Quello italiano è stato un “cammino esemplare della nascita di una democrazia”. Lo ha spiegato, recentemente,...
Società sempre più vecchia: lo dice l’Istat
Presentato il 21 maggio, dal presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, il rapporto annuale 2026 “La situazione del Paese”. Abbiamo analizzato questa fotografia aggiornata delle condizioni economiche, demografiche e sociali dell’Italia. Presentiamo un focus sui temi più critici per il Veneto e le province del nostro territorio.
Demografia: Treviso resiste grazie all’immigrazione
Il dato più interessante della provincia di Treviso è che il saldo migratorio positivo compensa gran parte del deficit tra nascite e decessi, fenomeno che riflette quanto evidenziato dall’Istat per l’intero Paese: senza immigrazione, la popolazione diminuirebbe molto più rapidamente.
In Italia, la popolazione è pari a 58,9 milioni di abitanti, stabile, rispetto all’anno precedente, grazie proprio al contributo dell’immigrazione. La popolazione continua, invece, a ridursi nel Mezzogiorno e nelle aree interne. Le nascite si sono attestate a 355 mila unità, in calo del 3,9 per cento rispetto al 2024, mentre il numero medio di figli per donna è sceso a 1,14, collocando l’Italia tra i Paesi europei con la più bassa fecondità.
Il saldo migratorio della provincia di Treviso è positivo di 2.342 unità, per effetto di 25.217 iscrizioni di residenza nei Comuni della provincia da parte di persone già residenti in Italia, 24.513 cancellazioni di residenza verso altri Comuni italiani, 5.758 trasferimenti di residenza dall’estero e 4.120 trasferimenti di residenza all’estero.
A Treviso la popolazione residente a marzo 2026 è di 878.341 abitanti; circa il 10 per cento, ovvero quasi 90 mila persone, è costituito da cittadini stranieri. Purtroppo, il saldo naturale è negativo di 3 mila unità: i morti superano di gran lunga i nati, che arrivano a soli 5.478. Quest’anno la provincia di Treviso dovrebbe diminuire di circa mille abitanti.
Oltre alla chiusura e alla concentrazione dei plessi scolastici, si registra anche la chiusura di punti nascita, come sta avvenendo a Castelfranco Veneto. Un ospedale che, grazie ad un progetto di finanza, che ha indebitato la Regione e, di conseguenza, tutti i cittadini veneti, aveva dato al territorio una struttura di eccellenza.
A Treviso crescono gli over 65: 217 mila contro i 100 mila under 15, in linea con la media nazionale che vede il 25 per cento della popolazione avere più di 65 anni. Fa sperare Castelfranco Veneto: il saldo migratorio è positivo. A gennaio 2026 la città contava 33.241 abitanti. Rispetto al 2025 la popolazione è aumentata di 36 unità (+0,1%). Nel lungo periodo (2002-2026) si osserva una crescita di 1.730 unità. I residenti di cittadinanza straniera sono 2.775, pari all’8,3 per cento del totale.
Montebelluna è sostanzialmente stabile, ma la componente straniera supera l’11 per cento della popolazione. In diocesi diminuiscono invece Maser, Mussolente, Trebaseleghe, Loria e Riese Pio X, solo per citare alcuni esempi.
Si lavora per più anni, si inizia più tardi
Il Rapporto annuale Istat 2026 evidenzia che nel 2025 il tasso di occupazione ha raggiunto in Italia il 62,5 per cento, il livello più alto mai registrato in Italia, superando di oltre tre punti percentuali il dato pre-pandemia. Nello stesso periodo il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1 per cento, quasi quattro punti in meno rispetto al 2019, mentre il tasso di inattività della popolazione tra 15 e 64 anni è diminuito al 33,3 per cento. Nonostante i progressi, l’Italia continua ad avere il tasso di occupazione più basso dell’Unione europea.
Negativo il dato nazionale riguardo ai giovani: il tasso di occupazione dei 15-34enni nel 2025, si attesta al 43,9 per cento. La condizione dei giovani è in miglioramento. Il fenomeno dei “neet”, coloro che non studiano e non lavorano, è in riduzione, coinvolge il 13,3 per cento dei giovani tra i 15 e i 29 anni.
Questi dati, però, devono essere depurati della variabile demografica. Il dato dell’occupazione cresce anche perché diminuisce la popolazione e, d’altro canto, aumenta il numero dei lavoratori over 65. Calcolando la crescita al netto della demografia, il tasso di crescita dell’occupazione scende allo 0,6 per cento annuo contro il dato Istat dello 0,9 per cento.
Treviso rappresenta uno dei casi più emblematici del paradosso italiano, evidenziato dal Rapporto Istat 2026: mentre la popolazione invecchia rapidamente e l’indice di vecchiaia sfiora i 200 anziani ogni 100 giovani, il mercato del lavoro continua a mantenersi dinamico. Treviso ha un tasso di occupazione attorno al 70 per cento, oltre la media nazionale.
La crescita dell’occupazione, tuttavia, è sostenuta sempre più dalla permanenza al lavoro delle fasce d’età più mature e dall’aumento della partecipazione al lavoro degli over 50. In altre parole, una parte dei risultati occupazionali non deriva soltanto dalla crescita economica, ma anche dalla trasformazione demografica, che sta riducendo il peso delle generazioni più giovani e aumentando quello dei lavoratori anziani. Insomma, Treviso riesce ad avere un’occupazione da primato pur essendo demograficamente più vecchia. Padova, ad esempio, ha un indice di vecchiaia attorno a 185, più basso di quello di Treviso. Ha più disoccupati, ma un mercato del lavoro relativamente più giovane.
Segnali di incertezza dall’export
Nel 2025 il Prodotto interno lordo italiano è cresciuto dello 0,5 per cento, a fronte di una crescita dell’economia mondiale del 3,4 per cento. A sostenere l’attività economica è stato soprattutto il contributo della domanda nazionale, insomma gli italiani hanno, con i loro consumi, aiutato il Paese. Dal lato dell’offerta, sono aumentati il valore aggiunto delle costruzioni e dei servizi, mentre la manifattura ha continuato a mostrare segnali di debolezza. Le esportazioni italiane di merci sono cresciute in valore del 3,3 per cento e l’avanzo commerciale con l’estero ha raggiunto i 50,8 miliardi di euro. L’inflazione, dopo essere scesa all’1,6 per cento, è tornata ad accelerare fino al 2,8 per cento ad aprile, conseguenza della nuova crisi energetica che ha trovato scoperta l’Italia, rimasta indietro sulla tabella di marcia per gli impianti di energia rinnovabile. Fallita la scommessa di puntare sul gas naturale, il combustibile che più risente delle attuali crisi internazionali
Con un’incidenza dell’interscambio sul Pil pari a circa il 73 per cento, contro una media nazionale del 57 per cento, il Veneto si conferma la regione italiana più aperta agli scambi internazionali e la terza per valore delle esportazioni, con circa il 13 per cento del totale nazionale.
In questo contesto, le elaborazioni delle Camere di commercio e di Unioncamere indicano per la provincia di Treviso una crescita molto contenuta, compresa tra lo 0,5 per cento e lo 0,8 per cento. Per di più il 2025 si è chiuso con una lieve flessione delle esportazioni (-0,6 per cento), dopo un anno già caratterizzato dal rallentamento della domanda nei principali mercati europei e negli Stati Uniti. Le vendite all’estero si mantengono comunque nell’ordine dei 15-16 miliardi di euro annui, confermando Treviso tra le principali province esportatrici del Paese.
La limitrofa provincia di Padova presenta invece una struttura economica più diversificata, sostenuta dai servizi avanzati, dalla ricerca, dall’università e dalla logistica. Questa configurazione ha consentito alla provincia di registrare una crescita del Pil stimata intorno allo 0,8 per cento, superiore alla media nazionale. Sul fronte dell’export, Padova ha chiuso il 2025 con 13,5 miliardi di euro di esportazioni, in aumento dell’1,6 per cento rispetto all’anno precedente e in controtendenza rispetto al dato regionale negativo.
Istruzione: Veneto meno attraente
Una nota meno positiva emerge sul fronte dell’attrattività accademica. Il Veneto registra infatti un saldo negativo (-9,2), collocandosi dietro regioni come Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana e Lazio, che presentano invece valori positivi. Spicca in particolare il dato dell’Emilia-Romagna, che raggiunge un saldo di +55,4 punti. A trainare l’attrazione di studenti e ricercatori sono soprattutto l’Università di Bologna, la Sapienza di Roma e i principali Politecnici del Nord.
L’Università di Padova, comunque, mette a segno, tra il 2022 e il 2025, una crescita di studenti provenienti da fuori sede, passando da 18.047 a 19.597 studenti. Si distingue anche per la capacità di attrarre studenti stranieri, circa 3.900, risultando tra i principali atenei italiani dopo il Politecnico di Milano, la Sapienza di Roma e l’Università di Bologna. Gli studenti internazionali rappresentano il 10,5 per cento degli iscritti.
Sul fronte della mobilità nel 2025 il 10,4 per cento di coloro che hanno completato interamente in Italia il proprio percorso formativo, dalla laurea al dottorato, risulta occupato all’estero a distanza di 4-6 anni dal conseguimento del titolo.
A livello nazionale, si registra un aumento dei laureati e delle figure tecniche e specialistiche tra gli occupati, mentre cresce anche l’età media della forza lavoro. In circa un terzo delle regioni il tasso di occupazione supera la media nazionale, ma con una quota di laureati occupati inferiore o, al massimo, allineata alla media italiana. In questo gruppo rientrano le regioni del Nord, tra cui Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Valle d’Aosta e Trentino-Alto Adige.
Diversa la situazione delle regioni del Centro, che presentano contemporaneamente un tasso di occupazione e una quota di laureati occupati superiori o in linea con la media nazionale.
Il Veneto, pur risultando la sesta regione italiana per crescita complessiva dell’occupazione, si colloca invece nelle posizioni di coda per l’incremento degli occupati laureati. La crescita di questa componente nel 2025 rimane infatti inferiore alla media nazionale, evidenziando una difficoltà nel valorizzare pienamente il capitale umano ad alta qualificazione.



