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Padre Osório: dal Montello e Casa Milaico le testimonianze di sacerdoti e laici

12/06/2026

I ricordi velano lo sguardo di una comunità trevigiana ancora attonita. Padre Osório è stato tra noi, in casa Milaico, sul Montello, nel territorio di Nervesa della Battaglia, un luogo immerso nel profumo delle acacie e sotto un cielo così vicino da farlo sentire essenza dell’universo

È l’alba del 6 giugno. Colpi d’arma da fuoco, cade e resta a terra padre Osório. Un rivolo di sangue va a scaldare il costato e si raccoglie sul pavimento in un dono totale al suo Mozambico.

I ricordi velano lo sguardo di una comunità trevigiana ancora attonita. Padre Osório è stato tra noi, in casa Milaico, sul Montello, nel territorio di Nervesa della Battaglia, un luogo immerso nel profumo delle acacie e sotto un cielo così vicino da farlo sentire essenza dell’universo. Prima di trasferirsi qua nel 2013, a Vittorio Veneto aveva ottenuto la patente di guida necessaria, diceva, per il territorio di collina. Gli è servita eccome, sempre in contatto con sacerdoti e laici, sempre in movimento verso chiunque, cristiano o musulmano credente oppure no.

Spirito di fratellanza, plasmato in famiglia. Quand’era bimbo, racconta Chiara Colombo che con la propria famiglia ha vissuto per anni in Casa Milaico, abitava accanto a un nucleo di musulmani. Ricordava la fine del Ramadan e la festa genuina e condivisa. Fratellanza seminata, poi, nella Marca gioiosa.

Al trasferimento al Dicastero per l’Evangelizzazione, conosciuto come Propaganda Fidae, un’ombra è passata sul suo volto, subito esiliata dal sorriso.

Difficile lasciare la terra rossa, le parrocchie, le persone che gli portano aiuto con vanghe ed accette, ma non è la lontananza a spegnere i rapporti.

Un giorno padre Osório, da pochi mesi a Roma, viene convocato ad un incontro di vescovi. Ci saranno questioni da affrontare, pensa. E invece no. Il cardinale gli chiede di esporre la sua esperienza sul Montello, unica, ma imitabile. “Ecco - spiega padre Renato Martini, missionario della Consolata - questo ci fa capire il peso del suo operato talmente incisivo da precederlo”.

Il sorriso di padre Daniel Mathewos Handino, di Casa Milaico, origini somale, si allarga nel ricordo. Conosciutisi a Lecco durante un ritiro spirituale, non hanno mai perso i contatti. Da Roma, una sera, viene svegliato a mezzanotte. È lui che lo stimola: vai sul Montello, là nel prodigio del creato; vai, insiste, troverai molte famiglie. Aveva ragione, ammette commosso il sacerdote.

Nel 2023 lo troviamo in Mozambico, terra martoriata da conflitti: papa Francesco lo ha nominato vescovo ausiliario a Maputo, un ruolo che sta un poco stretto a lui, abituato a prendere decisioni, a mettere in moto azioni. Deve, invece, eseguire: lo fa con il sorriso e la risata ancora conservata nel cellulare di qualche amico per ascoltarla di tanto in tanto. E sarà papa Leone XIV ad affidargli, meno di un anno fa, la diocesi di Quelimane devastata da continue inondazioni.

“Sempre presente con un messaggio anche soltanto per informare i parrocchiani sulle sue attività in Africa”, dice don Flavio Gallina, parroco di Nervesa. Sorride Chiara Colombo, riportando alla mente il rapporto con il nostro giornale. Alla richiesta del direttore, don Lucio Bonomo, di commentare il Vangelo, padre Osório la invita a scrivere insieme a lui. E diamine, interloquisce il nostro direttore, il biblista sei tu, mica hai bisogno di aiuto. Certo, mi serve una famiglia perché è là che si incarna il Vangelo. Ineccepibile.

Appena arrivato, narra don Dionisio Rossi, parroco di Cusignana, “l’ho «ingaggiato» per il ritiro dei cresimandi a Riese: una persona colta, umile e dal cuore grande”. Durante una delle telefonate gli aveva raccomandato la prudenza. Che era una delle sue doti.

Ottimo comunicatore, intelligente e capace di muoversi con delicetezza nelle situazioni di governo, riusciva a non toccare la suscettibilità. Ne è convinto padre Renato: lo conosce bene e può affermarlo.

È taciturno don Narciso Bernardis, parroco di Giavera, che ha condiviso il buono e il cattivo tempo con quest’uomo di dialogo e di fede. Coetanei, nati a maggio del 1972 con un giorno di differenza, da tempo si scambiavano gli auguri la sera del compleanno. Stavolta no; forse monsignor Osório avrà dimenticato. Ma eccolo il mattino seguente rammaricato: era caduto nel sonno per lo sfinimento. Spossatezza che se lo prendeva anche a casa Milaico quando, dopo una giornata intensa, si ritirava per leggere, studiare, programmare finché Morfeo se lo andava a prendere all’alba e, allora, al mattino era inutile urlare: “La colazione è pronta!”.

Don Narciso rammenta anche l’arrivo della mamma dal Mozambico portando un carico di apertura verso chiunque. Un giorno, per esempio, la donna impastò il pane con una famiglia di Santi Angeli in un gesto di vita condivisa tra culture e religioni.

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