrate, facendo dialogare, in ottica rigenerativa, la piazza con l’area degli impianti sportivi di via Redipuglia, con parco Bolasco e con la zona della casa di riposo.
E per il trasporto pubblico?
Castelfranco Veneto non ha un servizio di trasporto urbano. Con lo spostamento del terminal degli autobus non si passerà più per piazza Giorgione. Mobilità di Marca (Mom) predilige il trasporto scolastico, ma deve riflettere sul trasporto pubblico locale per i Comuni.
Poche, finora, le vostre politiche su mobility manager e smart working.
In campagna elettorale abbiamo insistito sul bike to work (bici per andare al lavoro) e sul lavoro agile in allerta rossa. Ma sono misure tampone: il problema deve essere affrontato in modo integrato, in un’area vasta provinciale, se non addirittura regionale. Ereditiamo gravi handicap. Prima di tutto la mancata realizzazione delle due carreggiate verso Padova, che con la realizzazione della Superstrada Pedemontana veneta (Spv) sono ulteriormente necessarie e che hanno impedito finora di sfruttare appieno la Superstrada. Poi c’è il Sistema ferroviario metropolitano regionale (Sfmr), abbandonato da tempo. Castelfranco Veneto doveva diventare il principale hub di questa rete. Siamo rimasti a metà. Mancano ancora molti lavori, mentre si trattava di un progetto strategico, non solo per noi, ma per tutto il Veneto.



