Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
A Nervesa lo Scudo blu nei monumenti da salvaguardare da ogni distruzione
“A Nervesa c’è una croce...”: oggi possiamo aggiungere che Nervesa della Battaglia è scudata e lo ha fatto proprio, ironia della sorte, nel primo giorno della guerra in Iran, sabato 28 febbraio.
Due anni di lavoro premiati con altrettanti Scudi blu in un solo giorno a villa Volpato Panigai, sede municipale, e all’Abbazia di Sant’Eustachio che ora vengono accostate al Castello Sforzesco, al Colosseo, alla reggia di Caserta, tanto per rimanere in Italia.
La presentazione ufficiale in municipio si è tenuta alla presenza degli amministratori, del consigliere provinciale Claudio Sartor, di rappresentanti della Croce rossa italiana, associazione promotrice della campagna nazionale.
La presidente del Comitato di Treviso Cri, Simona Cardarelli, e il vice Cri del Veneto, Andrea Bortolotto, hanno illustrato la diffusione nazionale degli Scudi blu, evidenziando che, nella Marca, il Comune montelliano viene soltanto dopo Treviso, dove l’emblema è esposto da meno di un anno al Museo di Santa Caterina, ex chiesa tre-quattrocentesca.
Lo Scudo blu è un simbolo internazionale che segnala i beni da salvaguardare da distruzioni in tempo di guerra, da danneggiamenti in qualsiasi momento, siano essi dovuti a vandalismo o all’incuria. E ci sovviene la devastazione quasi totale proprio della seicentesca villa Volpato Panigai, affrescata da Tiepolo, che la grande guerra ha raso quasi completamente al suolo. Gli affreschi erano già stati venduti e ora si trovano a Berlino.
L’intero paese, all’epoca, era diventato un deserto di macerie: al suolo case ville e chiese, sfollate le genti in attesa di ritorno per ricominciare. E il palazzo comunale è stato ricostruito nel rispetto della struttura iniziale. Ora è patrimonio scudato: quel suo Scudo blu sulla parete dell’atrio alza il dito perché nessuno tocchi la memoria. Commosso il gesto della sindaca, Mara Fontebasso, nel liberarlo dal velo che lo copriva.
Dal Municipio si è passati, poi, all’Abbazia, fondata intorno al mille, centro culturale di rilievo all’epoca di monsignor Giovanni Della Casa e sopravvissuta a innumerevoli vicissitudini, non al fuoco nemico. Mai più: lo dice la Convenzione dell’Aja del 1954, che negli articoli dal 2 al 6 difende i patrimoni di valore permettendo (articolo 5) di identificarli con lo Scudo blu. Qualche speranza che funzioni c’è, se pensiamo che 135 Paesi l’hanno firmata: il mondo intero dovrebbe sapere, dunque, cosa fare di fronte a un patrimonio scudato. Eppure, continuiamo a vedere ogni giorno la sopraffazione della forza sul diritto, muscoli che hanno colpito da Palmira al museo di Baghdad, ai Budda dell’Afganistan e, oggi, dal patrimonio ucraino a quello iraniano o dell’Impero achemenide, quello di Ciro, per capirci.
Ma, se “il danno ai beni culturali di un popolo è un danno al patrimonio dell’Umanità”, allora salvarlo diventa un dovere condiviso.
In questo senso Nervesa, dopo il lavoro certosino fianco a fianco con Croce rossa e Anci (Associazione nazionale Comuni) ha posto la propria pietra d’angolo con gli Scudi blu, segno di civiltà e responsabilità.
Il risultato di quest’opera proficua va spiegato alla popolazione, perché se lo merita e perché si stringa ai suoi simboli di comunità.



