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Immigrati in Veneto: il 10% del PIl e oltre 700 milioni di Irpef
Ecco fotografia dell’economia dell’immigrazione presentata dalla Fondazione Leone Moressa con la sesta edizione del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione. 500 mila residenti regolari ricoprono un ruolo di primo piano, anche da un punto di vista economico e fiscale.
La fotografia dell’economia dell’immigrazione presentata dalla Fondazione Leone Moressa con la sesta edizione del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, pubblicato con il contributo della Cgia di Mestre e con il patrocinio di Oim e Maeci. L’edizione 2016, “L’impatto fiscale dell’immigrazione”, si focalizza sul contributo della componente straniera alle casse pubbliche: non solo costi per l’accoglienza, dunque, ma anche forza lavoro, gettito Irpef, contributi pensionistici e un significativo contributo al Pil e all’imprenditoria.
Anche in Veneto, storicamente, il tessuto delle piccole e medie imprese ha negli anni beneficiato della manodopera straniera. 500 mila residenti regolari ricoprono un ruolo di primo piano, anche da un punto di vista economico e fiscale.
Prevalgono le nazionalità dell’Est. Quasi uno straniero su quattro (23,5%) in Veneto è romeno. Tra le prime 10 nazionalità straniere in Veneto ben 6 sono dell’Europa dell’Est o dell’area balcanica. Mediamente, più della metà sono donne, ma la quota rosa cresce tra le nazionalità dell’Est, caratterizzate dal fenomeno badanti.
In molti comuni presenza straniera al 20%. Se a livello regionale gli stranieri rappresentano il 10,1% della popolazione (in lieve calo rispetto al 2014), molti comuni registrano una presenza molto più alta. Lonigo, San Bonifacio e Arzignano spiccano per un’incidenza intorno al 19%: quasi un abitante su 5 è straniero.
Il contributo economico. Nel 2015 i 242 mila occupati stranieri in Veneto hanno prodotto 13,8 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 10,4% della ricchezza regionale complessiva. Le imprese straniere in Veneto sono 46 mila, il 9,4% del totale. Nel periodo 2010/2015, mentre gli imprenditori nati in Italia sono diminuiti (-7,9%), i nati all’estero hanno registrato un +13,0%.
L’impatto fiscale. Nel 2015 i contribuenti nati all’estero rappresentano il 10,8% dei contribuenti in regione e hanno versato Irpef netta per 716,9 milioni di euro.
Il differenziale di reddito medio tra nati in Italia (21.989 euro) e nati all’estero (14.075) rimane alto, quasi 8 mila euro.
Secondo i ricercatori della Fondazione Leone Moressa, “dai dati emerge una fotografia dell’immigrazione che non è fatta solo di sbarchi e accoglienza profughi, ma anche – e soprattutto – di lavoratori integrati nel tessuto nazionale e regionale. In Veneto gli immigrati producono il 10,4% della ricchezza complessiva e versano 716,9 milioni di Irpef.”
La ricerca a livello nazionale. Gli stranieri che lavorano in Italia producono 127 miliardi di ricchezza, paragonabile al fatturato del gruppo Fiat, o al Valore Aggiunto prodotto dall’industria automobilistica tedesca. Il contributo economico dell’immigrazione si traduce in 7 miliardi di Irpef versata, in oltre 550 mila imprese straniere che producono ogni anno 96 miliardi di valore aggiunto. Di contro, la spesa destinata agli immigrati è pari al 2% della spesa pubblica italiana (15 miliardi: molto meno, ad esempio, dei 270 miliardi per le pensioni). “Per mantenere i benefici attuali anche nel lungo periodo, sarà necessario aumentare la produttività degli stranieri, non relegandoli a basse professioni”. Questi i principali risultati presentati oggi a Roma dalla Fondazione Leone Moressa con la sesta edizione del Rapporto annuale sull’economia dell’immigrazione, pubblicato con il contributo della Cgia di Mestre e il patrocinio di Oim e Maeci . L’edizione 2016, “L’impatto fiscale dell’immigrazione”, si focalizza sul contributo della componente straniera alle casse pubbliche. Dal punto di vista demografico emerge che, nel 2015, gli italiani in età lavorativa rappresentano il 63,2%, mentre tra gli stranieri la quota raggiunge il 78,1%. Dal punto di vista economico, la ricchezza prodotta dagli stranieri in termini di valore aggiunto nel 2015 è pari a 127 miliardi (8,8% del valore aggiunto nazionale), di poco inferiore al fatturato del “gruppo Fiat” (Exor, fatturato pari a 136 miliardi). Valore simile anche al valore aggiunto prodotto dal comparto tedesco della fabbricazione di veicoli. “Il reale problema sembra quindi essere la produttività”, osserva il rapporto, perché nonostante il tasso di occupazione degli stranieri sia nettamente maggiore a quello degli italiani “nella maggior parte dei casi (66%) si tratta di lavori a bassa qualifica, che trovano solo in parte giustificazione dal basso titolo di studio della popolazione straniera”. Questa situazione si traduce in differenziali di stipendio e reddito molto alti tra la popolazione straniera e quella italiana, e quindi anche in tasse più basse versate. Solo di Irpef la differenza pro-capite tra italiani e stranieri è di 2 mila euro.



