domenica, 11 ottobre 2026
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Cuochi? Solo in tivù. Giovani in fuga dalla "stagione"

Si assiste al boom dei “cooking show”. Ma nella realtà i giovani si rifiutano di lavorare nei locali. Per non parlare dei camerieri ed altri lavori legati al turismo. Proprio quando la stagione è tornata a registrare il pienone...

Ai giovani veneti non piace più lavorare nel turismo o nella ristorazione. Il lavoro stagionale in Veneto è in crisi. I giovani scelgono altre spiagge, quelle spagnole o delle Canarie. Quest’anno tra Jesolo e Caorle fino a Cortina sono mancati più di mille lavoratori stagionali. Al pieno delle presenze ha corrisposto la crisi di camerieri, cuochi, commesse, lavapiatti. Alla crisi ha contribuito la nuova regolamentazione della indennità di disoccupazione, ma molto più forte è stato lo scarso interesse verso queste professioni. Chi proprio vuole occuparsi nel settore preferisce un lavoro fisso all’estero, a Londra, Berlino o Barcellona. Chi ha un diploma o una laurea questo tipo di occupazione non la sceglie, piuttosto preferisce rimanere disoccupato. Probabilmente spaventa anche la tipologia di orario: si lavora sei giorni alla settimana, sabato e domenica sono giornate lavorative, alla sera non c’è mai orario.
Sono spariti dalle spiagge venete anche i rumeni, ormai le sale dei ristoranti sono un mondo multietnico. Sembra quasi che nel Veneto si sia ampliata la gamma dei lavori da evitare: non solo la raccolta di ortaggi, la pulizia delle case, ma anche il portiere d’albergo o il bagnino non sono più lavori appetibili come un tempo.
Nel turismo ci sono mansioni che richiedono un’ottima competenza linguistica, dove il contatto con il pubblico è determinante, mansioni che non possono essere svolte da personale immigrato. Sono proprio queste le posizioni lavorative più difficili da occupare: alcuni albergatori segnalano di non aver trovato candidati per un posto di vicedirettore o responsabile di sala, posizioni che prevedono una buona retribuzione e la quattrodicesima. La situazione è critica tanto che la presidente di Unindustria di Treviso, Maria Cristina Piovesana, ha dichiarato: “Molti giovani continuano a sognare di diventare cuochi e magari di partecipare ai molti programmi televisivi nei quali vengono trattati e talvolta umiliati in maniera inimmaginabile in qualsiasi azienda industriale. O, in alternativa, guardano solo all’emigrazione all’estero, quando molte nostre imprese potrebbero essere invece la migliore opportunità per conoscere altre culture e altri mercati. Il compito primario per tutte le componenti istituzionali e sociali che si considerano classe dirigente è di parlare chiaro e ricostruire un quadro veritiero e credibile in cui le aspettative dei giovani, e non solo, possano trovare un riferimento per poter costruire il proprio futuro”.
Il turismo, come altri settori dell’economia veneta, mostra segnali positivi: non si vedevano numeri così da 15 anni, ad agosto l’occupazione delle camere ha sfiorato il 90 per cento al mare, in montagna lo ha addirittura superato. Una crescita che rischia di restare zoppa.

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