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Mafia a Nordest, non si vede, eppure c’è: interessante incontro a Musile
Tenere viva la memoria dei 1.116 uomini, donne e bambini vittime di mafia e offrire ai ragazzi una riflessione sui valori della legalità e della giustizia. È con questi auspici che la sera di sabato 7 marzo, nella scuola media “E. Toti” di Musile, si è tenuto un partecipato convegno dal titolo “Non ti scordar di me. Perché la memoria del passato orienti l’impegno del presente”, patrocinato dal comune di Musile di Piave (presenti gli assessori Carpenedo e Maschietto) e dall’associazione Libera.
Proprio i nontiscordardime, i fiori che annunciano l’arrivo della primavera, hanno accolto all’arrivo il pubblico. Scelta non casuale: è proprio il primo giorno di primavera, il 21 marzo, la giornata nazionale della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime delle mafie, il 70% delle quali è ancora in attesa di giustizia.
Di altissimo profilo gli ospiti presenti, in dialogo con la professoressa Irene Pivetta in qualità di moderatrice della serata: Margherita Asta, che il 2 aprile 1985, a soli 10 anni perse la madre e i due fratelli di sei anni, nell’attentato che avrebbe dovuto eliminare il giudice Carlo Palermo, a Pizzolungo; Enrico Zuccon, magistrato del tribunale di Verona e Pier Mario Fop, coordinatore regionale di Libera.
Nel suo intervento, Margherita Asta ha portato la sua toccante testimonianza, che, a distanza di decenni, non smette di sollevare pesanti ombre: “Quel giorno tragico non ero con mia mamma e i miei fratelli solo per puro caso. Crescendo, ho capito che il problema non era il giudice Palermo, che si era salvato, ma chi chiedeva la morte del giudice. L’esecutore, che aveva visto la macchina estranea di mia madre, premette ugualmente il pulsante. La mafia colpisce tutti, ed è un problema di tutte le regioni d’Italia. Il giudice Carlo Palermo, che nell’aprile del 1985 era giunto in Sicilia da Trento, si stava occupando di traffico di droga, di armi e finanziamenti ai partiti: nelle sue conclusioni, scriveva che mafia, ’ndrangheta e camorra agivano insieme, grazie anche alla complicità di servizi segreti deviati e massoneria compiacente”.
A distanza di decenni, anche Asta aspetta la piena giustizia per i suoi familiari, conservando la speranza: “Se non mi riconoscessi più nella giustizia farei un torto a mia madre, ai miei fratelli e a tutti i magistrati che cercano la verità. Per questo guardo sempre con speranza al futuro”.
Quindi, è intervenuto Enrico Zuccon. La sua testimonianza è stata significativa per comprendere il contesto in cui si muove la mafia a Nordest: “C’è, ma non si vede. La mafia a nord-est agisce in un territorio ricco, dove non c’è la necessità di azioni eclatanti. Ma questa precisa strategia fa sì che sia difficile da riconoscere”, spiega il magistrato.
Ed è per questo, che la sensibilità comune e diffusa nella società civile diventano un anticorpo importantissimo: “La mafia a Nordest offre servizi come il riciclaggio di denaro e il recupero crediti: per avere società intestate a prestanome serve un notaio o per prelievi forzati, anche di migliaia di euro al giorno, che vengono fatti senza suscitare sospetti”. Ed è per questo che le forze dell’ordine non bastano: è l’educazione che fa la differenza in questo caso e che permette alle persone di fare le scelte giuste.
Piermario Fop, coordinatore di Libera Veneto, ha ammonito sull’attuazione della legge 109/1996, che regola la confisca dei beni sottratti alle mafie. A 30 anni dalla sua approvazione, c’è bisogno di rinnovato sostegno: “Oggi, infatti, ci sono segmenti della politica che spingono perché i beni sottratti alle mafie vengano messi all’asta, anziché tornare alla società civile”. Si tratta di un clamoroso cortocircuito: “Venendo messi all’asta, infatti, attraverso prestanome, tornano in disponibilità delle mafie. Per questo, chiediamo 40 milioni di euro, da stanziare agli enti destinati a questi beni”, la sua proposta.
Gli interventi dei relatori sono stati accompagnati da momenti musicali e di danza, preparati dai ragazzi della scuola. I ragazzi, inoltre, hanno posto alcune domande agli ospiti, suscitando la loro riflessione: “La memoria è addirittura più importante della giustizia”, il loro pensiero conclusivo: “La memoria, infatti, è patrimonio di tutti. Ed è per questo che fa più paura”.
“È stata una serata particolarmente significativa, capace di offrire ai nostri studenti un’autentica esperienza di consapevolezza, partecipazione e responsabilità civile, perfettamente inserita nel più ampio progetto d’istituto dedicato alla salute, all’educazione civica e alla legalità.
L’incontro ci ha ricordato un principio essenziale: la memoria non appartiene al passato, ma guida il futuro. Coltivare la legalità significa scegliere ogni giorno attenzione e responsabilità. È questo l’impegno che, come comunità scolastica, continuiamo a voler trasmettere ai nostri studenti”, il commento della dirigente scolastica, Ivana Gentile.



