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Servizi in 15 minuti a piedi: dovremmo ripensare le nostre città?
Tra i tanti modi con cui potremmo misurare la libertà di una persona - strano ma vero - ci sono anche i passi. Questo, almeno, secondo il modello urbanistico reinterpretato da Carlos Moreno, ricercatore colombiano di fama internazionale, chiamato “città dei 15 minuti”. L’idea è che una cittadina o cittadino possa raggiungere in 15 minuti a piedi (o l’equivalente in bicicletta) dalla propria abitazione i servizi essenziali per la propria vita. Per molti, è un fatto di giustizia urbana, perché così si garantirebbe a tutte e tutti la possibilità reale di vivere una vita piena, e di conseguenza la libertà di poter restare dove si è.
In Italia, questo modello è studiato e misurato dal Centro Studi delle Camere di commercio Guglielmo Tagliacarne, con il progetto Urban Pulse 15®, che analizza domanda e offerta di servizi di prossimità tramite la stima di indicatori micro-territoriali di accessibilità ai servizi che incarnano l’ideale della “città dei 15 minuti”.
Sul tema e sui dati 2025 raccolti relativamente a cinque città della diocesi di Treviso (Treviso, San Donà, Mirano, Camposampiero e Castelfranco) abbiamo chiesto un commento ad Alessandro Minello, docente del dipartimento di Economia dell’Università Ca’ Foscari.
“Si tratta - ci spiega - di una riorganizzazione della città per microambienti. I 15 minuti sono intesi come punto di riferimento medio: si può pensare anche a soluzioni di 30 minuti, ma il punto è ripensare i luoghi urbani come insieme di luoghi con tutti i servizi di cui abbiamo bisogno”.
La studiosa Elena Granata osserva che, per essere davvero “giusta”, anche chi lavora in questi servizi dovrebbe poterci abitare alla stessa distanza, quindi il tema abitativo è centrale. Qualcuno osserva che il modello corre il rischio di gentrificazione, con riqualificazioni che possono far impennare i prezzi delle case, spingendo via i residenti storici. C’è inoltre chi paventa il rischio della creazione di disparità tra zone. Sono rischi reali?
Sicuramente, la mobilità è un tema importante all’interno di questo modello, perché dove c’è un trasporto urbano efficiente, con adeguati collegamenti tra le zone della città, questo rischio è scongiurato. Il punto d’incontro tra le diverse visioni è trovare una riorganizzazione tale per cui chi vuole spostarsi può farlo e ha i mezzi per farlo, chi invece vuole avere i servizi essenziali “sotto casa” ce li ha.
Si potrebbe pensare che questa teoria possa funzionare solo nelle grandi città, si è parlato molto di Parigi, eppure il Centro studi Tagliacarne ci racconta che in Italia ci sono zone dove esso funziona, ad esempio la provincia di Andria-Barletta-Trani, Cagliari, Foggia...
La dimensione della città è importante per alcune infrastrutture, perché, per esempio, richiede una soglia attorno ai 300 mila abitanti affinché l’implementazione di quei servizi (penso al trasporto) sia sostenibile anche a livello di costi. In generale, però, il tema si può applicare con i dovuti distinguo a tutti i luoghi: si tratta di passare da una città che ha un centro che vede concentrati tutti i servizi e una periferia “dormitorio” in cui sono pressoché assenti, a una città che vede una popolazione diffusa con una serie di “cerchi” di 15 minuti di percorrenza in cui sono contenuti tutti i servizi.
La provincia di Treviso si colloca in una posizione “imbarazzante”: 100° su 108, con il 22,4% della popolazione che può raggiungere i servizi essenziali in 15 minuti. Altre città della zona (Pordenone, Rovigo e Udine) ci seguono a ruota. In generale, il Nord-est si colloca in fondo alla classifica. Come mai?
La politica urbanistica dei nostri territori, adottata decenni fa, ha consentito la proliferazione sparsa di abitazioni, mentre sulla distribuzione commerciale è prevalsa una politica di zonizzazione, modello che fa sì che la presenza di determinati servizi non sia coerente con il modello dei 15 minuti. In altre parole in provincia, per fare qualsiasi cosa, bisogna prendere l’auto. Poi non ha aiutato il proliferare di insediamenti commerciali della grande distribuzione, che sono in netto contrasto con il modello della città dei 15 minuti. Al sud non ci sono città ricche con una qualità della vita particolarmente elevata, ma godono di un maggiore equilibrio e connessione delle persone nel territorio.
Approfondiamo la situazione città per città, chiedendo un commento sui dati raccolti alle rispettive Ascom, poiché la possibilità di acquisto è uno dei sei parametri d’indagine. Come rilevato anche da Minello, il crollo generalizzato del commercio di prossimità va in direzione opposta rispetto al modello della “città dei 15 minuti”.
Approfondimenti città per città su La vita del popolo dell’11 ottobre 2026



