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Festa di san Pio X a Riese, e il rifiuto ricordato da mons. Cevolotto: “Io benedico la pace e non la guerra”

Il vescovo di Piacenza-Bobbio, trevigiano di origine, nell’omelia, ha tracciato un ponte ideale tra la profezia del disarmo e la sfida, attualissima, dell’accoglienza. Si è soffermato sulla profonda sintonia tra Pio X e monsignor Giovanni Battista Scalabrini (a fine ‘800 si trovarono ad essere entrambi vescovi nelle diocesi limitrofe di Mantova e Piacenza) di fronte al dramma dell’emigrazione italiana

“Io benedico la pace e non la guerra”. Nel netto rifiuto opposto da Papa Sarto all’ambasciatore austriaco alle soglie della Prima guerra mondiale c’è l’eredità più attuale di San Pio X. Sabato 21 agosto, a conclusione dell’intensa settimana di preghiera che ogni anno gli dedica il suo paese natale, Riese Pio X, la figura del Santo è stata rievocata da monsignor Adriano Cevolotto, vescovo di Piacenza-Bobbio, originario della nostra diocesi, rettore del Seminario, quindi per anni parroco a Castelfranco Veneto (prima a Santa Maria della Pieve, successivamente al Duomo) e poi vicario generale della Diocesi di Treviso.

Monsignor Cevolotto, nell’omelia, ha tracciato un ponte ideale tra la profezia del disarmo e la sfida, attualissima, dell’accoglienza. Si è soffermato sulla profonda sintonia tra Pio X e monsignor Giovanni Battista Scalabrini (a fine ‘800 si trovarono ad essere entrambi vescovi nelle diocesi limitrofe di Mantova e Piacenza) di fronte al dramma dell’emigrazione italiana, alimentata da povertà e assenza di prospettive. Entrambi intuirono che il fenomeno migratorio non riguardava solo chi lasciava la propria terra, ma interpellava la coscienza delle comunità di arrivo: “Da come venivano accolti i migranti - ha detto Cevolotto - dipendeva il futuro dei Paesi e la fedeltà al Vangelo delle Chiese”.

Una riflessione incisiva che scuote il presente, richiamando la recente enciclica “Magnifica humanitas” di Leone XIV: “Il modo in cui una società li (i migranti) tratta mostra se la sua idea di giustizia è guidata dalla paura o dalla fraternità”.

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Chiesa gremita e processione che al termine si è distesa lungo tutta la via principale di Riese fino alla Casa natale di Pio X. “Ormai questa festa è ritornata, dopo l’appuntamento del Centenario e la Peregrinatio corporis, a un profondo significato religioso - ha commentato il parroco don Giorgio Piva . Non solo i parrocchiani, ma molti che venerano San Pio X considerano questo un appuntamento fisso per riflettere sulla propria fede e sulla dimensione comunitaria così cara al nostro illustre concittadino”.

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