È indubbio che la vittoria del No, con oltre 6 punti percentuali di scarto sul Sì, al referendum confermativo...
Referendum giustizia, l’intervista a Bachelet: “Gli italiani tengono molto alla loro costituzione”
Uno dei vincitori della “battaglia” per il No è Giovanni Bachelet, docente universitario di Fisica alla Sapienza, ora in pensione, figlio di Vittorio Bachelet, assassinato dalle Brigate rosse quando era vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura. In queste settimane ha guidato il Comitato della società civile per il No.
Che valutazione dà di questo successo, inizialmente imprevisto?
Si è trattato di una grande soddisfazione, al termine di una campagna elettorale davvero straordinaria e molto partecipata. Personalmente, a settant’anni non sapevo se avrei avuto tutta l’energia necessaria, anche perché ero reduce da una brutta polmonite. Il risultato finale, nelle proporzioni, mi ha sorpreso, ma era intuibile, in seguito al grande coinvolgimento che c’è stato.
Si è parlato molto del contributo dei giovani all’esito del referendum. Questo aspetto è stato “registrato” anche da lei?
All’inizio della campagna elettorale, durante i primi incontri, mi trovavo davanti a persone, sostanzialmente, della mia età. Poi, con il passare delle settimane, hanno cominciato ad “arrivare” gli “under 40”, e tanti ragazzi e giovani. Del resto, anche in occasione dei referendum abrogativi dello scorso anno, su cittadinanza ai migranti e lavoro, gli elettori tra i 18 e i 35 anni si erano recati ai seggi con una percentuale superiore al 50 per cento. Fosse stato per loro, il quorum sarebbe stato raggiunto. I giovani faticano a votare i partiti, gli schieramenti, si mobilitano sui contenuti, su temi specifici, e tra questi c’è stata anche la difesa della Costituzione. In generale, si tratta di un fenomeno sul quale le forze politiche dovrebbero farsi qualche domanda.
Ha notato un certo coinvolgimento anche da parte del cosiddetto “mondo cattolico”?
Giustamente, la Chiesa, nel suo complesso, non ha preso posizione sul Sì e sul No. Ma da parrocchie e associazioni sono stati promossi molti dibattiti, le sale erano piene. In tal modo, è stata favorita la partecipazione, aiutando i cittadini a esercitare in modo responsabile la propria scelta. Senza, dubbio, un importante aiuto alla democrazia.
Da parte di alcuni osservatori, e anche di vari sostenitori del Sì, si è sostenuto che la campagna per il No ha privilegiato la polemica politica, piuttosto che il merito della riforma. Cosa risponde, a questa critica?
mente, negli incontri che ho fatto, sono entrato nel merito della riforma, ed era importante farlo. Io ho parlato di questo, sinceramente. Dopo di che, è innegabile che voler cambiare la Costituzione sia un fatto politico, è ingenuo pensare che si tratti solamente di una questione tecnica. E questo, a maggior ragione, nel caso di una riforma voluta dal Governo e blindata durante l’iter parlamentare, con l’impossibilità non solo per l’opposizione, ma anche per la maggioranza, di contribuire a cambiare il testo. Il rilievo politico è nelle cose, il messaggio è che le riforme vanno condivise, come dimostra la storia recente. In occasione del voto di domenica, il merito della riforma ha fatto la differenza, e l’ampia partecipazione deriva dal fatto che in ballo c’era la Costituzione, non il Governo di Giorgia Meloni. In fondo, questo è il dato: tanti si sono interrogati, in queste settimane, si sono informati, ed emerso che gli italiani tengono molto alla loro Costituzio
Il Veneto è stata la regione con il più alto numero di Sì, che ha vinto anche in Lombardia e in Friuli Venezia Giulia. Come valuta questo risultato?
Oggettivamente, il Sì era spinto dai partiti di maggioranza, che nelle regioni del Nord sono molto forti. Quindi, sarebbe stato sorprendente se fosse accaduto il contrario, e in effetti sono rimasto sorpreso dell’esito a favore del No in molte regioni che sono governate dal centrodestra. Per certi aspetti, mi interroga il fatto che il Sì abbia vinto nelle regioni più ricche. In ogni caso, a Trento, dove ho risieduto per vari anni, ha vinto il Sì, così pure a Vicenza, dove ho partecipato a un bel dibattito, e perfino a Treviso, la città del ministro Carlo Nordio. Ovunque, in tutto il Paese, ho visto interesse e vivacità.



