venerdì, 03 luglio 2026
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Piave: stop al bacino

Il Consiglio regionale del Veneto dà il via al Tavolo di concertazione straordinario e multidisciplinare dedicato alla sicurezza idrogeologica, all’incolumità pubblica e alla salvaguardia del sito delle grave di Ciano a Crocetta del Montello

Ma cosa deve ancora succedere sul Piave per capire che non c’è tempo da perdere? L’alluvione del 1966, la tempesta Vaia, l’acqua “granda” del 2019, sono solo i disastri più noti. Il Piave è una risorsa per l’acqua che trasporta a valle, soddisfacendo la sete degli uomini e di terre fra le più rigogliose del Veneto; dall’altra parte, il suo regime torrentizio rende costantemente pericolosa l’area. Sappiamo tutto di lui fin dai tempi della Commissione De Marchi del 1966, eppure siamo ancora fermi. Se arrivassero ancora 5 mila metri cubi al secondo d’acqua, sarebbero un proiettile in grado di perforare Ponte di Piave, San Donà e la costa veneziana. Dal 2019, tranne il dibattito tra i cementisti, arginatori e filosofi dell’espansione libera e placida delle piene, non si è mosso nulla. Protagonista quell’assessore ad Ambiente e programmazione per la salvaguardia ambientale della Regione Veneto, Gianpaolo Bottacin, che ha governato il tema nella giunta Zaia.

Lo scorso 10 giugno il Consiglio regionale, su proposta della consigliera Sonia Brescacin, ha approvato una mozione che impegna la Giunta regionale a invitare la Commissaria straordinaria per la realizzazione delle opere di difesa idraulica delle Grave di Ciano, Marina Colaizzi - che ha in mano la progettazione delle casse di colmata di Ciano del Montello, un’opera faraonica che vorrebbe rallentare almeno 35 milioni di metri cubi d’acqua in caso di piena - a valutare l’istituzione di un tavolo di concertazione sulle Grave. Impegni, inviti, a quella che è anche segretaria generale dell’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi orientali, gestisce il bacino e ne progetta il futuro per decisione del Ministro delle infrastrutture, Matteo Salvini, nel 2024.

Intanto chi abita lungo il Piave o che purtroppo ha costruito casa nell’area di espansione delle piene, o chi ha piantato viti di prezioso Glera proprio in quell’area, ogni volta che piove, prega.

Riportiamo in pagina le posizioni di chi è contrario alle casse di laminazione di Ciano. È giusto, però, ricordare le posizioni di chi queste casse le attende, come gli abitanti del Basso Piave. Di chi considera l’approvazione della mozione un ennesimo stop alla ricerca di una soluzione alle esondazioni del Piave. Alberto Teso, sindaco di San Donà di Piave, ricorda che tra Fossalta di Piave e la foce risiedono centomila persone. La Regione Veneto ha già speso 10 milioni di euro per rafforzare gli argini nella zona e altri 15 milioni sono pronti per l’argine sul lato destro. Risuonano durissime le parole dell’ingegner Luigi D’Alpaos, professore di Idraulica, che già nel 2019 affermava: “Soffriamo anche di una politica impicciona che mette alla guida delle autorità di controllo non i più bravi, ma quelli più flessibili, quelli che si adattano ai diktat di chi governa”. Ribadisce anche oggi che chi, poco esperto, si lanci in considerazioni tecniche dovrebbe ritenersi responsabile per eventuali danni futuri: “Spostare sempre in avanti le cose da fare non serve per migliorare le opere, qua si sposta in avanti per far peggio”.

L’intervista alla sindaca di Crocetta del Montello, Marianella Tormena

Marianella Tormena è la sindaca di Crocetta del Montello: praticamente tutto l’intervento per la realizzazione delle casse di laminazione presso le Grave di Ciano insiste sul suo territorio.

Dal Consiglio regionale del Veneto arriva una mozione che invita il commissario straordinario a valutare un tavolo di concertazione sulle Grave e sul progetto.

Ritengo sia un passo importante del Consiglio regionale e della Giunta. Un passo che ha visto il concorso di tutte le forze presenti in Consiglio, all’unanimità. Abbiamo capito che questo progetto è inserito male nella programmazione e che l’opera non è veramente necessaria. Finalmente si cerca di studiare il Piave nel suo complesso e di capire quali possano essere le soluzioni. La mozione invita la Giunta regionale a chiedere all’Autorità di Bacino una rivalutazione della sicurezza idrogeologica, della tutela dell’incolumità pubblica e della salvaguardia del sito delle Grave di Ciano.

Forse si era sottovalutato l’incarico esecutivo assegnato al segretario dell’Autorità di Bacino, poi diventato commissario per la progettazione, da parte del Ministero?

Forse. Ora, però, dalla politica arriva un messaggio chiaro e forte: dedicare una riflessione più approfondita a questo fiume. Lo abbiamo preso in mezzo tra burocrazia e drammatiche esigenze ambientali. È un fiume sfortunato, tra escavazioni, alluvioni ed edificazioni lungo le rive. Su un fiume già in crisi di suo, si vorrebbe operare forse con poco criterio.

Si tratta di un invito, di una sollecitazione al commissario straordinario a valutare meglio il progetto. Nulla di più.

Lei sta progettando a spron battuto. Ciò non toglie che sia un progetto obsoleto, pensato negli anni Sessanta e tradotto in disegni solo negli anni Settanta. Un progetto costoso, mastodontico e non risolutivo. In più distrugge un’area naturalistica straordinaria. Solo per progettare queste casse di laminazione, servono 250 milioni di euro. Per realizzarle un miliardo e 400 milioni. Si immaginano anche due enormi traverse, per trattenere fino a 100 milioni di metri cubi d’acqua. Nel 1966, la portata fu di 5 mila metri cubi al secondo: in due ore si riempirebbero i 35 milioni di metri cubi delle casse, ammesso e non concesso che quella sia la portata massima raggiungibile. Verrebbero realizzati 13 chilometri di argine con massi mastodontici, alti sei metri, tamponati tra loro con della terra. Mi chiedo cosa ne sarà del territorio in riva al Piave, da Bigolino a Vidor, fino a Sernaglia e Moriago. Non dobbiamo pensarci meglio? Serve una commissione e bisogna studiare bene. Qui, a Padova, abbiamo le migliori menti per l’ingegneria idraulica.

Sì, ma che dire ai paesi a sud, preoccupati dalle esondazioni?

Bisogna chiedere interventi mirati e locali. A me sembra che questo progetto sia stato pensato per far ripartire a sud l’edilizia in riva al Piave. Con questa mozione, invece, diciamo al commissario straordinario che la Regione tiene a quest’area e vuole capire meglio che cosa si intende fare. Credo sia un passo avanti rispetto al sostanziale via libera che aveva dato il precedente assessore regionale Gianpaolo Bottacin.

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