Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
Sicurezza sul lavoro, paghiamo un prezzo altissimo
Alzi la mano chi ha visto, in un cantiere edile, tutti gli operai al lavoro con il casco regolarmente indossato. Non è una scena così frequente. C’è chi dice che fa troppo caldo, chi non lo sopporta, chi lo ha dimenticato al piano di sotto e chi, semplicemente, ritiene che non serva.
Eppure, il casco è solo uno dei tanti dispositivi di protezione individuale obbligatori. Nei luoghi di lavoro ci sono il Responsabile del servizio di prevenzione e protezione (Rspp), i preposti ai controlli e procedure precise. Ma dimenticanze, superficialità e cattive abitudini continuano a prevalere, nei cantieri, come nelle fabbriche e in molti altri ambienti di lavoro.
Il prezzo di queste leggerezze è, spesso, altissimo. Dall’inizio dell’anno la provincia di Treviso conta già cinque morti sul lavoro. L’ultimo è il drammatico incidente di Giavera del Montello, dove un operaio è rimasto schiacciato in una cava mentre tentava di soccorrere un collega. Prima ancora le tragedie di San Biagio di Callalta, Mogliano Veneto, Conegliano e Castelfranco Veneto-Vedelago.
Veneto sopra la media nazionale
Il Veneto figura tra le regioni italiane con la più alta incidenza di infortuni mortali sul lavoro. La mappa dell’Osservatorio Vega Engineering lo colloca nella fascia rossa, riservata ai territori con un’incidenza superiore del 25% rispetto alla media nazionale, calcolata al 30 aprile 2026 ed esclusi gli incidenti in itinere.
Il bilancio regionale del 2025, confrontato con il 2024, evidenziava già una recrudescenza degli infortuni mortali: le vittime sono salite da meno di cento a 111, dopo che l’anno precedente, per la prima volta nell’ultimo decennio, si era scesi sotto la soglia dei cento decessi.
Crescono anche le malattie professionali, arrivate a 5.990 denunce (+8,7%), soprattutto per patologie del sistema osteomuscolare e nervoso, mentre gli infortuni con menomazioni gravi sono invece diminuiti, passando dai 208 casi del 2022 ai 147 del 2024.
Spiccano over 45 e stranieri
A livello territoriale, gli aumenti più consistenti degli infortuni si registrano a Padova (+6,9%) e Verona (+4%), mentre sul fronte dei decessi spiccano l’impennata di Rovigo, da uno a otto morti, e quella di Vicenza, da otto a diciannove. Le morti bianche colpiscono soprattutto gli ultraquarantacinquenni e quattro vittime su dieci sono lavoratori stranieri, una quota nettamente superiore alla loro incidenza sul totale degli occupati.
Il dato più aggiornato arriva, invece, dal dossier elaborato da Cgil, Cisl e Uil di Treviso e Belluno sui primi quattro mesi del 2026. In Veneto le denunce di infortunio sono aumentate del 3,7% rispetto allo stesso periodo del 2025, passando da 23.350 a 24.220, mentre gli infortuni mortali sono cresciuti del 33,3%, da 27 a 36.
Nella Marca trevigiana le denunce di infortunio sono salite da 4.210 a 4.400 (+4,5%), ma il dato più allarmante riguarda gli incidenti mortali: da uno nei primi quattro mesi del 2025 a cinque nello stesso periodo del 2026, un aumento del 400%. Il rapporto evidenzia inoltre che quasi tre denunce su quattro riguardano lavoratori italiani e che l’incremento maggiore interessa gli over 60 (+16,4%), segnale di una forza lavoro sempre più anziana e più esposta ai rischi.



