giovedì, 18 giugno 2026
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Burocrazia e motivi pretestuosi rallentano le energie rinnovabili, anche in Veneto

Secondo il recente rapporto di Legambiente, ci sono ben 108 grandi implianti di rinnovabili bloccati in Italia, di cui 10 nella nostra regione, che risulta sul podio delle regioni negligenti

Mentre petrolio e gas costano più dell’acqua in bottiglia; mentre gli oceani sono attraversati da navi gasiere piene di gas liquefatto da rigassificare a destinazione; mentre il nucleare, anche quello di nuova generazione, per ora è solo una possibilità lontana, in Italia si tira il freno sulle energie rinnovabili. Nel recente rapporto di Legambiente “Scacco matto alle rinnovabili” scopriamo che ci sono ben 108 grandi impianti di rinnovabili bloccati in Italia. Anche il nostro Veneto ha ben 10 impianti bloccati, sul podio delle regioni negligenti.

Diminuisce del 75% il numero di nuovi progetti per energie rinnovabili sottoposti a valutazione di impatto ambientale nel 2025. Dei 1.781 in fase di valutazione, il 70% è ancora in attesa di concludere l’analisi dell’istruttoria tecnica Via-Pnrr-Pniec. Problemi burocratici, frenate dei ministeri competenti, ritardi. Il Ministero della Cultura ne ha 78 fermi, 137 hanno il procedimento in corso alla Presidenza del Consiglio dei ministri.

Eppure, nel 2025 le rinnovabili, per la prima volta, hanno generato più elettricità delle fonti fossili, con 841 TWh/anno, pari al 30,1% dell’elettricità dell’Unione europea, contro gli 809 TWh/anno delle fossili e i 652 TWh/anno del nucleare. In Italia oggi ci sono 2,1 milioni di impianti a energia pulita che nel 2025 hanno prodotto 127,9 GWh, coprendo il 41,1% della domanda elettrica nazionale, su un totale di 311,3 GWh.

A ben guardare, però, si scopre che questo successo è in gran parte dovuto alla Regione Lazio, l’unica ad aver installato oltre la metà del proprio obiettivo al 2030.

Maglia nera per quasi tutte le altre grandi regioni che, mantenendo la media delle installazioni registrata tra il 2021 e il 2025, pari a 4.978 MW, rischiano di raggiungere i propri obiettivi tra 11 anni, con oltre sei anni di ritardo.

C’è un grande problema culturale e, se il sindaco di Terni, in Umbria, ha chiesto la revoca delle autorizzazioni a un impianto fotovoltaico da 11,5 MW, proponendo, invece, la città come sede per un impianto nucleare Smr, a Malo, Vicenza, langue un progetto fotovoltaico da 5,2 MW. Il Comune già in passato si era opposto a un impianto in prossimità del casello della Superstrada Pedemontana Veneta per mettere in alternativa un’attività di fornace. Quello che colpisce in queste posizioni è che il rifiuto è aprioristico: non si tentano nemmeno miglioramenti ai progetti o opere di mitigazione.

Una delle cause più frequenti di blocco è il contrasto tra la normativa nazionale e i regolamenti locali. Un caso emblematico è quello del Comune di Fossalta di Portogruaro, che ha tentato di bloccare due progetti agrivoltaici nelle sue “aree agricole di pregio”. Il Tar veneto ha annullato i divieti, stabilendo che la normativa statale (D.lgs. 199/2021) prevale su quella regionale (L.R. 17/2022) e che i Comuni non possono opporre divieti senza una valutazione concreta dei progetti. La Regione Veneto, con la Dgr n. 358 del 13 maggio 2026, sta avviando la procedura per l’individuazione di “zone di accelerazione” per gli impianti rinnovabili, al fine di velocizzare le autorizzazioni.

L’intervista: “Occorre governare gli investimenti nell’interesse collettivo”

Con Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto, parliamo della frenata nello sviluppo delle energie rinnovabili.

Qual è la situazione in Veneto?

La frenata sulle rinnovabili interessa l’intero territorio italiano. In Veneto, tuttavia, abbiamo anche esempi virtuosi, come l’impianto eolico realizzato a Rivoli Veronese. La Regione deve ancora definire in modo chiaro le aree idonee per le procedure accelerate: generalmente si tratta di aree marginali, superfici già compromesse o capannoni industriali.

Quali territori potrebbero beneficiarne maggiormente?

Una delle aree è certamente il Polesine, un territorio che in passato è stato penalizzato dalle attività di trivellazione e che oggi, con il sostegno della Regione, potrebbe valorizzare l’agrivoltaico e l’eolico offshore.

L’opposizione agli impianti rinnovabili è riconducibile a specifici schieramenti politici?

No, l’opposizione sul territorio è trasversale. Tutte le regioni italiane hanno numerosi progetti bloccati. Nonostante gli appelli lanciati anche dal Presidente della Repubblica, fatica ancora ad affermarsi una vera cultura della transizione energetica.

Si parla a volte di speculazione dietro gli investimenti nelle energie rinnovabili.

Dire che chi investe nel fotovoltaico o nell’eolico sia automaticamente uno speculatore, è una semplificazione pretestuosa. Basterebbe confrontare queste situazioni con le speculazioni che per anni si sono verificate nel settore dei combustibili fossili. Nessuno si scandalizzava, nonostante i profitti enormi generati.

Tuttavia gli investitori perseguono un proprio interesse.

Certamente. Chi investe ha legittimamente in mente un ritorno economico. I suoi interessi non sempre coincidono con quelli del territorio. Proprio per questo il ruolo del pubblico è fondamentale: non si può lasciare interamente questo settore nelle mani dei privati, ma occorre governare gli investimenti nell’interesse collettivo.

Come risponde a chi considera questi impianti un elemento di disturbo per il paesaggio?

In passato non ci siamo opposti alle parabole sui tetti delle abitazioni, né ai ripetitori sulle cime delle montagne. Allo stesso modo abbiamo accettato poli logistici ed espansioni edilizie che hanno provocato trasformazioni molto più pesanti in aree vulnerabili.

Qual è la differenza rispetto agli impianti per le energie rinnovabili?

Oggi questi interventi vanno nella direzione della sostenibilità ambientale e, soprattutto, sono generalmente reversibili. Pochi sanno che, una volta conclusa la vita utile degli impianti, esiste l’obbligo di ripristinare i luoghi. Naturalmente devono essere accompagnati da adeguate opere di mitigazione e schermatura paesaggistica.

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