sabato, 08 agosto 2026
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Abruzzo, slavina su hotel: circa trenta tra morti e dispersi

I soccorritori lavorano in condizioni difficilissime. “E' un momento difficile, ma non dobbiamo perdere la speranza”. Sono queste le parole di monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne.

Tragedia all'hotel 'Rigopiano' a Farindola, sul Gran Sasso, spazzato via da una immensa slavina. Trenta persone, il personale dell'albergo e i clienti, sono da quasi 24 ore sotto la neve e le macerie. Ci sono anche dei bambini coinvolti. Da stamattina sono stati estratti tre corpi dalle macerie. Secondo fonti dei Carabinieri un'altra persona sarebbe stata individuata ma non ancora recuperata. 

I soccorritori lavorano in condizioni difficilissime. "Ci sono tanti morti", secondo quanto ha riferito all'Ansa il capo del Soccorso alpino abruzzese Antonio Crocetta, che da ieri sera si è messo in marcia insieme agli altri soccorritori sugli sci in quanto le strade di accesso all'albergo erano bloccate da due metri di neve, caduta negli ultimi giorni. La slavina si è staccata molto probabilmente a causa delle scosse di terremoto di ieri mattina. La Procura di Pescara ha aperto una indagine per omicidio colposo.

Già quattro le vittime accertate, ma il bilancio è fatalmente destinato ad allargarsi.

“È un momento difficile, ma non dobbiamo perdere la speranza”. Sono queste le parole di monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne, all’indomani del terremoto che ha colpito l’Abruzzo, insieme all’esondazione di diversi fiumi e alla neve che non sembra lasciar tregua. “L’hanno definita l’Apocalisse d’Abruzzo – continua Valentinetti – perché ci sentiamo inadeguati e impotenti di fronte a quanto accade. Non siamo e non eravamo pronti a fronteggiare l’allerta meteo per cui si è addirittura mobilitato l’esercito e ci sentiamo nuovamente inermi per la terra che continua a muoversi con forza”. Pescara allagata, diversi paesi senza corrente elettrica da più di 48 ore, tanta neve nelle comunità della diocesi metropolitana, soprattutto sulla sponda teramana della chiesa locale e nelle ultime ore la slavina che si è abbattuta sul resort di montagna in provincia di Pescara.

“Siamo in apprensione per la situazione dell’hotel di Farindola, nel nostro territorio, anche se le ultime notizie sono drammatiche – ribadisce il presule – e continuiamo a sperare per gli ospiti e i dipendenti della struttura. Abbiamo, inoltre, paesi irraggiungibili perché ricoperti dalla neve e diversi parroci, insieme alle loro comunità, sono barricati in casa come topi. Avere speranza, però, significa non abbatterci, rimboccarci le maniche, dare il massimo per la risoluzione dei problemi e attivare quei sistemi di solidarietà necessari almeno per tamponare le situazioni di emergenza. Avere speranza vuol dire saper porgere lo sguardo sulle situazioni positive – seppur minori delle disgrazie – che si realizzano nei momenti più bui”. Si riferisce ai tanti volontari che in questi giorni si danno da fare senza sosta, il vescovo di Pescara, e alle reti di sostegno amicale e familiare che sempre si attivano nelle situazioni difficili. “Con le forze che abbiamo, e soprattutto con la Caritas diocesana ce la stiamo mettendo tutta – conclude Valentinetti – per offrire un pasto e un posto caldo e per andare in soccorso di coloro che stanno affrontando questo momento di calamità nella solitudine. Stiamo, altresì, cercando di attrezzarci per raggiungere le parrocchie isolate e per portare sostegno ai nostri fedeli e ai nostri sacerdoti”.

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