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Primarie, Renzi va in fuga
L’ex segretario supera il 60% anche in Veneto e nel nostro territorio dopo la consultazione degli iscritti. Ora si attende il voto aperto ai cittadini che si terrà il 30 aprile. A Treviso Manildo rafforza il suo ruolo anche nel partito.
Un uomo solo al comando. Anche l’ammaccato Matteo Renzi di questi tempi sembra non avere rivali nelle primarie per la leadership del Partito democratico, quando si è conclusa la prima fase, quella della consultazione degli iscritti. Accade a livello nazionale, dove l’ex premier è al 66 per cento. E anche in Veneto: in questo caso la percentuale scende al 61,8%. Restando ai dati della nostra regione, il secondo classificato è Andrea Orlando con il 31,5%, al terzo posto Michele Emiliano con il 6,7%, frutto soprattutto di uno strano e incredibile exploit ottenuto a Rovigo. Nel Polesine, infatti, l’attuale governatore della Puglia ha raggiunto il 34,1%, ancora di più che nella sua Bari.
Guardando ai risultati provinciali, a Treviso Renzi ha ottenuto il 65%, contro il 33,2% di Orlando, a Venezia il 60,7% contro il 37,2%, a Padova il 60,8% contro il 37,6%. A parte Rovigo, Emiliano è ovunque attorno al 2%.
Le primarie si confermano dunque come il “mito collettivo” del Partito democratico, l’unico collante per una forza politica sempre in cerca d’identità. Anche la partecipazione al voto è stata discretamente alta (in Veneto ha votato il 58% degli iscritti, peraltro calati drasticamente negli ultimi anni). Resta tutto da vedere, però, se di pari passo al dibattito sulle persone vada avanti anche un serio confronto sulle scelte politiche e sulle priorità programmatiche, sia a livello nazionale che locale. Oltre a tutto il Pd è atteso da una dura prova elettorale alle Amministrative di giugno.
Intanto, a Treviso, il sindaco Giovanni Manildo (portavoce della mozione Renzi a livello provinciale) si gode il risultato di questa prima fase delle primarie: “Siamo soddisfatti per i risultati delle convenzioni di circolo in provincia di Treviso, i dati rispecchiano la media nazionale. Il partito riconosce più che ampiamente la leadership di Renzi, a conferma che è sicuramente ancora lui il riferimento di un partito che non ha solo l’ambizione ma il dovere di continuare a rappresentare l’architrave per un Governo del Paese in grado di impedire la deriva populistica e quindi l’ingovernabilità. Ora ci impegneremo per l’appuntamento importantissimo delle primarie del 30 aprile”. Oltre a tutto, guardando ai delegati eletti in vista dell’assemblea nazionale, Manildo pare essere diventato sempre più un punto di riferimento nel partito, al punto che tra gli eletti della mozione Renzi, secondo le prime stime, 6 su 10 fanno riferimento diretto proprio al sindaco.
In vista delle primarie aperte del 30 aprile, però, la mozione Orlando non demorde. La scorsa settimana è stato a Treviso l’on. Cesare Damiano, uno dei leader nazionali che si sta muovendo per sostenere l’attuale ministro della Giustizia. “Vedo che da molti - ha detto - questo Congresso è raccontato come uno scontro tra Renzi e chi stava al governo con Renzi. E che, secondo alcuni, chi assume una posizione critica nei confronti della segreteria Renzi, sarebbe pronto a sconfessare anche le cose importanti e positive fatte dal Governo Renzi in vari campi. Niente di meno vero. Sono cose positive che condividiamo in pieno e che abbiamo sostenuto tutti insieme. Ma proprio qui sta, in un certo senso, il punto. Si parla del Renzi uomo di governo e non del Renzi segretario di partito”.



