Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
XXIII Domenica del Tempo ordinario. Nella vita con lo sguardo di Dio
Nel brano di Vangelo della scorsa domenica, avevamo lasciato Gesù che dialogava con i suoi discepoli rispetto alla sua identità. Alla domanda “Chi dite che io sia?” (Mt 16,15) Pietro, a nome di tutto il gruppo, aveva prontamente risposto con una forte affermazione e grande professione di fede: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16).
Nel brano di questa domenica, il dialogo prosegue e Gesù, facendo un passo in avanti, mostra in cosa si riveli la sua identità più profonda: nella sua passione, morte e resurrezione. È questa la strada che Gesù deve percorrere ed è solo attraverso questa via della croce che possiamo conoscere realmente chi è Gesù.
Tuttavia, a differenza del grande entusiasmo dei versetti precedenti, a questo annuncio di Gesù, Pietro si ribella. La sua immagine di Messia non si accorda con l’annuncio di Gesù: nell’idea di Pietro, colui che avrebbe dovuto liberare il popolo di Israele non avrebbe potuto patire e soffrire fino a morire. È impensabile!
Gesù, però, rimprovera duramente Pietro e fa emergere la questione: Pietro pensa con le sue categorie umane di potenza e superiorità, mentre Gesù porta il ragionamento a un altro livello, a un pensiero secondo Dio, che trova la sua forza e grandezza passando attraverso la debolezza della sofferenza e della fragilità. È una logica completamente opposta, che chiede di cambiare modo di pensare, lasciandosi trasformare dall’incontro con Gesù, dalla Sua Parola di vita. È l’invito che rivolge anche San Paolo alla comunità di Roma: “Non conformatevi a questo mondo, ma lasciatevi trasformare rinnovando il vostro modo di pensare” (Rm 12,2).
È un invito a interrogarci su quale volto attribuiamo a Dio, su quanto lasciamo che sia Lui a rivelarsi a noi, anche nei luoghi e nei modi in cui meno ce lo aspettiamo. È un cambio di sguardo, che ci aiuta a riconoscere la presenza e il passaggio di Gesù in ogni luogo della nostra quotidianità, non solo nei momenti di gioia, ma specialmente in quelli più difficili, di fatica o di sofferenza, credendo che davvero è Lui ad agire e a manifestarsi.
È un cambio di sguardo e prospettiva che non avviene da un momento all’altro, è un cammino e Gesù ci mostra la via per camminare in questa direzione: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16,24). Sono parole dure, ma indicano la strada per guardare eventi, persone e situazioni dal punto di vista di Gesù e seguire il suo esempio. È la strada attraverso cui perdiamo qualcosa di noi stessi, mettiamo da parte il nostro egoismo per affidarci completamente a Dio, nella sequela fedele e disponibile a Lui. È in questo abbandono fiducioso che si sperimenta la vera libertà e si trova la vita in pienezza. È un abbandono che non elimina le difficoltà o le sofferenze, ma le accoglie con speranza, nella certezza che anche lì è il Signore ad agire, a donare la sua presenza.
Sperimenteremo, così, poco alla volta, quel cambio di sguardo che non rimane chiuso alle nostre prospettive limitate ma si apre e si allarga a quanti incontriamo nelle nostre giornate, alle esperienze che viviamo in una prospettiva universale, dove Gesù è presente e ci accompagna e sostiene in ogni nostro passo. (sorella Monica Ferrara - Discepole del Vangelo - Fraternità di San Giuliano Milanese)



