La polemica l’ha innescata Flavio Briatore, il noto imprenditore che, quanto a offrire ghiotte occasioni...
Il Veneto è a secco: emergenza (cronica) deficit idrico
I bollettini sulla disponibilità di acqua in Veneto sono ancora bollettini di guerra. La provincia di Treviso, secondo Arpav Veneto, ha le falde acquifere in crisi. Nell’alta pianura trevigiana siamo stabilmente sotto i minimi stagionali: in giugno, un mese nel quale spesso si registra un’importante ricarica gli incrementi sono deboli (a Castelfranco nulli). Insomma, i nostri “serbatoi” sono in riserva e non è bastato un mese solo inizialmente piovoso.
Emergenza cronica
Ormai la situazione, di anno in anno, si cronicizza. Piove a macchia di leopardo: Oderzo, ad esempio, ha registrato ben 206 millimetri a giugno, ma è stato un episodio locale. Il Piave è in calo costante. Non va meglio a Venezia: le zone costiere, in piena stagione turistica e dell’orticoltura, registrano un forte deficit idrico. Il suolo, a causa delle alte temperature, è stato completamente inaridito. L’acqua scarseggia soprattutto sul Po: il cuneo salino risale anche sul Brenta e sull’Adige, minacciate le prese di acqua potabile sulla costa.
In quota non c’è più neve e il Consorzio Piave e Acque risorgive e Veneto Orientale cercano di evitare turnazioni drastiche.
Di certo, non è pensabile mantenere giardini all’inglese nelle case private e far inaridire i terreni agricoli, soffocando mais, frumento, frutta e verdura.
Stato d’emergenza
Medesime considerazioni si possono per tutto il Veneto. Alla fine, il presidente della Regione Stefani, con un provvedimento grave, l’ordinanza numero 72, ha dichiarato lo stato di emergenza regionale per deficit idrico.
Per il presidente abbiamo perso 2,4 miliardi di metri cubi d’acqua. Dal 1° luglio i Comuni sono invitati a limitare l’irrigazione di giardini, prati e orti durante le ore più calde della giornata, il lavaggio privato di autoveicoli, cortili e piazzali esterni, il riempimento di piscine private e vasche ornamentali e l’uso non strettamente necessario di acqua attinta da pozzi privati.
Ai Consorzi di bonifica è stato ordinato di preservare l’accumulo della risorsa idrica per sostenere, grazie a rilasci coordinati, i canali irrigui delle province di Treviso e Venezia. Purtroppo, gli invasi, i famosi laghetti promessi dal Governo nel 2022, non ci sono.
Precipitazioni in calo
Per chi abbia dei dubbi sul cambiamento climatico, rapido e inarrestabile, Arpav Veneto ricorda che a giugno 2026 sono caduti in Veneto 85 mm di precipitazioni contro una media del periodo 1991-2020 di 100 mm. I dati locali sono ancora peggiori: a Codevigo (Padova) 11 mm, a Chioggia 14 mm, a Rosolina, sul Po, 18 mm. Il Sile è crollato del 48 per cento, il Livenza del 25, il Brenta del 16, il Bacino scolante di Venezia registra un -41.
Tra ottobre 2025 e giugno 2026 le precipitazioni sono state mediamente di circa 611 millimetri, contro gli 826 del periodo 1991-2020.
Manca un quarto del consueto apporto idrico, ovvero 11.200 metri cubi. Un po’ di consolazione per il Monte Grappa, che invece ha segnato 1.051 millimetri. Questo il deficit pluviometrico, ovvero quanto meno ha piovuto per i principali fiumi: -33 per cento sul Piave, -29 per cento sul Brenta, -28 sul Livenza, -27 sull’Adige, -23 sul Po, -19 sul Sile e -16 sul Bacino scolante.
Il mese di giugno, in quota, sulle Dolomiti è stato caldo, con ben +3 °C rispetto alla media. È stato il quarto mese più caldo, dal 1991 a oggi. La terza decade del mese è risultata la più calda almeno dal 1990.
Il dato più critico è rappresentato dal deflusso dei fiumi. Emergenza per Sile, Zero e Marzenego - fondamentali per l’area tra Treviso, Venezia, Miranese - drammatico l’abbassamento della falda freatica.
Il commento. Alex Vantini (Anbi Veneto): “abbiamo indicato la strada, mancano i finanziamenti”
I Consorzi del Veneto e Anbi hanno lanciato, dal palco dell’assemblea nazionale dello scorso 1° luglio, un allarme rosso al Governo: “Gli eventi estremi saranno sempre più frequenti; è necessario che la crisi climatica e l’urgenza di adattare i territori ai nuovi scenari vengano poste ai vertici assoluti dell’agenda pubblica e in cima ai programmi elettorali”.
Da una parte, il Veneto ha messo a terra 5 interventi dei Consorzi di bonifica per un totale di 44,5 milioni di euro. Al Consorzio di bonifica Adige Po, con sede a Rovigo, è stato finanziato il progetto dello sbarramento mobile sull’Adige, a Badia Polesine (Rovigo), in prossimità della presa dell’Adigetto; al Consorzio di bonifica Veneto Orientale, con sede a San Donà di Piave, sono stati finanziati due interventi di interconnessione ed efficientamento irriguo nei bacini del fiume Livenza e del canale Brian; mentre il Consorzio di bonifica, con sede a Cologna Veneta (Verona), con 8 milioni di euro, può ripristinare il tratto di canale sotterraneo Lessino euganeo berico tra il fiume Guà, a Cologna Veneta, e il fiume Bacchiglione, a Montegaldella, nonché ripristinare la funzionalità della condotta irrigua denominata “Lebbino”, sui colli Euganei.
Inoltre, a gennaio 2026 i Consorzi veneti hanno presentato 48 progetti (tra i quali 15 nuovi invasi) per un valore complessivo di 580 milioni di euro. Sul tavolo, però, c’è solo un miliardo del Pniissi per tutto il territorio italiano.
Alex Vantini, di Anbi Veneto, sottolinea i meriti dei Consorzi, ma anche la mancanza di risorse: “I Consorzi di bonifica del Veneto non vogliono e non possono ridursi a semplici notai della crisi idrica. Da tempo, abbiamo indicato la strada per far fronte al clima che cambia, chiediamo alle Istituzioni di supportarci con risorse adeguate e una burocrazia più veloce”.
E prosegue: “I fatti parlano chiaro: negli ultimi 10 anni, in Veneto, abbiamo tradotto in opere per lo stoccaggio della risorsa e per l’efficientamento irriguo oltre 400 milioni di euro di finanziamenti pubblici. Si tratta di opere per la riconversione irrigua, invasi, manufatti di regolazione e tecnologie per l’efficientamento della distribuzione”.
Nel Veneto ci sono ancora gravi criticità e un’incapacità di trattenere l’acqua piovana. “In tutta la regione sono state realizzate nuove infrastrutture idrauliche, ma accanto a territori attrezzati con nuove opere, ve ne sono altri che ancora attendono i finanziamenti. Non possiamo permettere che esistano territori di serie A e territori di serie B”, conclude Vantini.



