Scuola e violenza
Sul piano educativo ci si trova, spesso, disarmati perché se la violenza minorile sta...
“I computer hanno le risposte, ma quel che conta nella vita sono le domande”. È una frase pronunciata da Alex Zanardi il 7 maggio 2020, in un’intervista a Riccardo Luna, poco prima dell’incidente che avrebbe chiuso la sua corsa. Sono le domande quelle che esplorano il senso profondo dell’esistenza e che possono indirizzare alle scelte della vita, perché un quesito apre, non chiude, ed è segno di un desiderio di conoscenza. Capita, invece, che insegnanti, educatori, preti siano molto più concentrati sulle risposte: a volte non si attende neppure che una persona finisca di domandare, e già si fa segno che si è pronti a rispondere. Invece la domanda andrebbe ascoltata, alimentata, indagata. È paradossale che nella vita ci si alleni, si studi, ci si formi a dare risposte, ma pochi si allenino a porre e stimolare le domande. In passato è capitato anche a me su questioni di fede: bel paradosso e tante occasioni perse nel non aver alimentato, invece, il dubbio, la domanda, il desiderio di ricerca, lo stupore di fronte a qualcosa di apparentemente non comprensibile. Zanardi non ha mai tenuto una cattedra, eppure è stato uno degli educatori più potenti della sua generazione, con la vita. Nel 2001 perde entrambe le gambe in pista, al Lausitzring. Il mondo si aspetta la fine. Lui restituisce una domanda: cosa posso ancora fare? E la risposta diventa quattro ori paralimpici, migliaia di ragazzi incontrati nelle scuole, il progetto “Obiettivo3” per portare lo sport ai giovani con disabilità. La sua resilienza era fonte di contagio. Quando entrava nelle scuole non portava ricette, quanto piuttosto la sua storia che era già di per sé una domanda aperta: dove sta il limite, e chi lo decide? I ragazzi che lo ascoltavano non prendevano appunti ma rimanevano in silenzio e quel silenzio era già pensiero, era già domanda: “Ma davvero possiamo partire da quello che abbiamo e non da quello che ci manca?”. Aveva, anzi, ha ragione Zanardi: i computer hanno le risposte; gli uomini, quelli veri, sanno fare le domande giuste.