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Mobilità lenta: trevigiani in bici per l’ambiente e la sicurezza

Le associazioni criticano il nuovo codice della strada, che, approvato per ora alla Camera, potrebbe avere ripercussioni anche sulle politiche locali. Per metà aprile è attesa l’approvazione del Pums. Pelloni, Pd: “È mancato un po’ di coraggio”
28/03/2024

E’ attesa, in sede di Consiglio comunale, presumibilmente per la metà di aprile, l’approvazione del Pums, Piano urbano della mobilità sostenibile, lanciato dal Comune di Treviso a maggio 2019.

Controdeduzioni al Pums

Si tratta di uno strumento strategico dinamico per la pianificazione delle priorità di azione e i princìpi generali della mobilità a cui tendere nel prossimo futuro, cioè su breve termine (2 anni), medio termine (5 anni) e lungo termine (10 anni). Se n’è discusso nei giorni scorsi in sede di Commissione, in cui il Piano è giunto a conclusione di un iter molto lungo che, successivamente alla discussione sull’adozione e al passaggio in sede regionale, ha visto anche il coinvolgimento diretto della cittadinanza. Durante la seduta sono state vagliate le controdeduzioni alle 254 osservazioni esposte da cittadini e cittadine, dai loro rappresentanti e dalla Regione stessa, di cui ne sono state pienamente accolte ben 105 (il 42%) e altre 65 in maniera parziale o implicita. Le osservazioni hanno riguardato prevalentemente la ciclabilità (il 55%) e il rimanente si è suddiviso in maniera omogenea tra pedonalità, sosta, viabilità, viabilità scolastica e trasporto pubblico locale. “E’ mancato un po’ di coraggio, si poteva fare di più - commenta Stefano Pelloni, consigliere del Partito democratico -. Le due note più negative sono la pedonalizzazione, di molto posticipata alla realizzazione dei parcheggi, e la contemplazione del Park Vittoria come «condicio sine qua non» per la pedonalizzazione. Questo condiziona negativamente il nostro parere sul piano, ma molte scelte sono giuste, come l’attivazione di una navetta ad alta frequenza per l’area est della città (zona stadio-ospedale). Difficile, del resto, dare una valutazione univoca su un piano così ampio, sicuramente noi vigileremo su quello che effettivamente verrà concretizzato nei prossimi anni”.

Mobilità, tema caldo

Proprio la mobilità, nelle ultime settimane, si è rivelata un tema caldo protagonista del dibattito pubblico tanto locale, quanto nazionale. A puntarvi i riflettori è stato il nuovo codice della strada, approvato alla Camera, e che ora attende il sì del Senato per diventare nuova legge. Eppure il provvedimento, fortemente voluto dal ministro delle Infrastrutture, Matteo Salvini, è oggetto di numerose critiche dal mondo dell’associazionismo ambientalista e anche dall’associazione italiana Familiari e vittime della strada, che non esita a ribattezzarlo “codice della strage”. Dito puntato, quindi, – tra le altre cose – sulla possibilità data al Governo di innalzare i limiti di velocità, la maggiore difficoltà di eseguire controlli, la possibilità di violare i limiti di velocità, anche più volte, ricevendo una sola multa ogni ora (anziché una per ogni infrazione). Si restringe, inoltre, l’autonomia degli enti locali in termini di ztl, aree pedonali, soste e piste ciclabili. Quello che si coglie, da parte delle associazioni come Fiab (Federazione italiana ambiente e bicicletta), che ha promosso in queste settimane una mobilitazione nazionale, è la preoccupazione per un approccio al tema in forma fortemente repressiva e priva di riflessione in termini di prevenzione, con proposte che vanno in direzione opposta rispetto alle azioni richieste dalla comunità internazionale, ad esempio con il Piano globale per la sicurezza stradale 2021-2030 dell’Organizzazione mondiale della sanità, ma anche con lo stesso Piano sicurezza stradale 2030 del Ministero delle Infrastrutture. L’associazione italiana familiari e vittime della strada, nel ricordare che sono 3.159 i morti e 223.475 feriti per incidenti nel solo 2022, il 73% dei quali secondo l’Istat avviene in ambito urbano, sottolinea che con la riforma “vengono meno i presupposti per la tutela di chi è più vulnerabile e si indebolisce la convivenza tra i diversi utenti della città”.

Preoccupazioni a livello locale

Oltre a ciò i contenuti del nuovo codice limiterebbero l’autonomia degli enti locali e metterebbero in crisi le progettualità già in atto, tanto da raccogliere aspre critiche dalle Amministrazioni di città come Bologna, Milano, Roma, Torino e non solo. Nel caso di Treviso, alcuni provvedimenti andrebbero in conflitto proprio con il Pums in via di approvazione. Per quanto strategico e non attuativo, il Piano va nella direzione di aumentare le piste ciclabili, la cui realizzazione sarà letteralmente bloccata dal nuovo codice fino all’emanazione di un futuro regolamento ad hoc del Ministero, le aree pedonali e le Ztl , che, invece, il nuovo provvedimento contempla solo in presenza di alti livelli di smog e non più come strumento generale per ridurre congestione, traffico, incidenti, rumore e spazio occupato dalle macchine. Su questo tema il gruppo del Partito democratico ha presentato una mozione che sarà discussa nel prossimo Consiglio comunale, con la richiesta di intervento urgente sul tema da parte del Sindaco e della Giunta, anche in sede Anci regionale e nazionale.

Promozione della mobilità lenta

Nel frattempo, dal territorio non mancano le iniziative volte a tenere alta l’attenzione su questi temi, in particolare sulla mobilità dolce. Ogni ultimo venerdì del mese alle ore 19, per esempio, il collettivo Gra – Grande raccordo ambientale, Legambiente Treviso, Fiab Treviso e Treviso Pattina propongono, in via informale, ai cittadini e alle cittadine la partecipazione alla Critical mass, una biciclettata vistosa e allegra con cui letteralmente “farsi sentire” e invitare l’amministrazione a prendere più seriamente in considerazione il tema della sostenibilità. L’appuntamento, con il sole o con la pioggia, da marzo 2019 è in piazza Indipendenza, sotto la “Teresona”, per ricordare che “più bici” significa “più amici”, “meno smog” e “più salute”. Appuntamento quindi a venerdì 29 marzo.

Nella sede della Provincia, inoltre, è stato inaugurato il “Parco provinciale per la sicurezza stradale in bicicletta”. Il progetto, promosso dall’azienda Treviso bike in qualità di membro del Tavolo per la sicurezza stradale della provincia, ha l’obiettivo di sensibilizzare ed educare la comunità, soprattutto bambine e bambini delle scuole primarie e delle scuole medie del territorio, sulle buone prassi da seguire quando ci si sposta in bicicletta.

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