Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
In duemila a Onigo al funerale di don Lino Bertollo
Si è tenuto giovedì 20 agosto, a Onigo di Pederobba, il funerale di don Lino Bertollo, parroco delle due comunità di Pederobba e Onigo, morto improvvisamente domenica 16 agosto, nel territorio di Quero, mentre era alla guida della sua auto. Grande la partecipazione di fedeli, in chiesa e sul sagrato, nel paese dove il sindaco ha proclamato il lutto cittadino. Un dolore che ha colpito tutte le comunità che don Lino ha servito, e che erano presenti con alcuni fedeli e i loro parroci.
Con il vescovo Michele hanno concelebrato molti sacerdoti, amici e compagni di classe di don Lino, il vicario generale, mons. Mauro Motterlini, il vicario per le Collaborazioni pastorali, don Antonio Mensi, il vicario per il clero, mons. Donato Pavone, il vicario foraneo di Montebelluna, mons. Antonio Genovese, e l’arcivescovo emerito di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, che da rettore del Seminario di Treviso aveva accompagnato don Lino al sacerdozio 28 anni fa. Su invito del Vescovo, proprio mons. Mazzocato ha introdotto la celebrazione: “Porto con me il suo sorriso, buono e aperto – ha detto, ricordando di aver pranzato con don Lino il giorno dell’Assunta, il 15 agosto -. Il suo volto era lo specchio di un cuore buono, perché don Lino era un uomo sinceramente buono. Con l’ordinazione sacerdotale questa sua bontà di cuore era diventata la bontà di un pastore che aveva assorbito i sentimenti sinceri, umili, accoglienti di Gesù, buon Pastore. Possiamo credere che il suo sorriso sia stato ora ricambiato da quello di Gesù, che tanto improvvisamente lo ha invitato a seguirlo per una strada nuova, quella della vita eterna”.
Il vescovo Michele, nell’omelia, ha ricordato le tappe della vita e del ministero di don Lino, sottolineando il dolore di questi giorni. Ne ha tratteggiato quelle caratteristiche che lo hanno fatto amare dalle comunità. Riflettendo sulla profezia di Ezechiele, proclamata nella liturgia della Parola, che preannuncia il dono del Messia, il dono di Cristo (“Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne”). “Chi si lascia trasformare dall’amore di Dio riceve questo cuore nuovo, un cuore che palpita, che si lascia amare e che ama. Un cuore che soffre, anche, che non rimane distaccato come se fosse pietra, un cuore che porta su di sé le gioie e le fatiche di coloro che ama, di coloro ai quali, per amore, si è donato. Questo è il cuore del vero cristiano. Questo il cuore di don Lino. Così lo abbiamo conosciuto, così lo abbiamo vissuto. È questo suo cuore che ci manca, ora – ha detto il Vescovo -. È per questo suo cuore buono, di uomo buono, di buon cristiano, di buon prete che ora soffriamo così tanto. Per questo avete potuto affermare, in uno dei ricordi di questi giorni, che “ci addolora pensare di non aver avuto abbastanza tempo per dimostrargli tutto il bene che meritava. Ma quel bene oggi diventa preghiera, memoria e riconoscenza”.
“Don Lino ha vissuto tutta la sua vita alla ricerca di un amore più grande, ha sentito nel cuore una chiamata che gli chiedeva di più, per ricevere di più – ha sottolineato mons. Tomasi -. Dopo gli studi e un’intensa esperienza di lavoro, a 32 anni entrò in Comunità vocazionale. Nella sua testimonianza data a “Vita del popolo” in occasione della sua ordinazione presbiterale il 23 di maggio, don Lino nel 1998 aveva raccontato: “Avevo già trascorso alcuni anni nel seminario degli Oblati di Maria Immacolata, ma avevo deciso di ritornare in famiglia, convinto che il sacerdozio non facesse per me. Il lavoro mi gratificava: godevo la stima dei miei datori di lavoro, dei colleghi e degli amici... Ma a distanza di tempo, cresceva in me un senso di vuoto. Avevo avuto la pretesa di gestire da solo la mia vita senza considerare Colui che, da sempre, bussava alla mia porta chiedendo di essere accolto come Signore della mia vita. L’incoraggiamento di persone amiche assieme ad una luce e una forza del cuore nuove, mi hanno aiutato a compiere scelte radicali e a ricominciare il cammino di sequela. Per il Signore non è mai troppo tardi”. Ecco la sua esperienza di amore, da allora, per tutta la sua vita. “Per il Signore non è mai troppo tardi”. Il Signore ha bussato alla sua porta, e don Lino ha saputo aprire, lo ha fatto entrare, ha ricevuto il suo amore che ha donato a sua volta senza risparmio.
Mons. Tomasi ha voluto ricordare un altro sacerdote, don Edy Savietto, morto improvvisamente nel dicembre di tre anni fa, compagno di classe di don Lino: “Proprio in quello stesso 1998 veniva ordinato presbitero anche don Edy Savietto che oggi, 20 agosto, avrebbe compiuto gli anni. Lo ricordiamo nella preghiera, assieme ai sacerdoti che, ancora giovani, il Signore ha chiamato a sé”.
Mons. Tomasi ha ricordato don Lino come “uno di quelli che si sono preparati l’abito bello delle nozze, che si è lasciato trasformare e convertire ogni giorno dalla bellezza della Parola dell’amore incondizionato di Dio, e che fa festa ora per le nozze di Dio con il suo popolo, così come continuava ad annunciare, a predicare e, nella sua umanità, a vivere, da autentico uomo di Dio. È l’amore di Dio che ha assunto l’amabilità e la bontà di don Lino e ne ha fatto strumento di annuncio e di ministero presbiterale. È questo l’amore che faceva risplendere il suo ministero. È questo l’amore che egli ha annunciato fino alla fine”.
“Certamente ora è il momento della tristezza – la conclusione dell’omelia del Vescovo -. Ora dobbiamo vivere la mancanza del nostro caro fratello. Accogliamo però il messaggio di tutta la sua vita di prete, accogliamo il fondamento della sua esistenza, accogliamo l’annuncio centrale della nostra fede. Gesù Cristo crocifisso conosce il nostro patire, ma ci apre con la sua Risurrezione la porta della vita che non muore. Egli ci invita alla festa della carità che vince la morte, ci chiede la fiducia di indossare l’abito di nozze, di saper cioè ricevere anche in quest’ora difficile il dono dell’amore, e di donarlo a nostra volta al mondo intero. E questo è l’annuncio della vita di don Lino, accolto dal Cristo nell’eterna festa del Padre”.
Al termine, le nipoti di don Lino hanno ringraziato tutte le persone che sono state vicine alla famiglia in questi giorni, dal Vescovo ai sacerdoti delle parrocchie della zona, dalle comunità che ha servito alle autorità civili e militari presenti. “Abbiamo ricevuto moltissime testimonianze del bene che don Lino ha operato e queste sono state per noi di conforto”.
Mons. Tomasi ha concluso la celebrazione ricordando che lo scorso maggio proprio don Lino ha vestito con gli abiti sacerdotali don Maurizio Castellan, prete novello, originario di Onigo, e ha invitato a pregare per le vocazioni al sacerdozio ministeriale e per tutti i sacerdoti e i diaconi, perché possano sentire l’amore di Dio e del popolo nel loro cammino.
Don Lino è stato, poi, sepolto nel cimitero di Casoni di Mussolente, suo paese natale.



