Nel suo messaggio per la Quaresima di quest’anno, papa Leone XIV invita ad ascoltare e a digiunare. Anzitutto...
Rispetto e un grazie per tutti gli atleti alle Olimpiadi
C’è sempre un po’ di retorica attorno alle Olimpiadi e allo spirito olimpico. Ma, alla fine, le vicende sportive di queste manifestazioni ci lasciano sempre delle belle storie su cui meditare, e non sempre per fortuna, sono storie di successo. Certamente, la prima immagine è quella di Ilia Malinin pattinatore americano e vincitore annunciato dell’artistico. Due cadute consecutive e per lui solo l’ottavo posto: disperazione, delusione e le immagini del padre allenatore affranto e lui che, invece di ricevere sostegno, ne rimane mortificato. Poi il Gran Galà dove spensierato, in jeans e felpa ha dato il meglio di sé, con il pubblico a rendergli onore non per il risultato, ma per quello che lui è. L’altra immagine dalla 50 km di fondo femminile, la maratona della neve: la prima, la svedese Ebba Andersson attende al traguardo tutte le avversarie. Le saluta, le ringrazia, molte le abbraccia. A una concorrente sfinita e stesa sulla neve, va a addirittura a toglierle gli sci, fino all’ultima arrivata, attendendo molti minuti perché chi arriva, chi ha dato tutto, indipendentemente dalla medaglia, merita rispetto e un grazie. Siamo sempre là: passione, impegno, desiderio, non sono aspetti del nostro essere meno importanti se non portano ad un risultato, se non sono collegati a una prestazione. E come è difficile per noi genitori, educatori, insegnanti, riuscire ad alimentare tutto questo, dando significato a ciò che i ragazzi sono e fanno, al di là del risultato immediato, attraverso una presenza che non è giudizio, ma è l’accompagnare che alimenta la relazione e il dialogo. Certo non per tutti è così: bastava cambiare canale e trovare ancora chi giustificava la simulazione di un calciatore di qualche domenica fa, che di Olimpico aveva solo il ricordo dei tuffi di Klaus Dibiasi, sostenendo che, in fondo, è stato furbo, che così fan tutti, che chi è senza peccato scagli la prima pietra. Perché qui vincere è, invece, l’unica cosa che conta, e il fine giustifica i mezzi, ma noi sappiamo che neanche Machiavelli la pensava davvero così.



