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Paralimpiadi: prende il via la 14ª edizione dall’Arena di Verona
Con una sontuosa cerimonia di chiusura domenica 22 all’Arena di Verona, le Olimpiadi Milano Cortina 2026 lasciano, ora il posto alle Parlalimpiadi. La 14ª edizione dei Giochi paralimpici invernali si svolgerà dal 6 al 15 marzo in diverse località del nord Italia, con gare distribuite tra Milano, Cortina d’Ampezzo, Val di Fiemme e altre sedi montane. L’inaugurazione ufficiale avrà luogo venerdì 6 marzo, ancora protagonista l’Arena di Verona, che ospiterà oltre 600 atleti provenienti da tutto il mondo. Accanto allo spettacolo sportivo, le Paralimpiadi invernali Milano Cortina 2026 porteranno in scena discipline ad alto contenuto tecnico ed emotivo, come lo sci alpino paralimpico, lo snowboard, lo sci di fondo, il biathlon e l’hockey su slitta.
È veneto il commissario straordinario per le Paralimpiadi. Con l’ingegnere di origini polesane Giuseppe Fasiol, nominato nel settembre 2025 dopo una lunga esperienza nel campo delle infrastrutture e delle opere pubbliche per la Regione Veneto, parliamo dei prossimi Giochi.
Dottor Fasiol che cosa deve fare il Commissario straordinario di governo per le Paralimpiadi? Qual è il suo incarico in concreto?
Il mio è un ruolo di coordinamento di tutte le azioni necessarie all’organizzazione dei giochi paralimpici. In Italia, per legge, la Fondazione Milano-Cortina è il soggetto che organizza i giochi, sia olimpici che paralimpici. Accanto a questa c’è un’altra società, la Società infrastrutture Milano-Cortina (Simico), che realizza le opere necessarie. È importante considerare che questi giochi olimpici e paralimpici si svolgeranno su un territorio molto ampio: Regione Veneto, Regione Lombardia, Provincia autonoma di Trento, Provincia autonoma di Bolzano. Sono interessati vari comuni: oltre ai comuni di Milano e Cortina, anche Predazzo, Tesero, Bormio, Livigno e Verona. Proprio per questa complessità il governo ha deciso di individuare una figura di coordinamento, e ha scelto me per questo incarico. Ho quindi avviato un confronto con tutti i soggetti coinvolti per verificare che ciascuno stia facendo quanto necessario, con particolare attenzione ad accessibilità e inclusione. Si tratta di un’attività molto pratica sul campo (senza dimenticare il lavoro d’ufficio altrettanto necessario). Ad esempio, la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi si terrà all’Arena di Verona, mentre altre manifestazioni e gare si svolgeranno a Milano e in diverse sedi montane; stiamo continuando a fare sopralluoghi per verificare che tutti gli allestimenti rispettino le condizioni di accessibilità per persone con disabilità motoria, sensoriale, visiva, cognitiva o relazionale. Controlliamo l’eliminazione delle barriere architettoniche, la presenza di servizi adeguati, la corretta segnaletica, e tutti quegli accorgimenti richiesti anche dal Comitato paralimpico internazionale, che sovrintende all’organizzazione.
Questo ruolo esisteva anche nelle precedenti edizioni delle Paralimpiadi?
No, non è un ruolo storico. È stato istituito proprio per Milano-Cortina perché, come dicevo, queste Paralimpiadi sono molto diffuse sul territorio, a differenza di edizioni precedenti che si svolgevano in una sola città. Inoltre, al mio incarico sono state assegnate risorse pubbliche, che metto a disposizione dei vari soggetti per allestimenti e organizzazione generale. Questo aumenta ulteriormente la complessità rispetto al passato.
Di quante opere infrastrutturali si è occupato? Quante persone saranno accolte complessivamente?
Per quanto riguarda le opere infrastrutturali, non possiamo distinguere tra quelle per le Olimpiadi e quelle per le Paralimpiadi. Il programma delle opere è comune a entrambi gli eventi: il decreto approvato dal Governo nel settembre 2023 prevede circa 3 miliardi e mezzo di euro. Io però non mi occupo delle singole opere pubbliche, ma dell’organizzazione dell’evento: cerimonie di apertura e chiusura, villaggi olimpici, accoglienza degli atleti, dei dirigenti, dei media e degli spettatori. È stato realizzato un villaggio olimpico a Cortina da circa 1.400 posti; un grande villaggio a Milano, che dopo i Giochi diventerà studentato universitario; un terzo villaggio a Predazzo, nella caserma della Guardia di Finanza. Tutti questi spazi vanno allestiti e organizzati pensando anche alle disabilità degli atleti, degli accompagnatori, dei giornalisti e del pubblico. Guardando ai numeri, gli atleti paralimpici saranno circa 660. Se saranno confermati, saranno le Paralimpiadi invernali più numerose di sempre. A questi vanno aggiunte tutte le persone della cosiddetta “famiglia paralimpica”: staff, media accreditati, dirigenti, volontari, tecnici. Oltre, ovviamente, agli spettatori. Chiaramente, gli atleti, anche olimpici, non sono obbligati a soggiornare nei villaggi che si stanno predisponendo, ciascuna Federazione nazionale può scegliere, ma viene offerta loro la possibilità di creare comunità all’interno di questi spazi.
Colpisce molto questa idea che si possa creare una comunità anche attraverso i villaggi olimpici.
È uno dei principi fondamentali del movimento paralimpico: condivisione, non discriminazione, lealtà e spirito agonistico positivo. Ho avuto il privilegio di assistere a diverse gare, come quelle di sci alpino e sci di fondo, ad esempio, durante la coppa del mondo di sci alpino paralimpico a Cortina. Gli atleti che hanno partecipato a queste competizioni sono davvero straordinari. Gareggiano con lo spirito che ho menzionato: la realtà della competizione è importante, ma la correttezza e la non discriminazione nei confronti di qualsiasi tipo di disabilità sono fondamentali.
Secondo lei che cosa può insegnare lo sport paralimpico a chi non vive la disabilità?
Cito il presidente del Comitato paralimpico internazionale: “Le Paralimpiadi possono contribuire a rivoluzionare il mondo”. Avvicinano le persone senza disabilità a comprendere meglio il tema, superando stereotipi e pietismo. A Parigi 2024, ad esempio, le Paralimpiadi hanno avuto un enorme successo di pubblico proprio perché sono state percepite come sport vero, con un forte valore sociale e inclusivo senza spazio per il pietismo. Il rischio di caderci però è sempre “dietro l’angolo”. Vorrei legare a questo il concetto di “universal design” che si basa su un’idea semplice: la disabilità non è una caratteristica della persona, ma una caratteristica della persona in relazione all’ambiente. Se l’ambiente non è progettato correttamente, può creare disabilità. Pertanto, ogni ambiente dovrebbe essere progettato in relazione alla sua funzione e tenendo conto di tutte le possibili caratteristiche delle persone. Per questo nel mio lavoro mi sto avvalendo di un consulente, Roberto Vitali, professionista molto noto in Italia, che vive una disabilità motoria. Con lui verifichiamo aspetti concreti: rampe, porte, banconi, servizi igienici, segnaletica, altezze dei campanelli. Spesso sono interventi semplici e poco costosi, ma fondamentali.
Cosa lascerà questo lavoro dopo i giochi?
È la cosiddetta legacy. C’è una legacy materiale (strade, gallerie, impianti sportivi), ma soprattutto una legacy immateriale: una maggiore consapevolezza su accessibilità, inclusione e disabilità. Nonostante l’impegno e la fatica su molti fronti, le Paralimpiadi sono una grande opportunità, anche in termini di sensibilizzazione. Un ambiente può essere accessibile, ma non inclusivo; ad esempio, noi stiamo lavorando affinché nelle tribune degli stadi non ci siano spazi separati, ma una vera integrazione. Questo evento può contribuire a un cambio di mentalità nei territori che lo ospitano e, con il tempo, si spera anche a livello nazionale e internazionale.



