La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...
Case della comunità: completate 99 strutture su 102. Ora la sfida del personale
Le Case della Comunità entrano nella fase decisiva del loro percorso. E lo fanno con una conferenza stampa di presentazione celebrata sabato scorso, praticamente in contemporanea, da tutte le Ulss del Veneto. Un modo, prima di tutto, per ribadire di aver rispettato la scadenza del 30 giugno prevista dal Piano nazionale di ripresa e resilienza, Pnrr, per il completamento delle opere. Ma, è bene sottolinearlo subito, il termine fissato dal Pnrr riguardava il completamento delle strutture e non la loro piena operatività, che, ora, richiede una complessa fase organizzativa costruita insieme ai professionisti, ai medici di medicina generale e ai territori. Sono circa 99 le Case di comunità attivate in Veneto, su 102 programmate complessivamente, accessibili, quando saranno operative, tramite il numero unico 116117. Vediamo, allora, qual è la situazione in tre Ulss del nostro territorio.
Ulss2 Marca trevigiana
L’Ulss 2 guarda ora all’attivazione progressiva del nuovo modello di assistenza territoriale, che prenderà concretamente forma dalla fine dell’estate. “Il 30 giugno rappresentava una tappa fondamentale del percorso previsto dal Pnrr e l’Ulss 2 ha rispettato questo impegno, completando 15 delle 17 Case della comunità previste e avviando a conclusione anche la sedicesima - sottolinea il direttore generale, Giancarlo Bizzarri -. Però le Case della comunità non sono semplicemente nuovi edifici: rappresentano un modo diverso di fare sanità territoriale. Per questo serve un’attivazione graduale”.
L’Ulss 2 ha realizzato 16 Case della comunità, distribuite in modo capillare sul territorio con una sede ogni circa 50 mila abitanti, per un investimento complessivo di 44 milioni.
A oggi 15 strutture hanno completato la fase edilizia entro la scadenza del 30 giugno; la Casa della comunità di Casier sarà ultimata entro fine anno. Le sedi previste sono ad Asolo, Casier (Dosson), Castelfranco Veneto, Codognè, Conegliano, Farra di Soligo, Mogliano Veneto, Montebelluna, Motta di Livenza, Oderzo, Paese, Pieve del Grappa (Crespano), Treviso (Sant’Ambrogio di Fiera), Treviso (Palazzo Moretti, che ha perso la possibilità di accedere ai fondi Pnrr), Valdobbiadene, Villorba e Vittorio Veneto.
In queste settimane l’azienda sanitaria è impegnata nella definizione dei modelli di funzionamento delle strutture, attraverso un lavoro condiviso con medici di medicina generale, professionisti sanitari, enti locali e servizi sociali.
Parallelamente è in corso una ricognizione delle esperienze già funzionanti ed efficaci di presa in carico della cronicità, per sviluppare un’organizzazione calibrata sulle reali esigenze dei diversi territori, sicura e sostenibile, evitando modelli standardizzati e valorizzando le specificità locali.
Una volta definiti i servizi presenti in ogni Casa della comunità, esse dovrebbero diventare un punto strategico di accesso ai servizi sanitari e socio-sanitari, garantendo una presa in carico integrata grazie al lavoro di équipe multiprofessionali composte da medici di medicina generale, infermieri di famiglia e comunità, specialisti e altri professionisti.
La presenza infermieristica sarà garantita per dodici ore al giorno, sette giorni su sette, mentre la copertura medica sarà assicurata nell’arco delle 24 ore attraverso l’integrazione tra medici di medicina generale, Continuità Assistenziale e professionisti aziendali.
In questo modo, molti utenti che oggi si rivolgono impropriamente ai Pronto soccorso potranno trovare una risposta direttamente nelle Case della comunità.
Ulss 4 San Donà
Sono realtà le sei Case della comunità dell’Ulss 4 Veneto Orientale, a Portogruaro, San Michele al Tagliamento, San Donà, Caorle, Jesolo e Cavallino-Treporti. Tutte attive e operative, secondo l’azienda sanitaria porteranno sul territorio un nuovo modello di assistenza pensato per stare più vicino ai cittadini. Nel complesso, le sei strutture servono un bacino di utenza di oltre 226 mila cittadini. L’investimento per la loro realizzazione supera i 17 milioni di euro, provenienti da fondi Pnrr, Fsr (Fondo sanitario regionale), Fondo opere indifferibili e Fondo Gse. Il direttore generale Carlo Bramezza ha assicurato che tutte e sei le Case di comunità sono pienamente funzionanti con i servizi previsti dal Dm77/22, dal Punto Unico di Accesso (Pua), sportello che raccoglie e gestisce le richieste di prestazioni e/o servizi, alla presenza medica h 24, 7 giorni su 7 grazie alla collaborazione con i medici di medicina generale, i medici della continuità assistenziale e quelli incardinati nei servizi territoriali dell’Ulss 4, ai pediatri di libera scelta, all’infermiere di famiglia e all’assistenza domiciliare integrata.
Per quanto riguarda l’attività specialistica, i servizi ambulatoriali sono presenti e saranno progressivamente implementati e calibrati anche in base alle richieste dell’utenza. Il Pnrr ha, inoltre, permesso l’acquisto di nuove strumentazioni per la diagnostica di base e sistemi informatici per l’implementazione e sviluppo della telemedicina sul territorio, la cui installazione è prevista non solo nelle Case di comunità, ma anche nelle case di riposo, farmacie e ambulatori del territorio, ampliando la rete di prossimità. Al fine di garantire la piena operatività delle Case di comunità sono stati organizzati percorsi di formazione rivolti al personale del Punto unico di accesso, per rispondere in modo sempre più efficace ai bisogni assistenziali e amministrativi di una popolazione anziana.
Ulss 3 Serenissima
Chiusi i cantieri nelle 13 Case della comunità ( Marcon, Martellago, Noale nel nostro territorio) dell’Ulss 3 Serenissima. Ora si attende il passaggio dalla fase dei lavori a quella operativa, come ha sottolineato il direttore generale, Massimo Zuin: “Ora è il tempo della messa a regime, e i protagonisti sono operatori sanitari, infermieri, medici e soprattutto i medici di medicina generale, realtà imprescindibile per il modello che stiamo costruendo”.
Un ruolo centrale è affidato ai medici di famiglia, al centro del nuovo modello organizzativo. Dopo l’intesa firmata tre settimane fa,
“I medici di medicina generale sono pronti a contribuire alla costruzione di un modello territoriale efficace, fondato su regole chiare, sostenibilità organizzativa e valorizzazione del lavoro che già oggi viene svolto sul territorio”. A dirlo è Enrico Peterle, segretario regionale di Fimmg Veneto, che sottolinea: “Le Case della comunità devono essere considerate un’opportunità aggiuntiva per integrare servizi e professionalità. Non sostituiscono gli ambulatori dei medici di famiglia, che restano il primo presidio di prossimità e il luogo nel quale si costruisce ogni giorno il rapporto fiduciario con i pazienti. Proprio per questo è necessario che il loro funzionamento venga definito insieme ai professionisti coinvolti, evitando soluzioni calate dall’alto e difficilmente applicabili nella pratica quotidiana”.



