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In Abruzzo il centrodestra riprende la corsa, ma in veneto la Lega vuole andare da sola

Il partito di Salvini appare in difficoltà. E sta pensando di non allearsi con Fratelli d’Italia alle Comunali di giugno. Intanto, a sinistra, il “campo largo” mostra ancora le sue fragilità, ma la coalizione vuole tornare in gioco
14/03/2024

Centrodestra unito (e vincente) in Abruzzo, ma , forse, diviso in Veneto, almeno alle prossime elezioni Comunali, che, assieme alle Europee, si annunciano decisive per determinare gli equilibri tra le forze politiche. Le elezioni Regionali “a singhiozzo” di questi primi mesi dell’anno, hanno, dunque, ribadito, dopo il dato in controtendenza della Sardegna, il primato del centrodestra.

La conferma di Marco Marsilio appariva, per la verità, probabile, come del resto avviene spesso per i presidenti uscenti, che si ricandidano dopo un primo mandato. La vittoria di Alessandra Todde in Sardegna, però, insieme a qualche sondaggio fatto trapelare a pochi giorni dal voto, avevano rinfocolato le speranze del cosiddetto “campo largo”, che in Abruzzo comprendeva, oltre a Pd, M5S e Alleanza verdi sinistra, anche Azione e Italia Viva.

Nel centrodestra, in ogni caso, non si vivono giorni tranquilli, soprattutto in Veneto.

La Lega, che in Abruzzo si è confermata in forte calo di consensi, sta seriamente prendendo in esame l’idea di andare da sola (o comunque di non allearsi con Fratelli d’Italia) nei principali Comuni dove si voterà l’8 e 9 giugno. Un test diffuso, con tantissimi centri, che nelle intenzioni dei leghisti veneti - sempre più allergici al “Capitano” Matteo Salvini, anche dopo l’espulsione di Toni Da Re, già segretario provinciale e regionale - dovrebbero confermare la supremazia del partito, con Luca Zaia a fare da “traino”. D’altro canto, qualche mese fa i candidati di Fratelli d’Italia, contrapposti a quelli della Lega, erano andati molto bene in vari Comuni (da Santa Maria di Sala a Nervesa, fino ad Arcade). La partita, insomma, che ha come sfondo le Regionali in Veneto del prossimo anno, è più che mai aperta.

Eventuali divisioni nel centrodestra farebbero tornare in gioco, in molti casi, anche il centrosinistra, che per la verità alle Comunali è sempre stato “competitivo”, anche in Veneto, come dimostrano i casi di Verona, Padova e Vicenza.

Il risultato dell’Abruzzo, deludente ma non “disastroso”, è comunque il segnale che la differenza tra le due principali coalizioni (sempre più difficile mettere in discussione una ritrovata “voglia di bipolarismo”) si è assottigliata.

Il “padre nobile” della coalizione, Romano Prodi, ha detto che il “campo largo” ha bisogno di essere ancora coltivato, e che servono tanti contadini. Se al nord, il M5S appare poco strutturato, nel centrosud e nelle isole l’alleanza è sempre di più vista come un imperativo. Ma la base del Movimento 5 Stelle appare poco propensa a votare candidati targati “Pd”. Insomma, l’aratura del campo è solo agli inizi.

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