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Sport: Nonostante i successi alle Olimpiadi invernali anche in quest’ambito la strada per la parità di genere è lunga

Mentre i colleghi maschi sono solo “campioni”, per le donne la narrazione non si esime dal condire i successi con commenti sul loro corpo o sul ruolo di madri. Ma i padri atleti dove sono?
07/03/2026

Ancora il problema della narrazione: le Olimpiadi invernali di queste settimane, che hanno visto numerose medaglie dell’Italia conquistate delle atlete donne, ci hanno, inevitabilmente, offerto nuove occasioni di riflessione. Tra le protagoniste mediatiche c’è stata la pattinatrice olandese Jutta Leerdam, oro nei 1.000 metri e argento sui 500: in queste settimane sono fioccati articoli sulla sua collezione di borse, sulla sua casa, sul jet privato che l’ha riportata a casa, sul “grasso extra”, sul “corpo sexy”, e ovviamente sul fidanzato. Un’attenzione mediatica giustificata dal fatto che stiamo parlando di una persona volutamente appariscente, con i suoi 6,5 milioni di follower su Instagram e le partnership con diversi brand, la tuta della vittoria messa all’asta. È forse doveroso chiedersi, però, se si potevano evitare titoli come “La diva dei pattini regina della velocità: l’oro della dolce Venere di rimmel” o “L’atleta più sexy delle Olimpiadi” e concentrarsi, almeno in quel momento, sul fatto che avesse vinto una medaglia non proprio accessibile a chiunque. Abbiamo già citato Francesca Lollobrigida nell’articolo a pag.10, protagonista di titoli come “Mamma d’oro e campionessa straordinaria”, “La vittoria della mamma-atleta”, “Oro di mamma”, rincarati sul palco dell’Ariston da Carlo Conti. Lollobrigida si è dichiarata non offesa da quegli appellativi, perché per lei è importante portare il messaggio che si può essere madri e atlete di successo. Ma allora dove sono i padri alle Olimpiadi? Tutti gli atleti che abbiamo visto vincere medaglie erano senza prole? Ci stiamo dicendo che non ci sono difficoltà a essere padri e atleti di successo, mentre è molto più difficile essere madri e atlete di successo? Forse, allora, la polemica sulla “mamma d’oro” non è poi così sterile.

Questione di investimenti

La campionessa Deborah Compagnoni, ce lo ricorda: è anche una questione di denaro. In più sensi. Come in tutte le cose della vita, laddove si investe si ottengono dei risultati, o per lo meno dei cambiamenti: prendendo uno sport nazionalpopolare come il calcio, sappiamo che in Italia le tesserate sono aumentate del 126% dal 2008 al 2022 e le praticanti tra i 10 e i 15 anni registrano un +167%; è aumentato anche il pubblico, che l’Uefa quantifica in un 20% della popolazione italiana. Per fortuna, dopo un’iniziale bocciatura della maggioranza, con il decreto legislativo Milleproroghe si è prorogato il fondo per il professionismo negli sport femminili, rifinanziato con 4 milioni di euro per il 2025. Investimenti che spesso ritornano: come rileva il “Sole 24 ore”, escludendo i proventi generati automaticamente dai diversi club, “c’è stata una crescita del 147% dalla stagione 2019/2020 a quella 2022/2023; con un incremento che ha caratterizzato tutte le voci di entrata: diritti audiovisivi (+216%), ricavi commerciali (+94%) e contributi (+192%, Serie A)”. Altro punto, il tema della retribuzione. Nel calcio italiano il salary gap ha iniziato a colmarsi con il sospirato passaggio al professionismo, a luglio 2022, che ha permesso alle calciatrici di incassare le garanzie e il riconoscimento di diritti e tutele, oltre a uno stipendio base, le assicurazioni e una pensione. Ma il gap rimane: i calciatori che compiono 24 anni entro il 31 dicembre dell’anno in cui ha inizio la stagione sportiva di riferimento guadagnano 42.477 euro contro i 26.664 euro delle calciatrici. Ci sono, infine, degli investimenti che potremmo definire “indiretti”, cioè quelli alle politiche per la famiglia. Non a caso sul tema si è espressa anche un’altra super campionessa: Federica Pellegrini ha commentato la bocciatura alla proposta di legge del congedo parentale scrivendo che l’Italia vuole figli solo se è la mamma a “sobbarcarsi” tutto il lavoro. “È sempre la scelta che ci manca, lavorare e fare carriera o avere una famigli - conclude -, è una scelta indotta dagli aiuti che non abbiamo e quindi non è una scelta”.

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