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A Spinea il percorso di ascolto sul bullismo

La prima restituzione si è svolta il 23 giugno nella sede della Scuola professionale Dieffe. Coinvolte scuole, famiglie e studenti

Si è svolto martedì 23 giugno, nella sede della Scuola professionale Dieffe di Spinea, l’incontro aperto alla cittadinanza dedicato alla prevenzione del bullismo, promosso dagli assessorati ai Servizi sociali, Istruzione, Casa e Politiche giovanili della Città di Spinea in collaborazione con l’Università Ca’ Foscari Venezia. L’appuntamento, nato dal lavoro del Coordinamento per la comprensione del fenomeno del bullismo nel Comune di Spinea - che coinvolge scuole, famiglie, associazioni e realtà educative del territorio - ha visto l’intervento del dott. Federico Caldura, dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, preceduto dai saluti istituzionali dell’assessora all’Istruzione, Cultura e Politiche sociali del Comune di Spinea, Loredana Mainardi.

Nel corso dell’incontro - spiega un comunicato dell’Amministrazione comunale - è stata presentata la prima restituzione del percorso di ascolto avviato nei mesi scorsi con docenti, genitori e studenti delle scuole del territorio. Il lavoro, basato su focus group e analisi qualitativa, rappresenta un passaggio fondamentale per comprendere come la comunità educativa percepisce, interpreta e affronta le situazioni legate al bullismo.

Dall’analisi emerge con chiarezza che il bullismo non è vissuto come un fenomeno semplice o immediatamente riconoscibile. Le diverse componenti della comunità educativa utilizzano linguaggi, soglie e criteri differenti per descrivere episodi che possono oscillare tra scherzo, conflitto, prepotenza, esclusione e bullismo vero e proprio. Per questo uno dei primi bisogni emersi è la costruzione di un linguaggio comune, capace di aiutare adulti e ragazzi a riconoscere le “zone grigie” prima che le situazioni diventino più gravi.

Un secondo elemento centrale riguarda il ruolo del gruppo. Il bullismo non è mai solo una relazione tra chi agisce e chi subisce: attorno ci sono spettatori, silenzi, risate, rilanci, paure. Il gruppo può amplificare la prevaricazione o, al contrario, contribuire a spegnerla. Per questo la prevenzione non può limitarsi ai singoli, ma deve coinvolgere la dinamica collettiva e sostenere i ragazzi nel compiere piccoli gesti che cambiano la scena: non ridere, non filmare, non inoltrare, stare vicino a chi è in difficoltà, chiedere aiuto in modo sicuro.

Un capitolo particolarmente significativo riguarda il digitale, che oggi rappresenta uno dei principali luoghi in cui le dinamiche relazionali si amplificano. Video, screenshot, chat e contenuti condivisi possono trasformare un episodio in qualcosa di pubblico, permanente e difficile da contenere. Da qui la proposta di un patto digitale di comunità, semplice e condiviso, che definisca poche regole chiare per studenti, famiglie e scuola, e che aiuti a gestire i primi minuti in cui un contenuto rischia di circolare.

Il percorso ha messo in luce anche la complessità del ruolo delle famiglie, che possono essere risorsa o criticità. Alcune faticano a partecipare, altre intervengono in modo impulsivo, altre ancora vivono difficoltà che rendono più complessa la gestione delle situazioni. La prevenzione, per essere efficace, deve raggiungere tutte le famiglie, non solo quelle già sensibili o presenti.

Un altro nodo riguarda la solitudine dei docenti e la necessità di adulti credibili e riconoscibili. La fiducia dei ragazzi non nasce da ruoli formali, ma dalla percezione che l’adulto sappia ascoltare, non giudicare, non esporre inutilmente e accompagnare nel tempo. Per questo la prevenzione non può dipendere solo dalla sensibilità individuale, ma deve diventare parte di una cultura organizzativa condivisa.

Il documento sottolinea inoltre l’importanza dell’extrascuola: sport, associazioni, spazi giovani e gruppi informali possono essere luoghi di protezione o, se non accompagnati, spazi in cui le stesse dinamiche si riproducono. La comunità educante deve quindi includere anche questi contesti.

In questo quadro, il Comune può svolgere una funzione di regia leggera, facilitando il coordinamento tra scuole, servizi, famiglie e realtà educative del territorio, sostenendo attività accessibili e contribuendo alla costruzione di linguaggi e procedure condivise.

“Questo percorso ci restituisce uno sguardo prezioso sulla vita reale dei nostri ragazzi e sulle difficoltà che docenti e famiglie affrontano ogni giorno - sottolinea l’assessora Mainardi -. Comprendere il fenomeno del bullismo significa riconoscere la complessità delle relazioni, del digitale, dei gruppi e delle fragilità che attraversano la comunità. Come Amministrazione crediamo profondamente nel valore della collaborazione tra scuola, famiglie, servizi e territorio: solo così possiamo costruire una comunità educante capace di prevenire, ascoltare e intervenire con responsabilità e cura”.

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