martedì, 26 maggio 2026
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Piano casa: una boccata d'ossigeno

La Regione conferma il Piano fino a dicembre 2018. Gli operatori del settore, ora colpiti anche dalla crisi delle banche, respirano. Ma sui criteri e le deroghe non mancano perplessità e polemiche. 

“Sulle nuove costruzioni e i restauri si è abbattuta pesantemente anche la crisi bancaria. Le norme del Piano casa favorivano il recupero dei centri storici con il contributo delle banche che avevano interessi locali. La crisi delle banche venete ha tagliato le gambe a questi interventi”. L’urbanista Paolo Furlanetto ha curato diversi piani di assetto del territorio e piani degli interventi per  conto di diversi comuni del Trevigiano. Per lui la situazione edilizia è complessa. “Abbiamo alcuni Pat previsti dalla legge regionale 11 del 2004 che sono sovradimensionati e c’è la necessità di fare continua manutenzione del territorio con piani degli interventi comunali che devono essere rinnovati almeno ogni anno”. “Ora la Regione Veneto ha confermato il Piano casa fino a dicembre 2018. Finora sentendo Comuni e operatori ha portato un po’ di ossigeno. Di fatto gli oneri comunali di fabbricazione sono annullati e questo ha facilitato gli investimenti. Non sono interventi di grande entità, in genere si è trattato di soluzioni familiari, un alloggio per il figlio, una stanza in più, un magazzino. I Comuni sono venuti incontro anche in zone dove la contiguità tra aree residenziali e agricole non permetteva questi interventi, in quei casi si sono fatte piccole modifiche ai Pat o ai piani degli interventi”.
Prosegue l’urbanista: “Forse si è esagerato consentendo l’ampliamento a 200 metri dall’edificio d’origine, ma la questione più delicata si è aperta sui confini, dove il contenzioso tra vicini di casa è aumentato esponenzialmente”. Il Tar del Veneto in un primo tempo aveva consentito la deroga ai limiti posti dalla regolamentazione comunale, negli ultimi mesi, però, la posizione del Tar è cambiata, i giudici hanno iniziato a respingere i ricorsi dei privati, affermando che è necessario il rispetto dei regolamenti comunali. Ora la Regione ha diffuso l’interpretazione autentica del Piano casa, secondo cui dovrebbe essere consentito di derogare ai regolamenti comunali. “I comuni - dice Furlanetto - per evitare contenziosi hanno cominciato a richiedere le liberatorie da parte dei vicini e nei centri storici, dove non ci sono «finestre», è possibile anche derogare ai 10 metri di distanza tra edifici previsti dal codice civile. La situazione però vede ancora molti ricorsi tra privati e spesso è coinvolto anche il comune che ha dato la licenza edilizia”.
Nelle aree della Pedemontana trevigiana qualcosa si è fatto, anche a sud della provincia, anche provocando una aumento del consumo del suolo e con realizzazioni non in linea con i Pat, che di fatto sono stati scavalcati dal Piano casa, rendendoli inutili e obsoleti. Lo afferma il consigliere regionale Andrea Zanoni: “Per legge attualmente è vietato effettuare varianti urbanistiche ai vecchi Piani regolatori dopo il 31 dicembre del 2015. Questo era un incentivo per i comuni veneti di dotarsi del nuovo strumento urbanistico, il Pat, che consente le varianti tramite i Piani di intervento. Il Pat però, a differenza del Prg, risponde a logiche programmatorie più moderne, prevedendo anche per la sua approvazione un processo conoscitivo e di partecipazione del pubblico, ovvero delle categorie interessate e dei cittadini. La Regione togliendo il divieto di fare varianti urbanistiche ai comuni privi di Pat ha incoraggiato quei comuni che se ne sono infischiati di approvare i Pat e si sono tenuti i vecchi Prg. Ora potranno fare quello che vogliono anche con il vecchio Prg senza più pensare al Pat”.

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