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Castelfranco: punto nascite verso la chiusura, cresce la preoccupazione

Il dibattito politico si è acceso, ma sul territorio prevale un’altra domanda: cosa succederà ai servizi materno-infantili? Ostetriche, pediatri, consultori e percorsi di accompagnamento alla nascita rappresentano un patrimonio costruito negli anni. Molte famiglie temono che tutto il settore sarà indebolito

La possibile chiusura del punto nascite dell’ospedale di Castelfranco Veneto sta diventando uno dei temi più discussi nella Castellana. La struttura, che nel 2025 ha registrato 297 parti, rientra tra i reparti considerati “sotto soglia”, secondo gli standard nazionali. Una condizione che, a livello tecnico, espone il servizio a una revisione ministeriale, come accaduto anche in altri ospedali veneti.

Al di là degli aspetti normativi, ciò che sta emergendo con forza è la preoccupazione del territorio. Il punto nascite di Castelfranco serve infatti un bacino ampio, che comprende i Comuni limitrofi e una popolazione che negli anni ha trovato nel San Giacomo un riferimento di prossimità. La prospettiva di dover spostare le future mamme verso Treviso, Montebelluna o Camposampiero apre interrogativi concreti: tempi di percorrenza più lunghi, maggiore pressione sui reparti vicini, necessità di riorganizzare l’intero percorso nascita.

Secondo le informazioni diffuse dal Consiglio regionale del Veneto e riprese dalla stampa locale, la contestazione ministeriale riguarda quattro punti nascita: Adria, Portogruaro, Valdagno e Castelfranco. Per Castelfranco e Valdagno è stato avviato l’iter che potrebbe portare alla cessazione delle attività entro dicembre 2026. La Regione ha annunciato l’intenzione di confrontarsi con il Ministero, per valutare eventuali margini di flessibilità, ma al momento non risultano percorsi alternativi già definiti.

Nel frattempo, il dibattito politico si è acceso, ma sul territorio prevale un’altra domanda: cosa succederà ai servizi materno-infantili? Ostetriche, pediatri, consultori e percorsi di accompagnamento alla nascita rappresentano un patrimonio costruito negli anni, e molte famiglie temono che la chiusura del reparto possa indebolire l’intera filiera. Anche gli operatori sanitari chiedono chiarezza, sottolineando l’importanza di mantenere continuità assistenziale e sicurezza per le donne. La vicenda, di fatto, non riguarda solo un reparto, ma il modo in cui una comunità percepisce la vicinanza della sanità pubblica.

Castelfranco è un polo ospedaliero strategico per la zona, e la possibile perdita del punto nascite viene letta da molti come un segnale di progressiva riduzione dei servizi. Per questo, amministratori locali, associazioni e cittadini stanno chiedendo un confronto trasparente e soluzioni che garantiscano qualità e accessibilità.

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