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Un convegno sul riconoscimento sociale e professionale del lavoro familiare

L’appuntamento lo scorso 31 ottobre a Palazzo dei Trecento a Treviso promosso dal Moica, Donne attive in famiglia e società
05/11/2026

“Il Foglio bianco”: tre parole che richiamano l’idea di una nuova pagina, in cui la cura diventi una responsabilità condivisa. È questo il tema del convegno promosso sabato 31 ottobre dal Moica – Donne attive in famiglia e società aps, a Palazzo dei Trecento, a Treviso.

Al centro dell’incontro il lavoro familiare e assistenziale, essenziale, ma spesso privo di riconoscimento e ancora prevalentemente a carico delle donne. Lo spunto era la Giornata internazionale del lavoro invisibile.

“Ancora oggi la parola famiglia e la parola lavoro sembrano una contrapposizione, sembrano un ossimoro, sembrano un controsenso”. Con queste parole, Luisa Santolini, membro del Comitato scientifico dell’Osservatorio nazionale sulla famiglia, ha evidenziato la difficoltà di conciliare la dimensione familiare e quella professionale. Le istituzioni, ha osservato, tendono a considerare la famiglia più come un problema da risolvere che come una risorsa. Eppure, “le scelte che si fanno in campo lavorativo passano tutte attraverso la famiglia”.

Santolini ha richiamato anche il valore del lavoro domestico: “Questo lavoro familiare, svolto fondamentalmente dalle donne ma non sempre e non solo dalle donne, costituisce una ricchezza che non è mai stata contabilizzata”. Da qui la necessità di riconoscere il ruolo dei caregiver e superare l’idea della cura come questione privata.

Sul piano europeo, Francesca Vianello, responsabile di Europe Direct Venezia Veneto, ha richiamato il peso del lavoro di cura non retribuito nelle disuguaglianze di genere. “La discriminazione di genere inizia a casa”, ha sottolineato, citando i dati dell’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige): l’82% delle donne svolge lavori domestici almeno quattro giorni alla settimana, contro il 65% degli uomini. “La partecipazione alla cura non basta, quello che conta è anche l’intensità: le donne si dedicano di più”, ha aggiunto.

Ma la disparità emerge anche sul piano previdenziale: nel 2024, nell’Unione europea, la pensione media delle donne di almeno 65 anni era inferiore del 24,5% rispetto a quella degli uomini. Tra gli strumenti indicati da Vianello per ridurre questa distanza, figurano i servizi per l’infanzia e per le persone non autosufficienti, i congedi per l’assistenza e il riconoscimento dei periodi dedicati alla cura, oltre a una maggiore condivisione delle responsabilità familiari.

Un ulteriore elemento emerge dai dati presentati da Silvia Bruzzone dell’Istat: secondo l’Indagine sull’uso del tempo 2023, le donne dai 15 anni in su dedicano, in un giorno medio, 4 ore e 21 minuti al lavoro familiare non retribuito, contro 1 ora e 54 minuti degli uomini.

L’incontro era iniziato con la relazione della teologa Claudia Leal, presente al pomeriggio al Centro della famiglia.

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