Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
V Domenica di Quaresima: Non siamo abbandonati nelle nostre morti
Questa V domenica di Quaresima ci accompagna sempre più vicini al centro del mistero cristiano della passione, morte e risurrezione di Gesù. Due in particolare sono i temi che il Vangelo sembra suggerirci: la morte, nella sua cruda realtà, ma che non annulla il desiderio di vita piena; e la necessità dell’amicizia e dell’amore per portare insieme i drammi della vita. Sono due elementi costitutivi della nostra umanità nei quali Dio è entrato per portarci salvezza.
Il Vangelo ci parla subito della malattia di Lazzaro e in seguito della sua morte, dando certezza di questo avvenimento nelle parole di Marta: “Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro giorni”. Dalla morte non si scampa. Malattia, sofferenza, morte sono dimensioni che attraversano la vita di ogni persona in quanto creatura: non possiamo evitare la morte e neppure i limiti che fanno parte del nostro essere uomini e donne.
Nei momenti di debolezza e sofferenza abbiamo bisogno di avere vicino qualche persona amica che comprenda il nostro dolore e possa in qualche modo condividerlo. Abbiamo bisogno anche di tenere vivo il desiderio di vita che continua ad abitare in noi e che è la forza che ci permette di non essere inghiottiti dalla morte. Anche Marta e Maria si rivolgono a Gesù e lo informano della malattia del fratello Lazzaro. Gesù, infatti, ci dice il Vangelo, ama Lazzaro, è suo amico, così come le sue sorelle. Il Vangelo ci restituisce uno degli aspetti più belli della fede: il nostro Dio ci è vicino, ci vuole bene e ci vede come suoi amici. Solo un’amicizia così, un amore dedito e gratuito come quello di Gesù può donare un po’ di sollievo alla sofferenza e al dolore. Marta e Maria lo sanno, per questo non esitano a chiamarlo. Gesù non ci vuole esitanti con lui, desidera la nostra amicizia e sentirsi accolto come amico.
Però Gesù, che vuole così bene ai suoi amici, non corre subito da Lazzaro per guarirlo come ha fatto tante volte anche con persone sconosciute. Così Lazzaro muore. Perché? “Perché Gesù, se davvero ami Lazzaro, non vai a Betania a guarirlo?”. Perché, se Dio ci ama come dice, permette queste sofferenze?
Gesù rischierebbe di mettere a repentaglio la sua stessa vita andando in quel villaggio, così vicino a Gerusalemme da cui era dovuto scappare perché volevano lapidarlo. Ma non è questa la vera ragione della sua reticenza. Egli stesso confesserà il vero motivo ai suoi discepoli: “Questa malattia non porterà alla morte, ma è per la gloria di Dio, affinché per mezzo di essa il Figlio di Dio venga glorificato”.
Con il suo comportamento Gesù vuol indicare che morte e sofferenza non sono segni dell’abbandono di Dio, ma rientrano in un disegno di salvezza e di amore. Un disegno che non è per la singola persona, ma per tutti; un amore che può raggiungere ogni situazione per ridonare luce e vita.
Dopo due giorni, finalmente Gesù va a Betania e, ancora fuori dal villaggio, incontra prima Marta e poi Maria. Entrambe, in momenti diversi, gli fanno capire che il fratello non sarebbe morto se Lui fosse stato lì. Gesù invita Marta a fare un salto di qualità nel rapporto con Lui: non è venuto a cambiare il ciclo normale della vita, liberando dalla morte biologica, ma a dare alla morte un nuovo significato. Gesù non ci abbandona mai nelle nostre situazioni di morte, di paura, di non senso, ma si offre di attraversarle insieme a noi. E invita Marta e anche noi a credere a questo, a fidarci e affidare a lui i nostri desideri di vita, di guarigione, quelli in cui non vediamo alcuna speranza, alcuna prospettiva di cambiamento. Affidarsi al Signore non toglie la sofferenza in questo mondo. Maria, quando incontra Gesù, piange per la perdita del fratello e anche Gesù non contiene le lacrime di amore e di dolore per questo suo amico. La sofferenza esprime l’amore che abbiamo dentro, il desiderio di vita che si è interrotto e che sembra non avere più possibilità. Per Lazzaro non c’è più possibilità: morto e sepolto, con una pietra davanti a ostruire ogni passaggio verso la vita.
Ma Gesù non lo lascia lì, chiuso in quel luogo di morte dove le persone lo hanno deposto. Ringrazia il Padre nei cieli – che sempre gli dà ascolto – e grida a Lazzaro di venire fuori da quella condizione disperata di morte e di putridume. Nulla è impossibile a Dio e al suo Figlio Gesù! Questa è la gloria di Dio: il loro amore per l’umanità che non abbandona mai i propri figli!
Gesù è già oggi risurrezione e vita! Egli vuole per noi la vita, non ci lascia nelle nostre morti, nelle nostre fatiche se crediamo in lui. Ci dona segni, a volte piccoli, ma concreti e reali, di vita, di speranza, di amore che ci permettono di ripartire dopo sbagli, delusioni, solitudini, lutti. Ogni giorno possiamo risorgere con lui ritrovando spiragli di vita. E ci assicura la risurrezione anche nell’ultimo giorno, per vivere per sempre insieme a lui e a quanti abbiamo amato. Con rinnovata fiducia e speranza continuiamo il nostro cammino verso la Pasqua, seguendo il nostro amico Gesù.
Discepole del Vangelo, Castelfranco Veneto



