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Il presidente della Cei Zuppi a Mattarella: “Non solo memoria, deve diventare promessa”

Il resoconto delle celebrazioni del 2 giugno tra la capitale e il capoluogo della Marca: rinnovo di un impegno collettivo

Festa della Repubblica, celebrata con particolare solennità, lo scorso 2 giugno, in occasione dell’80° della Repubblica.

A Roma, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha reso omaggio al Milite ignoto e presenziato, assieme alle maggiori cariche dello Stato, alla sfilata militare, in via dei Fori imperiali. Rivolgendosi alle Forze armate, ha detto tra l’altro: “Non celebriamo oggi solamente una ricorrenza storica, ma un momento di alto significato che rinnova l’impegno collettivo all’affermazione, alla tutela e alla piena attuazione dei valori che costituiscono il fulcro della nostra Costituzione, “casa comune” che garantisce la vita della nostra comunità nazionale, i nostri diritti, richiamandoci al contempo ai nostri doveri di solidarietà. Le difficoltà e i rischi che attraversano oggi la nostra sicurezza e il nostro benessere vanno affrontati con fermezza. Non potrà esservi vera pace fino a quando permarranno focolai di minaccia e non potrà esservi vero benessere se anche soltanto una parte dell’umanità sarà costretta a vivere nella precarietà”.

Ha aggiunto il Capo dello Stato: “L’Italia, con l’Europa, è impegnata nel ripristino del valore delle regole nella vita della comunità internazionale, per uscire da una fase di permanente conflittualità, nell’edificazione di una nuova effettiva sicurezza per tutti i popoli”. Alla giornata erano presenti circa 200 sindaci, tra i quali Maria Rosa Barazza, sindaca di Cappella Maggiore e presidente dell’Associazione Comuni della Marca trevigiana, e Franco Bonesso, sindaco di Trevignano.

Celebrazioni anche a Treviso, alla presenza del prefetto, Mario Sidoti, del sindaco, Mario Conte, del vescovo, Michele Tomasi, e di altre numerose autorità civili e militari. “La Repubblica ha un volto - le parole di Conte -. Anzi, ha milioni di volti, perché la Repubblica siamo noi. Siamo noi, quando mettiamo il nostro tempo, le nostre competenze e il nostro impegno a disposizione degli altri, con l’obiettivo di perseguire il bene comune”.

A palazzo dei Trecento, la premiazione dei cavalieri da parte del prefetto, Angelo Sidoti, che nel ricevere, a sua volta, l’onoreficenza di commendatore, ha affermato: “80 anni fa il progresso civile e democratico ha ricostruito le macerie lasciate dal fascismo. Oggi siamo in una situazione molto difficile, ma mi sento ottimista. L’umanità saprà superare questo momento”.

Questi i nomi dei neo-cavalieri al merito: Alessandro Baldo di Arcade, Ferdinando Barbon di Treviso, Francesco Introvigne di Castelfranco, Giacomo Dalla Toffola di Casier, Gianfranco Furlan di Treviso, Giovanni Zamuner di Casier, Mariano Montagnin di San Zenone (da molti anni apprezzato collaboratore del nostro giornale), Paolo Berro di Castelfranco, Paolo Sartorato di Casier, Pasqualino Cananzi di Montebelluna, Vito Ranieri di Treviso, Vito Tatulli di San Biagio, Giovanni Pavan di Treviso (ufficiale).

“L’80° anniversario non può essere solo memoria: deve diventare promessa. Non basta celebrare ciò che abbiamo ricevuto; occorre rinvigorirlo, preservarlo e mantenerlo vivo, con lo stesso spirito che apre al futuro”. È quanto scrive il card. Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, nel messaggio inviato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per gli 80 anni della Repubblica italiana. A nome suo e “delle Chiese in Italia”, il cardinale esprime “un sentimento di gratitudine, affetto e responsabilità condivisa”, ricordando che la Repubblica “è nata attraversando la sofferenza, riconquistando la libertà e rifiutando ogni forma di fascismo, con una speranza più forte della paura”, e che la Costituzione “ci ricorda che nessuno si salva da solo e che nessuno può essere lasciato solo”.

Le Chiese in Italia guardano all’anniversario “con riconoscenza per il cammino compiuto e con preoccupazione per le ferite presenti: la povertà crescente, la denatalità, la sfiducia, le disuguaglianze, la violenza verbale, l’indifferenza”. Le comunità cristiane, aggiunge Zuppi, “rifiutano la guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti e, ispirate dall’insegnamento di papa Leone, avvertono come urgente il compito di educare alla pace, custodire la democrazia e costruire comunità”. Il presidente della Cei conclude riaffermando l’impegno della Chiesa “a promuovere il bene comune e la solidarietà, sempre nella prospettiva europea”.

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