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Droghe: sempre più bassa l'età del primo utilizzo

Ketamina, cocaina e crack le più diffuse, crollano i prezzi. Se ne è parlato in un convegno organizzato da Ceis Treviso ed Erga per festeggiare il rispettivo compleanno. È stato il pretesto per fare il punto su tossicodipendenza e servizi nel nostro territorio

30/06/2023

Martedì 27 giugno si è tenuto, all’auditorium della Provincia di Treviso, il primo di quattro convegni dedicati alla fragilità, alle dipendenze e alla salute mentale. L’appuntamento è stato organizzato per festeggiare e sensibilizzare la popolazione nei confronti di due realtà territoriali importanti, che quest’anno hanno raggiunto un grande traguardo: la cooperativa sociale Ceis, che si occupa di tossicodipendenza e salute mentale, festeggia 40 anni di attività e la cooperativa sociale Erga, che si occupa di reinserimento di persone fragili nel mondo del lavoro, festeggia quest’anno 25 anni di storia.

“E’ difficile cercare di spiegare cosa significano per noi questi 40 anni - ha affermato Luca Sartorato, presidente Ceis -. Cercherò di farlo aiutandomi con quattro parole: fortuna, passione, professionalità e persona. La parola che più rappresenta Ceis è sicuramente persona, perché la persona è al centro di tutta la nostra storia e della nostra accoglienza, sia essa legata alle dipendenze, sia essa legata alla salute mentale. La seconda parola è passione, perché per fare questo lavoro, con le fatiche quotidiane che comporta, bisogna esserne appassionati. La terza parola è, invece, la professionalità: nel 1983 il nostro percorso è iniziato con un gruppo di genitori che avevano un problema e si sono trovati per dare delle risposte a dei bisogni, affidandosi alla Chiesa e a dei volontari. E proprio lì sta la differenza fondamentale con ciò che siamo oggi. Quei volontari, per dare risposta a quei bisogni, si sono formati, professionalizzandosi. L’ultima parola è fortuna, perché non si può avere successo nella vita se non c’è un pizzico di fortuna, e la fortuna è stata per noi anche incontrare persone straordinarie che nel corso della nostra storia ci hanno dato una grossissima mano. Questo traguardo, oggi, ci invita a porci delle domane, a chiederci se stiamo proseguendo nella direzione giusta, se stiamo rispondendo ai bisogni dei più fragili. I problemi, le dipendenze, dal 1983 sono cambiati, ma tutt’oggi il nostro lavoro risponde a delle problematiche sociali presenti e tangibili. Tutte le nostre strutture hanno oggi liste d’attesa e l’accoglienza, che dovrebbe essere una pronta accoglienza (3-5 giorni), ha dei tempi di attesa di 35-40 giorni. La nostra difficoltà oggi è quella di essere la faccia povera della sanità privata, siamo quella parte di privato che ha bisogno dell’aiuto pubblico, perché non riusciamo e non possiamo lavorare soli. Ed è quindi solo dall’intersezione del pubblico e del privato che troviamo delle risposte adeguate della gente che frequenta le nostre case, le nostre vie, le nostre piazze”.

“La nostra cooperativa è nata nel 1998 - ha proseguito Sara Mestriner, presidente di Erga - per rispondere alla necessità di chi, affrontata la fase iniziale di cure e riabilitazione, entrava nella fase del reinserimento lavorativo e aveva bisogno di un ambiente protetto dove essere accompagnato per riacquisire quelle competenze tecniche e professionali, relazionali e trasversali. Il nostro obiettivo continua a essere quello di ridare dignità alle persone che ci vengono affidate, perché crediamo nell’inserimento lavorativo come uno strumento di welfare generativo capace di accompagnare la persona nel suo percorso da richiedente aiuto a cittadino attivo. Erga accoglie annualmente più di un centinaio di percorsi riabilitativi rivolti non solo a persone con problematiche di dipendenza, ma anche ad altre persone con svariati tipi di fragilità e di marginalità, che trovano un’opportunità occupazionale nelle due sedi industriali, sostenute dalle aziende del territorio che hanno scelto di appoggiare il nostro progetto”.

Anche il vescovo Michele Tomasi ha fatto arrivare il proprio pensiero tramite una lettera: “Sono davvero grato per la vostra presenza, per il vostro impegno e per le competenze umane, relazionali e professionali che mettete a disposizione con generosità e capacità. Voi mostrate quotidianamente che è possibile organizzare il bene avendo come faro ispiratore, come criterio concreto di scelta, il principio della centralità della persona umana. Per questo sono felice e onorato di potervi ringraziare per la vostra presenza, per quanto siete e per quanto fate a favore della nostra collettività. Vi ringrazio soprattutto per la vostra fiducia nella persona, in ogni persona che, al di là delle scelte dolorose o talvolta sbagliate, e malgrado ogni problema o difficoltà, ha le risorse, la possibilità di ritrovare se stessa, come anche le ragioni e i modi per tornare a dare senso alla vita. Per fare questo è necessaria, però, una rete di relazioni famigliari e comunitarie che permettano alla persona di non sentirsi abbandonata, sola, e di poter assumere nuovamente le proprie responsabilità quali soggetto di cura reciproca, di amicizia, di solidarietà e di amore. Questa fiducia è l’aspetto di cui maggiormente ha bisogno la nostra società per non farsi dominare dall’individualismo e dall’indifferenza, per diventare veramente una rete di relazioni buone in cui tutti e ciascuno possono contribuire al bene comune. A nome mio personale e della diocesi di Treviso, vi auguro di cuore ogni bene nel vostro cammino e auguro a noi tutti di camminare insieme su questa strada, coltivando insieme la speranza che ciascuno, per la sua parte, possa contribuire a un mondo che non rifiuti la propria fragilità e vulnerabilità”.

In conclusione il sindaco di Treviso, Mario Conte, ha affermato: “Sono grato di essere qua oggi perché questa è una di quelle realtà che sinceramente suscita in me tante riflessioni. Se è vero, infatti, che esiste la marginalità, vuol dire che qualcuno si sente emarginato ed è altrettanto vero che c’è qualcuno che emargina. Ecco perché vorrei che questo oggi fosse un invito a porci tutti con una mano tesa, con una predisposizione all’aiuto. Dobbiamo riscrivere le regole e dobbiamo farlo insieme, dobbiamo partire da realtà come queste. Oggi festeggiamo non solo i vostri traguardi, ma siamo qui anche a inaugurare un nuovo percorso, che ci deve vedere tutti coinvolti, riscrivendo un nuovo modello sociale che possa possibilmente prevenire le dipendenze e laddove non ci riusciamo, che possa accompagnare le persone in un recupero sociale”.

ALCUNI DATI

Quella delle dipendenze è una vera e propria emergenza che non accenna a diminuire, nonostante non se ne parli. Si inizia sempre prima, anche a 14 anni. Preoccupa, soprattutto, la diffusione della ketamina, in origine un anestetico per cavalli. Le più usate rimangono cocaina e crack, i prezzi sono sempre più bassi, anche per le sostanze chimiche.

E così, le strutture del Ceis dedicate alle tossicodipendenze sono sempre piene. Hanno accolto 149 persone, di cui 28 nelle strutture dedicate alle tossicodipendenze in misura alternativa al carcere. Questo a fronte di 72 posti disponibili accreditati dall’Ulss 2 Marca Trevigiana. Inoltre, il presidente Ceis, Luca Satorato, ha denunciato la presenza di lunghe liste di attesa (vedi articolo a fianco).
Di queste 149 persone, 66 hanno seguito i programmi con esito positivo, ovvero hanno completato il percorso di reinserimento sociale e lavorativo e ora hanno un loro domicilio e un’occupazione per essere autosufficienti.

Il Centro di pronta accoglienza, volto a fronteggiare l’accoglienza in emergenza, dispone di 15 posti accreditati per tossicodipendenti e alcoldipendenti, ma ne servirebbero almeno tre in più per rispondere in maniera fattiva alle esigenze del territorio. Nel 2022 le persone accolte in questa modalità sono state 73, 63 uomini e 10 donne, di età media 39 anni, 68 provenienti da tutta la regione.
Ceis offre, inoltre, un Servizio residenziale a Campocroce di Mogliano Veneto per il trattamento terapeutico della tossicodipendenza o alcoldipendenza. I posti accreditati sono 29, 41 le persone accolte: 29 uomini e 12 donne, di età media 24 anni, 36 provenienti da tutta la regione.

E’ presente anche il Servizio semiresidenziale per il reinserimento sociale e lavorativo, con 7 posti accreditati e 13 persone accolte nel 2022: 9 uomini e 4 donne, di età media 27 anni, 8 provenienti da tutta la regione. Infine, il Centro polifunzionale (Cpf) di Treviso fornisce un servizio specialistico per il trattamento della tossicodipendenza e presenza di persone in doppia diagnosi, con 21 posti accreditati e 22 persone accolte: 15 uomini e 7 donne, di età media 40 anni, 18 provenienti da tutta la regione.

Parallelamente, la cooperativa conduce alcune progettualità in collaborazione con associazioni ed Enti in ambito assistenziale, educativo e di prevenzione. Tra le principali: “Gap - Gioco d’azzardo patologico”, per sensibilizzare gli studenti della Marca sul tema della ludopatia; “Edu-care in rete”, con interventi educativi domiciliari nell’area della cura di sé, dell’accompagnamento alla ricerca lavorativa, della socializzazione e della sperimentazione ludico-ricreativa in relazione con la rete territoriale; “Educazione alla legalità”, un percorso psicoeducativo di gruppo dedicato a condannati per reati connessi alle tossicodipendenze; “Progetto Iesa” (Inserimento Eterofamiliare supportato di adulti) per l’inserimento di persone con disagio psichico all’interno di contesti familiari non loro; “You-be-hub”, per lo sviluppo di servizi pubblici per l’assistenza generale alle vittime di ogni tipologia di reato.

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