domenica, 01 febbraio 2026
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Immigrati, rivolta a Cona: i grandi centri si confermano ingestibili

Per mons. Perego (Migrantes) si tratta di un campanello di allarme per un cambiamento di rotta verso “una accoglienza diffusa su tutto il territorio, con numeri ridotti, accompagnata e affidata a realtà qualificate e con il controllo delle comunità locali, cioè i comuni”.

La Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, e sulle condizioni di trattamento dei migranti, aprirà un'inchiesta sulla vicenda del centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia, dove è scoppiata una rivolta dopo la morte di una 24enne ivoriana ospite del centro. E la Commissione ha annunciato anche di voler ascoltare il ministro dell'interno Marco Minniti, per capire "se predisporre i Cie, centri di identificazione ed espulsione, in ogni regione sia realmente la risposta giusta all'emergenza immigrazione", ha spiegato il presidente della Commissione di Inchiesta sui Migranti, Federico Gelli, perché "i Cie rischiano di creare altri ghetti, meglio l'accoglienza diffusa nei Comuni".

"Non possiamo tollerare e non giustificheremo mai episodi come quelli accaduti nel Cpa di Cona in provincia di Venezia", ha dichiarato il presidente della Commissione di inchiesta sui migranti, sottolineando: "È inaccettabile che occorra attendere fino a 8 ore per avere sul posto un'ambulanza che presti i dovuti soccorsi a una migrante, che poi purtroppo ha perso la vita. Ed è ancora più inaccettabile la reazione di coloro che hanno tenuto a lungo assediato i 25 addetti del centro liberati solo a tarda notte". Per questo il presidente della Commissione ha annunciato che "quanto prima la nostra Commissione si occuperà del caso cercando di fare piena luce sui drammatici fatti di Cona ma appena possibile ascolteremo anche il ministro dell'Interno Minniti".

E "con lui vogliamo capire se predisporre i Cie, centri di identificazione ed espulsione, in ogni regione sia realmente la risposta giusta all'emergenza immigrazione". Gelli ricorda che in Italia ci sono 10 Cie di cui però solo 4 operativi e "l'esempio del Cpa di Cona, passato in poco più di un anno da 50 a 1400 ospiti, ribadisce l'inadeguatezza di queste strutture che troppo spesso diventano ghetti difficili da gestire".

Mons. Perego: la risposta è l'accoglienza diffusa

La rivolta che è scoppiata nella notte al centro di prima accoglienza di Cona, in provincia di Venezia, dimostra come le realtà che accolgono grandi numeri di migranti rischiano di diventare “luoghi ingestibili e quindi esplosivi” e sono pertanto un campanello di allarme per un cambiamento di rotta verso “una accoglienza diffusa su tutto il territorio, con numeri ridotti, accompagnata e affidata a realtà qualificate e con il controllo delle comunità locali, cioè i comuni”. Ripete un discorso più volte fatto monsignor Giancarlo Perego,  direttore generale della Fondazione Migrantes, organismo pastorale della Ce.

“È evidente – dice Perego – l’esasperazione da parte degli ospiti del centro che, come si sa, vivono in una condizione di abbandono molto grave che ha portato a un gesto sicuramente da condannare – la rivolta e la distruzione -, ma che certamente ha dei fondamenti non di poco conto a cui si è aggiunto, come elemento scatenante, il fatto che solo dopo 5 ore è arrivata l’ambulanza per una donna, che si trovava in una situazione di pericolo di vita . Si tratta quindi di una inadempienza grave”. “Occorre ripetere come diciamo da diverso tempo che i Cas, i centri di accoglienza straordinaria – prosegue -, non vengano affidati a realtà senza esperienza e che ci sia un controllo sulla gestione. Ma soprattutto diciamo che questo ultimo fatto indica in maniera molto chiara l’urgenza che si passi dai grandi centri che possono diventare ingestibili ed esplosivi, come è avvenuto in queste ore nel centro veneziano, ad una accoglienza diffusa, con pochi numeri”. È quanto Migrantes chiede da tempo e cioè un impegno a “essere responsabili nella accoglienza”, che significa mettere in atto “una accoglienza diffusa che abbia al centro la tutela della dignità della persona. “Una esperienza – aggiunge il direttore della Fondazione Migrantes – che premia anche dal punto di vista della sicurezza del territorio e di un accompagnamento che non crei disagi gravi che sempre sono avvenuti nei grandi centri”.

Zaia: da noi curati tutti allo stesso modo

Se è forte il "dolore davanti a un fatto così tragico come la perdita di una vita", al tempo stesso "non dev'esserci il minimo dubbio che da noi tutti sono curati nella stessa maniera". Lo ha dichiarato il presidente del Veneto, Luca Zaia, dopo la morte di una ragazza ivoriana presso il centro per l'accoglienza dei migranti di Cona, che ha scaturito la protesta all'interno del centro.

Il governatore veneto ha voluto precisare come il sistema sanitario regionale garantisca "le stesse cure a tutti, indipendentemente dal colore della pelle, dal credo religioso e dalla provenienza. Per questo ho voluto che venissero resi pubblici i dati del soccorso".

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