lunedì, 26 ottobre 2026
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Coma dopo arresto cardiaco, uno studio migliora la definizione delle possibilità di recupero

Un esame della reattività del cervello può offrire nuovi elementi per definire cure e riabilitazione

Capire quali possibilità di recupero abbia una persona in coma dopo un arresto cardiaco è una delle sfide più delicate per i medici e una delle domande più difficili per i familiari. A questo tema è dedicato lo studio pubblicato sulla rivista scientifica internazionale Clinical Neurophysiology che vede come primo autore il dottor Paolo Zanatta, direttore dell’Unità operativa di Anestesia e Rianimazione del Ca’ Foncello e del Dipartimento di Pronto soccorso, anestesia e terapie intensive dell’Ulss 2, insieme a un gruppo multidisciplinare di ricercatori e professionisti della rete veneta.

La pubblicazione è il risultato di un percorso di ricerca pluriennale, completato da un progetto finanziato dalla Regione del Veneto nell’ambito della Ricerca Finalizzata Regionale (RSF-2017-00000548), con un contributo complessivo di 370mila euro. Il progetto ha coinvolto una rete di ospedali veneti, con il coordinamento scientifico di Zanatta, principal investigator, la collaborazione dell’Università di Padova e il coordinamento amministrativo dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona.

Un ruolo di rilievo, scientifico non solo nella pubblicazione ma anche nel raccordo tra valutazione neurologica, indagini neurofisiologiche e percorso riabilitativo, va ad Alessandra Del Felice (neurologa e docente del Dipartimento di Neuroscienze dell’Università di Padova), a Elena Rossato (direttrice del Servizio di Medicina fisica e riabilitazione dell’IRCCS Sacro Cuore Don Calabria di Negrar di Valpolicella), a Ernesto Gastaldo (neurologo esperto in neurofisiologia clinica, già attivo all’Ospedale dell’Angelo di Mestre e oggi direttore della Neurologia dell’Ospedale di Feltre), a Federico Linassi (anestesista rianimatore ricercatore dell’unità complessa di anestesia rianimazione di Treviso). Infine, un ringraziamento particolare va anche a Stefano Masiero ordinario di Medicina fisica e riabilitativa dell’Università di Padova nonché attuale presidente di ORAS, che ha favorito e dato il supporto scientifico e amministrativo al progetto sin dall’inizio.

La componente metodologica e statistica ha avuto il contributo di Manuela Cattelan, docente del Dipartimento di Scienze statistiche dell’Università di Padova, e della neuropsicologa Lucia Focella, preziosa e instancabile data manager del progetto con Valentino Marchesan.

LA RICERCA

Lo studio ha analizzato i dati di 160 persone ricoverate in terapia intensiva, in coma dopo un arresto cardiaco, nell’ambito del registro regionale con arruolamento tra luglio 2021 e giugno 2023. Gli ospedali di Verona e di Treviso hanno contribuito con il 90% dei partecipanti al registro.

I ricercatori hanno confrontato i risultati degli esami eseguiti entro le prime 72 ore con le condizioni dei pazienti a un anno di distanza, per capire quali segnali elettrici cerebrali precoci fossero associati a una migliore ripresa. Tra i pazienti sopravvissuti alla fase acuta, circa il 90 % presentava un esito neurologico e cognitivo favorevole.

Per i curanti, il valore di questi risultati consiste soprattutto nella possibilità di riconoscere meglio le prospettive di recupero, anche quando le condizioni iniziali sono molto gravi, e a orientare le decisioni sulle cure.

“Individuare segnali favorevoli già nei primi giorni può sostenere la programmazione della riabilitazione - prosegue Zanatta -. Anche per i familiari, disporre di elementi più precisi può rendere più chiaro il confronto con l’équipe curante, pur nell’incertezza che accompagna queste situazioni”.

Un ringraziamento particolare va alla Regione del Veneto per il finanziamento che ha contribuito a sviluppare e consolidare l’attività di ricerca anche nei contesti ospedalieri, valorizzando la collaborazione tra differenti professionisti supportati degli uffici amministrativi e delle unità di ingegneria clinica.

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