Dei tanti messaggi di congratulazioni che mi sono arrivati in questi giorni, porto nel cuore, in particolare,...
Asini contro gamberi: gli studenti italiani non migliorano, e la media europea si abbassa
Se c’è una cosa che si impara a scuola è andare alle fonti, non fidarsi della prima impressione, ma verificare andando all’origine, al dato preciso. Così per le scienze si va in laboratorio, per la letteratura e le arti si fa l’analisi del testo o l’analisi dell’opera d’arte. Tutto il contrario di quello che avviene sui social o, purtroppo, su una informazione frettolosa e pronta a sparare il titolo. Così, un po’ tutti siamo stati vittime di un abbaglio e alla pubblicazione del rapporto Ocse-Pisa del 2025 (pubblicato l’8 settembre 2026) abbiamo plaudito alla scuola italiana pensando a un recupero sull’Europa; addirittura, in scienze si è parlato di un punteggio sopra la media europea. Al netto del fatto che questa è una media nazionale e che, storicamente, alcune scuole della Lombardia, Veneto e Trentino, soprattutto licei, hanno valutazioni decisamente sopra la media, la realtà è ben altra. L’Italia, in matematica, resta più o meno là dov’era, mentre Paesi come la Germania hanno un tracollo (in Italia il 68 per cento supera il livello due, mentre la Germania dal 70 scende al 64 per cento). Il grafico dell’Italia, dal 2003 segnala una costante crescita dei livelli di matematica; poi, dopo il picco del 2015 con un punteggio medio di 490, si scende nel 2018 e infine nel 2025 si peggiora rispetto al 2022, pareggiando la media Ocse, solo perché questa è ulteriormente crollata. Nella lettura il calo è meno netto: rispetto ai paesi Ocse, ci fermiamo sotto il punteggio di 480, mentre l’Ocse crolla sotto i 470. Stesso avvicinamento nel punteggio medio di scienze con una significativa differenza: noi saliamo a 483 punti, mentre la media Ocse scende dai 485 punti del 2022 ai 482 del 2025. Per entrambi, però, il confronto con il 2012 è impietoso: avevamo in scienze oltre 490 punti di media e l’Ocse 501. Confrontando l’andamento nel tempo delle differenze tra l’Italia e la media internazionale dei Paesi che hanno partecipato a tutti i cicli Ocse-Pisa, il 2025 è l’unico ciclo in cui non ci sono differenze significative in scienze.
Ma cos’è questo rapporto? Viene redatto dal 2000 e coinvolge gli studenti quindicenni dei paesi Ocse, ovvero i Paesi dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo economico, 38 Paesi con economia di mercato di tutti i continenti. Fotografa in primo piano 760 mila studenti; in Italia sono stati 9 mila, provenienti da 285 scuole. Nel complesso, la rilevazione ha incluso oltre undici ore di materiali di prova relativi a scienze, lettura, matematica e apprendimento nel mondo digitale. Oltre alle prove cognitive, gli studenti hanno compilato un questionario di contesto, della durata di circa 35 minuti, su atteggiamenti, disposizioni e convinzioni, ambiente familiare, esperienze scolastiche e di apprendimento.
L’acronimo Pisa significa Programme for international student assessment (Programma per la valutazione internazionale degli studenti). Analizza le competenze in matematica, in lingua e in scienze. Da una decina d’anni registra un arretramento generalizzato dell’istruzione che è cominciato ben prima della pandemia. L’Italia, forse per demerito altrui, risulta in linea con la media Ocse tranne che nella capacità di affrontare i problemi con le competenze digitali. Desta stupore, in questa edizione, l’arretramento forte di alcuni Paesi europei, mentre stupisce il primo posto occupato dalle regioni della Cina in scienze, nel problem solving computazionale, nella lettura e in matematica. Nella graduatoria generale il primo Paese europeo è l’Estonia.
Sbaglieremmo a leggere questo rapporto come una graduatoria: in realtà, è uno strumento di conoscenza che ci permette di capire dove siamo, quali risultati siamo riusciti a consolidare, quali disuguaglianze persistono e quali nuove competenze dobbiamo rafforzare.
L’indagine ha mostrato che, come negli anni scorsi, i valori di Nord-Ovest e Nord-Est del nostro Paese siano simili. Sud e Isole presentano una differenza, ad esempio in scienze, di 40 punti. Resta invece molto forte la forbice tra studenti liceali e studenti dei professionali. Un fenomeno nuovo è il recupero del Sud, rispetto al Nord; anche in questo caso, però, si tratta di un effetto combinato. La crescita del Sud viene amplificata dalla contemporanea discesa del Nord: in particolare, il Nord-Est perde, negli anni, 37 punti in lettura, 22 in matematica e 17 in scienze. Un fenomeno che colpisce anche il Veneto e che è ancora tutto da indagare.



