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Pnrr: una corsa che non si può perdere
Molti i capitoli che riguardano i territori di Treviso, Venezia e Padova: dal dissesto idrogeologico ai trasporti e alla scuola. Secondo un sondaggio metà degli italiani sarebbe disposta a rinunciare ai fondi del piano
Si resta stupefatti, a leggere i risultati di un sondaggio promosso da una nota rete televisiva, secondo la quale metà degli italiani sarebbe disposta a rinunciare ai fondi del Pnrr, Piano nazionale di resistenza e di resilienza, che lo Stato italiano non è in grado di spendere. Insomma, un Paese che soffre del digital divide (ritardo tecnologico nel digitale), di infrastrutture vecchie e pericolanti, di scuole e asili da rimodernare, che ha bisogno di rendersi autonomo energeticamente dagli idrocarburi, dovrebbe buttare dalla finestra i soldi che l’Europa ci offre generosamente, a seguito della tragedia italiana legata al Covid? Sarebbe interessante sapere quanti giovani, in percentuale, concordano con questa scelta. In fin dei conti, questi soldi servono per il loro futuro, per l’ambiente in cui vivranno i loro figli. Desideriamo da sempre un Paese con meno burocrazia e maggior produttività ed efficienza e, quando dobbiamo diventarlo e abbiamo le risorse per diventarlo, diamo un calcio al tavolo e rovesciamo tutto?
Proviamo, invece, a essere razionali, e capire cosa c’è da fare, chi è responsabile e se davvero siamo così in ritardo.
In ballo duecentocinquanta miliardi
In ballo ci sono quasi duecento miliardi di euro, per l’esattezza 191. Considerando anche il fondo complementare, con altri fondi strutturali europei, si arriva a 248 miliardi di euro. Cominciamo dalla testa, e vediamo cosa hanno a disposizione i Ministeri a Roma. Il Ministero che deve spendere le maggiori risorse è quello guidato da Matteo Salvini, Infrastrutture e Trasporti: da solo, deve spendere quasi 50 miliardi di euro. Segue il Ministero della Transizione ecologica con 34 miliardi, poi il ministero dello Sviluppo economico; al quarto e al quinto posto, Salute e Istruzione. Gli ultimi posti sono riservati ai Ministeri di Sport, Politiche giovanili e Affari regionali; zero fondi per le Pari opportunità.
Con questi soldi, i Ministeri hanno sei “missioni” da realizzare: digitalizzazione e innovazione tecnologica, rivoluzione verde e transizione ecologica, infrastrutture per una mobilità sostenibile, istruzione e ricerca, coesione e inclusione, salute.
I progetti per il Veneto
Andando più nello specifico, ci sono 2,49 miliardi, dedicati al dissesto idrogeologico di cui 1,15 già assegnati: la Regione che maggiormente ne beneficerà è la Lombardia, seguita da Emilia Romagna, Sicilia e Veneto (la nostra regione avrà 50 milioni circa per nuovi progetti e 34 per progetti in essere, in tutto 26 progetti). Tali investimenti dovranno servire affinché eventi come quelli di maggio in Romagna non si ripetano, piuttosto che per la ricostruzione emergenziale.
Per quanto riguarda gli investimenti in infrastrutture, soltanto quelle “prioritarie” costano 30 miliardi in più dei fondi già disponibili (in totale servirebbero 132 miliardi), quasi tutte sono solo in fase di progettazione o di gara (a gara finora 17 miliardi di euro). Le Ferrovie dello Stato sono l’ente più avanti nella realizzazione, seguono le ciclovie. Al Veneto sono destinati un miliardo e 111 milioni (serviranno soprattutto per l’alta velocità Brescia-Verona-Padova), più o meno come Lombardia, Liguria, Trentino, molto di più che al Friuli che ha solo 76 milioni di euro. Il Veneto avrà la metà di quello che tocca alla Campania e un quarto della fetta che arriverà in Sicilia (Mezzogiorno e Isole sono destinatarie, su indicazione dell’Europa, della maggioranza dei fondi Pnrr).
Veneto ai primissimi posti anche per il finanziamento di opere indifferibili, parte dei 500 milioni assegnati vanno ad esempio al progetto Sir 2, la linea del tram Padova-Vigonza-Rubano.
I fondi per la rigenerazione urbana sono andati in gran parte al Sud; in questo caso, le risorse non sono bastate a coprire tutte le richieste. Se, però, si considera lo scorrimento della graduatoria del 2021, basata su fondi precedenti, le Regioni che ne hanno tratto più vantaggi sono il Veneto e la Lombardia; Trento e Verona sono i Comuni che hanno ricevuto più fondi nel 2021. Pollice verso invece per Venezia, che si è vista togliere i fondi per il nuovo stadio, un progetto di cui si è salvato solo il cosiddetto “bosco urbano”.
Con il piano “scuola 4.0” l’Italia punta a trasformare le aule in ambienti innovativi e connessi e a creare laboratori per le professioni digitali. A questo progetto il Pnrr contribuisce con 1,7 miliardi. Circa 100 mila classi tradizionali diventeranno ambienti di apprendimento connessi, con l’introduzione di dispositivi informatici come pc, tablet e lavagne interattive. A ciò si aggiunge anche l’obiettivo di creare dei laboratori, appositamente pensati per trasmettere agli studenti le nozioni necessarie per essere competitivi nel mercato del lavoro digitale del futuro. Per ora sono arrivate nelle scuole una valanga di “digital board”, grandi “lavagne” collegate alla rete e attivabili semplicemente con il tocco sullo schermo. Il Veneto, in questa speciale classifica, è al sesto posto con 138 milioni di euro: a Padova 25 milioni di euro, Treviso 26, Venezia 22.
Purtroppo, non è facile capire come le risorse di Scuola 4.0 vengano distribuite, soprattutto perché gli Istituti sono sparsi su più comuni e per il sommarsi di vari decreti su questo argomento. Se, poi, le scuole non inseriscono i dati nella piattaforma dedicata, perdono i fondi. In questo capitolo dobbiamo inserire anche il piano nuove scuole, ovvero scuole demolite e ricostruite nello stesso luogo oppure in un altro. Ne erano state richieste 543, 362 sono entrate in graduatoria e 216 sono state finanziate, il Veneto è secondo a livello nazionale con 38 interventi in graduatoria e 12 finanziati.



