lunedì, 20 aprile 2026
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In Europa si aggira lo spettro della re-immigrazione

La parola all’analista politica americana Heidi Beirich, cofondatrice del Progetto globale contro l’odio e l’estremismo: “la re-immigrazione sarebbe peggio dell’apartheid, perché le persone verrebbero allontanate con la forza dalle proprie case”

Un’ombra inquietante torna a proiettarsi sul Vecchio Continente, ma stavolta il richiamo non è alle ideologie di classe, bensì alle derive più oscure del Novecento. Si tratta della “teoria della razza”, un costrutto di matrice nazista che sembrava confinato ai libri di storia e che invece riaffiora oggi sotto nuove spoglie. Il concetto ha subito un’operazione di ripresa politica, diventando il cosiddetto “re-immigration program”. Questa strategia è ora il pilastro programmatico di Afd: una forza che, con oltre il 20% dei consensi, si è imposta come secondo partito tedesco, portando istanze post-naziste nel cuore delle istituzioni democratiche.

L’idea risale alla Germania nazista della fine degli anni Trenta del secolo scorso. I nazisti tentarono di “remigrare” gli ebrei presenti in Germania verso il Madagascar. Ma il concetto ha ripreso forma negli ultimi anni, grazie all’opera di Renaud Camus, intellettuale francese che ha scritto, nel 2011, il saggio “Le grand remplacement”, dando vita alla teoria della sostituzione etnica.

La sua teoria nazionalista bianca, ampiamente smentita, sostiene che le élite stiano sostituendo i cristiani bianchi in Occidente con persone non bianche, principalmente musulmane, attraverso migrazioni di massa e cambiamenti demografici. Camus definisce questo fenomeno “genocidio per sostituzione”. I nazionalisti di estrema destra in Europa e altrove hanno tratto ispirazione da questa teoria, che trova sostenitori anche nel nostro Paese. Pochi sanno, infatti, che vi è in corso una raccolta firme nelle anagrafi e nei banchetti delle piazze, a sostegno di una specifica proposta di legge di iniziativa popolare per la re-immigrazione. L’idea di re-immigrazione sta guadagnando terreno anche negli ambienti repubblicani statunitensi e più volte è stata citata dal presidente Trump.

Per approfondire cosa sta sotto a questa teoria abbiamo intervistato l’analista politica americana Heidi Beirich (nella foto), cofondatrice del Progetto globale contro l’odio e l’estremismo.

Dagli Stati Uniti all’Europa, l’idea di espellere con la forza gli immigrati non bianchi sta prendendo piede. Da dove proviene?

L’idea politica è stata sviluppata da Martin Sellner, un ex neonazista austriaco, leader di fatto del movimento ultranazionalista Generation identity. In sostanza, la re-immigrazione è la risposta politica alla teoria del complotto suprematista bianco della Grande sostituzione, che propugna la deportazione degli immigrati. Tale teoria sostiene che i bianchi vengano sostituiti con la forza nei loro Paesi d’origine, in un complotto ordito da ebrei o globalisti.

Perché l’idea di “re-immigrazione” si sta diffondendo sempre di più?

Soprattutto, perché i partiti politici di estrema destra negli Stati Uniti e in Europa stanno promuovendo quest’idea attraverso i social. Trump ne ha parlato su Twitter e sta creando un ufficio per la Re-immigrazione, presso il Dipartimento di Stato. Negli ultimi due anni si sono tenuti anche vertici sul tema, in Europa, con la partecipazione di politici di destra di diversi paesi.

Non c’è il rischio di evolversi verso una nuova forma di apartheid?

Sì, è davvero terrificante. La re-immigrazione è sostanzialmente una pulizia etnica di tutte le popolazioni non bianche. Sarebbe peggio dell’apartheid, perché le persone verrebbero allontanate con la forza dalle proprie case.

Dopo la nuova guerra con l’Iran, l’Europa sembra sempre più distante dalle scelte di Trump, tranne che su questo tema: è vero?

Sembra che l’Europa si stia allontanando da Trump e da tutto il caos che ha creato, ma l’immigrazione alimenta l’estrema destra, quindi la situazione non cambierà.

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