Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
III domenica del tempo ordinario: l’inizio sta in una chiamata
Il breve brano che ascoltiamo in questa domenica fa entrare nel vivo della vicenda che l’evangelista propone ai suoi destinatari. Dal prologo (Mc 1,1-13), chi ascolta ha avuto una serie di informazioni decisive sul protagonista di tutto il Vangelo, Gesù «da Nazareth di Galilea» (1,9).
Chi è Gesù, cosa fa. Gesù viene da un paese piccolo e insignificante mai citato in tutte le Scritture, collocato in una zona di confine, terra di genti miste, disprezzate dai giudei di Gerusalemme e che potevano essere pregiudizialmente etichettate come “gente della terra”, ignorante della Torah e quindi degli obblighi che l’Alleanza di Dio richiedeva al suo popolo. Chi ascolta sa inoltre che al battesimo impartito da Giovanni, Gesù ha sperimentato una relazione filiale del tutto particolare con Dio, nella forza dello Spirito Santo.
Ora, la “cerniera narrativa” (1,14-15) tra il prologo e l’inizio del racconto evangelico propriamente detto, mette in evidenza una pretesa importante, proclamare la «notizia buona», che rallegra il cuore, che fa trasalire di gioia chi ascolta: «il tempo è compiuto, il Regno di Dio si sta avvicinando, si fa prossimo», annuncio che Gesù vivrà con tenacia fino alla fine. In altre parole: Dio sta compiendo la sua promessa, sta per farsi decisamente presente nella storia. E questo accade proprio in Galilea, e grazie ad un abitante di quella terra di genti mescolate con i pagani di oltreconfine, sempre minacciate dall’impurità dei paesi vicini: comprendiamo un po’ meglio lo “scandalo” che una tale vicenda rappresentava a quel tempo.
Gesù chiama a condividere la sua esperienza e il suo annuncio. Il primo “gesto narrato” compiuto da Gesù è una chiamata sulle sponde del «mare di Galilea», a Cafarnao (1,16-20). Passa, vede, chiama. E con l’immediatezza («e subito») con cui egli vede e chiama, le due coppie di fratelli al lavoro «subito» lo seguono, abbandonando la propria occupazione e addirittura il proprio padre. Sullo sfondo c’è la chiamata di Eliseo come successore del profeta Elia (1Re 19,19-21), tuttavia, mentre questo episodio si pone al termine del percorso di Elia, nel brano evangelico si pone invece all’inizio del cammino di Gesù. Che cosa significa? Sembra si possa rimandare alla decisione di condividere da subito con una comunità di discepoli la propria esperienza e il compito che Gesù sente affidatogli da Dio: annunciare l’azione decisiva di Dio per “salvare” coloro che si affidano a tale «lieta notizia». Colui che viene chiamato per primo, ma in coppia con il fratello Andrea, è Simone, il quale sarà anche l’ultimo ad essere nominato alla conclusione del vangelo, ormai con il nome - e la vita - trasformati in maniera radicale dal cammino compiuto dietro a Gesù. Sarà Pietro, al quale vengono inviate le donne che incontrano il Crocifisso Risorto (16,7). A sottolineare quella comunità che si è fatta testimone del farsi prossimo di Dio in Gesù, e che rende possibile con la propria testimonianza l’incontro con lui ad ogni futuro discepolo e discepola.
“Attraversare la vita” dietro a lui. Da allora tutti saranno chiamati “a partire dalla vita”, come è accaduto a quei primi, colti nel pieno del proprio lavoro, non altrove, nel Tempio o nella sinagoga. E nella cosiddetta “giornata inaugurale” del ministero di Gesù, nel brano che segue quello odierno, il «venite dietro a me» porterà i primi chiamati ad attraversare dietro a lui tutti i luoghi di vita e convivenza quotidiana, da quello del lavoro alla sinagoga, dalla casa familiare alla piazza collettiva... e poi Gesù va oltre, al “luogo deserto” e agli “altri villaggi” (Mc 1,29-39), come vedremo nelle prossime domeniche.
Certo, l’attraversare questi “luoghi di vita” seguendo Gesù è viverli “cambiando mentalità”, “cambiando punto di vista”: saranno tutti attraversati come testimoni della sua presenza autorevole, testimoni della trasformazione che Dio in lui inizia a compiere “facendosi prossimo” alla quotidiana vita di uomini e donne. Una vita intralciata dal male, che viene “guarita” dalla sua presenza efficace, «in opere e parole» (Lc 24,19; Rm 15,18). Quella «notizia buona» da lui annunciata, infatti, può fare da fondamento ad un altro modo di vivere: rende possibile il “cambiare direzione - cambiare mentalità” affidandosi a questo Dio che agisce facendosi radicalmente vicino in Gesù e nel suo modo di comportarsi. Un Dio che si fa presente nel mondo come Dio-salva.
Riprendendo il cammino. Riprendendo il cammino dopo il “tempo della festa” originato da una nascita, siamo disposti ad ascoltare la sua chiamata a partire dai luoghi del nostro lavoro quotidiano da riscoprire in modo nuovo? A seguire “Dio-salva” lasciandoci trasformare lo sguardo per vedere il suo agire nelle situazioni concrete della nostra vita e del mondo? Siamo disposti ad affidarci alla sua azione nel nostro quotidiano andare? Anche se non sappiamo quali passi ci troveremo a fare, siamo disposti ad «andare dietro a lui», invece che crederci gli unici padroni del nostro cammino?



