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Montebelluna: buone prassi contro la dispersione scolastica, che coinvolge in Veneto un giovane su dieci

Il fenomeno riguarda il 9,5% dei giovani in Veneto: nel 2025 in 2.755 hanno lasciato la formazione. Si è concluso lo scorso febbraio il progetto “Controvento” che ha unito la cooperativa Kirikù, la cooperativa Carovana e la cooperativa Luoghi Comuni: presentate martedì 24 marzo in biblioteca a Montebelluna alcune buone pratiche educative per arginare il problema.

Con il convegno “Per non disperdersi. Seminario sulla dispersione scolastica e alleanze territoriali” dello scorso 24 marzo si è ufficialmente concluso il progetto “Controvento”, realizzato dalle cooperative Kirikù di Montebelluna, Luoghi Comuni di Bassano del Grappa e Carovana di Cittadella per contrastare la povertà educativa nel territorio e arginare la dispersione scolastica e lavorativa dei giovani dagli 11 ai 17 anni. Attraverso tre buone prassi sviluppate ciascuna da uno dei soggetti coinvolti, si è voluta dare qualche possibile risposta al fenomeno della dispersione scolastica, che in Veneto riguarda il 9,5% dei giovani. Dall’analisi dei risultati del progetto, condotta da Sherpa dell’Università di Padova, emerge che un’azione integrata di prevenzione e azioni mirate, capace anche di mettere in moto relazioni a più livelli all’interno del territorio, consente di ottenere risultati validi.

La dispersione scolastica non è solo un problema educativo, ma è una sfida che riguarda l’intera comunità. Secondo i dati Istat del 2024,in Italia il 9,8% dei giovani tra i 18 e i 24 anni è uscito dal circuito formativo senza un diploma o una qualifica. Un dato in miglioramento rispetto al passato, ma che nasconde forti disparità: il tasso di abbandono infatti è più alto tra i maschi (12,2%) e purtroppo cresce in modo preoccupante tra gli studenti con cittadinanza straniera (24,3%). Quando i genitori hanno solo la licenza media, la probabilità di abbandono dei figli raggiunge il 22,8%, mentre crolla all’1,2% se almeno un genitore è laureato. I dati forniti dall’Ufficio scolastico regionale (Rapporto sulla Dispersione Scolastica, 2024/2025) il Veneto si colloca tra le regioni più virtuose d’Italia, con un tasso di abbandono del 9,5%, sotto la soglia del 10% fissata dall’obiettivo europeo. Eppure nel nostro territorio, nel corso del precedente anno scolastico, 2.755 ragazzi hanno interrotto il proprio percorso formativo, soprattutto quelli frequentanti i primi anni delle superiori e negli istituti professionali.

Su questi temi si è concentrato il convegno “Per non disperdersi. Seminario sulla dispersione scolastica e alleanze territoriali” svoltosi martedì 24 marzo in biblioteca a Montebelluna con il patrocinio del Comune di Montebelluna. L’appuntamento si è inserito nella cornice del progetto “Controvento. Per il contrasto alla povertà educativa”, concluso ufficialmente a febbraio 2026, che ha visto impegnate per un anno intero la cooperativa Kirikù di Montebelluna, la cooperativa Carovana di Cittadella, e le cooperative Luoghi comuni e Adelante di Bassano del Grappa. Il progetto, finanziato con il bando “Educare insieme” del Dipartimento per le politiche della famiglia, si proponeva di prevenire la dispersione e l’abbandono scolastico dei ragazzi della fascia 11-17 anni con azioni di prevenzione e integrazione nella comunità locale.

Il convegno del 24 marzo ha visto tra i protagonisti due esperti del settore: Katia Provantini, psicoterapeuta e ricercatrice sociale dell’Istituto Minotauro di Milano, e Piergiorgio Reggio, pedagogista dell’Università di Verona e presidente di Progetto 92 scs. Provantini ha evidenziato la fragilità di questi ragazzi e ragazze, divisi tra il bisogno umano di realizzare sé stessi e al contempo assumere una forma che rispetti o che sia coerente con le aspettative degli altri, soprattutto i propri cari e in primis i genitori: un compito spesso ai limiti dell’impossibile, da cui scaturisce una grande fragilità, senso di colpa e di inadeguatezza. Il bisogno di riconoscimento, di approvazione, di ricevere rassicurazioni, non riguarda solo i bambini, età in cui è naturale: riguarda soprattutto gli adolescenti ma anche gli adulti. Tutto questo non convive con l’idea che ciascuno di noi è chiamato a valorizzare i propri talenti, le proprie unicità, la propria soggettività. Reggio ha inoltre evidenziato come questa fragilità sia comune a tutti i ragazzi, indipendentemente dal ruolo sociale, mentre il successo è legato ancora in gran parte al titolo di studio e al capitale di istruzione dei genitori. Il contorno sociale dunque è altrettanto importante di quello psicologico, ma anche storico – la pandemia ha lasciato segni incancellabili – e culturale, ad esempio i genitori stranieri che vedono nell’istruzione del figlio una modalità di riscatto, o genitori che minimizzano o non sanno affrontare le difficoltà dei figli. Infine Reggio si è soffermato sull’importanza delle alleanze e del lavoro di rete per supportare i ragazzi e le ragazze e aiutarli a realizzare sé stessi anche attraverso lo studio e l’impegno, come ha dimostrato il progetto “Controvento”.

Inoltre, il progetto “Controvento” si è concretizzato in tre buone prassi sperimentate direttamente dalle cooperative promotrici: esperienze concrete nate sul territorio, che dimostrano come interventi mirati, costruiti sulla conoscenza dei contesti locali e sulla collaborazione tra soggetti diversi, possano fare la differenza nella vita dei ragazzi.Da un lato, la Cooperativa Kirikù ha presentato il suo Sportello di consulenza educativa per genitori con figli a rischio dispersione scolastica, un servizio attivato a giugno 2025 e che ha messo a disposizione dei genitori uno spazio di ascolto per accogliere difficoltà e preoccupazioni rispetto al percorso scolastico dei propri figli e di orientamento tra le varie opportunità e i diversi servizi del territorio. Finora lo sportello ha intercettato 79 genitori, offrendo loro un servizio completamente gratuito che ha permesso di metterli in contatto in breve tempo con la scuola e con il territorio, in base alle necessità. In molti casi infatti lo sportello è stato il primo passo che ha permesso di mettere in moto un sistema di interventi coordinati. Si tratta di una buona prassi in quanto lo sportello è risultato uno strumento leggero e facilmente accessibile, capace di accogliere e dare un prima risposta in tempi brevi oltre che costruire e facilitare connessioni tra scuola, famiglia e territorio.La cooperativa Luoghi comuni di Bassano ha poi portato l’esperienza dei Microlab, laboratori trasformativi per adolescenti in condizione di vulnerabilità. Si sono svolti in Villa Angaran a Bassano del Grappa e hanno coinvolto oltre cento ragazzi e ragazze durante l’anno scolastico: un appuntamento flessibile ma costante, offerto gratuitamente, in cui i giovani sono stati affiancati da volontari o esperti in un clima di orizzontalità. I laboratori educativi sono stati pensati come dispositivi di aggancio e trasformazione, capaci di partire da un oggetto di interesse scelto dai ragazzi e che facilitasse autenticità, sospensione del giudizio e affinità comuni. La pedagogia del fare si basa sulla proposta di uno spazio esperienziale fondato sull’autoproduzione, il riconoscimento e il parallelo sviluppo di idee e progettualità. I microlab possono essere considerati una buona prassi in quanto permettono a tutti i ragazzi, compresi quelli in dispersione scolastica, di sperimentarsi e di riscoprire il valore di sé stessi attraverso il fare e dello stare in gruppo.Infine la Cooperativa Carovana, che opera nell’alta padovana, ha raccontato il progetto Stop and go, anch’esso sviluppato nell’ambito del più ampio progetto “Controvento” che li ha visti anche partecipi di un tavolo dedicato. Pensato come una vera e propria scuola di seconda opportunità, l’iniziativa ha visto una sperimentazione nel periodo febbraio-giugno 2025 e ottobre-febbraio 2025-2026 con tre mattine a settimana di attività didattiche ed esperienziali per ragazzi e ragazze in dispersione, soprattutto nel primo biennio delle superiori. A partecipare sono stati 40 giovani tra i 14 e i 18 anni. Si tratta di una buona prassi in quanto propone un’integrazione con una proposta didattica, laboratoriale, attività esperienziali e di accompagnamento psico-educativo. Il focus di Stop and go non è il percorso scolastico, ma quello evolutivo in una visione di progetto di vita.

Per valutare l’impatto del progetto “Controvento”, i soggetti coinvolti hanno intrapreso un percorso commissionato a Sherpa, spin off dell’Università di Padova, concretizzatosi in un questionario quantitativo e interviste individuali. Il 39% dei rispondenti, ovvero 71 ragazzi e ragazze, ha dichiarato di trovarsi, o di essersi trovato in passato, in un periodo di interruzione degli studi o gravi difficoltà scolastiche, e per questo è stato individuato come target prioritario. Grazie alle iniziative messe in campo dalle cooperative partecipanti, il 54% di questo target prioritario ha compiuto un concreto movimento di riattivazione nel corso del progetto: nello specifico il 23% ha visto un rientro formativo a scuola o in CPIA, il 17% ha ripreso a studiare, l’11% ha ripreso hobby e sport, il 3% è stato inserito in un tirocinio lavorativo. Infine, un altro 23% ha richiesto un accompagnamento a più lungo termine. Rispetto al desiderio di continuità delle attività, il grado di coinvolgimento dei ragazzi è risultato estremamente elevato, con il 78% dei rispondenti che ha espresso il desiderio di continuare attività simili. Molto importanti sono state le dichiarazioni relative all’aumento dell’autoconsapevolezza e delle competenze trasversali, soprattutto per chi ha svolto lavori di gruppo. In base all’analisi di Sherpa, il modello “Controvento” ha funzionato perché ha visto modalità relazionali orizzontali, svolgimento in spazi sicuri, valorizzazione dei talenti individuali e alleanze territoriali integrate.

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