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Riforma della disabilità al via, Acli: rischio intoppi burocratici

Cambiano le procedure per l’invalidità. Tra le novità centrali il “Progetto di vita”

Dopo Vicenza, dove è stata avviata il 30 settembre scorso, la sperimentazione sulla riforma della disabilità dal 1° marzo viene estesa alle province di Treviso, Venezia e Verona. Terminata la fase sperimentale, la riforma entrerà a regime su tutto il territorio nazionale il 1° gennaio 2027.

La riforma riguarda una platea di circa 15 mila persone in provincia di Treviso, cui si aggiungono altre 3000 in fase di revisione. L’Inps, a cui ora sono affidate le procedure, ha organizzato un incontro formativo per categorie economiche e parti sociali nella sede di Confcommercio provinciale.

Sparisce il concetto tradizionale di invalidità civile (con percentuali) e si introduce il concetto molto più ampio della disabilità, con indicatori funzionali che determinano 4 livelli: lieve, medio, elevato, molto elevato, che consentono di calibrare meglio gli interventi e le prestazioni in base ai bisogni effettivi della persona. Una delle novità centrali è il “Progetto di vita”: non più solo una fotografia sanitaria, ma un percorso personalizzato che tiene conto delle potenzialità e delle difficoltà dell’individuo.

La domanda di invalidità, ora, dovrà partire da un certificato medico che avvia in automatico il procedimento. L’accertamento è affidato all’Inps, non più alle Ulss, con criteri standardizzati a livello nazionale.

Dal 2026, è previsto, inoltre, un potenziamento dei permessi e congedi per i caregiver, inclusa l’estensione delle tutele per i lavoratori che assistono persone con disabilità grave, come l’aggiunta di dieci ore annue di permesso. Tutte le procedure, incluse le comunicazioni sulle convocazioni, sono gestite telematicamente tramite il Portale della disabilità dell’Inps.

La preoccupazione delle Acli

Il passaggio dal vecchio al nuovo regime non è esente da intoppi, a farlo notare sono le Acli di Venezia, che sottolineano il rischio di ingorghi burocratici per le pratiche di invalidità.

Dal punto di vista procedurale, il cambiamento principale riguarda le modalità di avvio dell’iter di accertamento della disabilità, che interessa chi presenta una nuova domanda di invalidità civile, indennità di accompagnamento o riconoscimento dell’handicap, ai sensi della legge 104/1992. Una pratica che coinvolge ogni anno decine di migliaia di cittadini: nel 2024 in Veneto sono state presentate oltre 198.000 domande, di cui 41.000 si sono tradotte in una prestazione di tipo economico.

Con il nuovo sistema, il procedimento partirà con l’invio telematico del certificato da parte del medico di medicina generale, abbreviando le tempistiche. Dopo l’accertamento sanitario, sarà necessario fornire quanto prima i dati socio-economici richiesti dall’Inps, anche con l’assistenza di un Patronato, per verificare il diritto ai benefici collegati allo stato di invalidità.

“La riforma della disabilità, nel suo complesso, è certamente un passo in avanti - sottolinea Loris Montagner, direttore regionale del Patronato Acli -. Ma, come già verificato nei territori in cui la sperimentazione è già in atto, tra cui Vicenza, le difficoltà operative creano un tappo burocratico, con ricadute negative sulle persone con disabilità e sulle loro famiglie”.

“I vecchi certificati emessi prima del 28 febbraio – sottolinea Montagner – sono scaduti e non più utilizzabili per l’inoltro delle domande. Tuttavia, la scarsa informazione e formazione tra i medici di famiglia rischia di rallentare il rilascio dei nuovi certificati: negli altri territori già coinvolti, nei primi due mesi di sperimentazione le pratiche sono crollate del 60-80%”.

C’è, poi, il nodo dei costi. Nei territori già in sperimentazione, il costo medio del certificato è passato da 65-80 euro a 150-250 euro, interamente a carico delle famiglie anche in caso di rigetto. “Da un lato questo costo rappresenta per molti un ostacolo economico all’accesso ai diritti, con il rischio che una riforma nata per garantire equità finisca per accentuare le disuguaglianze. Dall’altro lato, è un disincentivo ad avviare l’iter nel caso in cui l’obiettivo non sia un supporto economico, ma ad esempio le richieste di protesi o dei giorni di permesso lavorativo per i familiari”.

C’è, infine, il tema della scarsa conoscenza delle nuove procedure da parte degli stessi cittadini. “La trasmissione del certificato avvia l’iter, ma senza la trasmissione dei dati socioeconomici all’Inps si perdono le prestazioni a cui si ha diritto. Per questo, invitiamo i cittadini a presentarsi tempestivamente presso le nostre sedi per avere assistenza sull’intero procedimento”. (Man.Ma.)

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