Quello italiano è stato un “cammino esemplare della nascita di una democrazia”. Lo ha spiegato, recentemente,...
Mozambico, secondo Paese più povero del mondo
Il Mozambico si trova in una fase cruciale della sua storia recente, sospeso tra le immense potenzialità dei suoi giacimenti di gas naturale e le profonde fragilità del suo tessuto socio-economico.
Il recente rapporto della Banca mondiale sull’economia mozambicana (marzo 2026), mette in guardia sull’instabilità politica ed economica del secondo Paese più povero al mondo, dopo il Sud Sudan, e tra i 10 più diseguali del pianeta.
Le radici della crisi
Dopo l’indipendenza dal Portogallo nel 1975, il Paese è stato teatro di una drammatica guerra civile, conclusasi grazie alla mediazione italiana, con gli accordi di pace di Roma (1992) e le storiche elezioni del 1994. Da allora, la crescita è stata sostenuta fino a metà dello scorso decennio, quando l’instabilità politica e il crescente indebitamento hanno minato la fiducia degli investitori esteri. Tra il 2016 e il 2025, in quello che è stato ribattezzato il “decennio perduto”, il Mozambico è diventato il Paese più indebitato dell’Africa. Così, una terra ricchissima di risorse - gas, petrolio, grafite, cobalto, nichel e rubini - si ritrova oggi al collasso, frenata dalla stagnazione di un’agricoltura di sussistenza che imprigiona la popolazione rurale nella miseria, mentre i profitti minerari prendono la via dell’estero.
Alcuni numeri
Il Paese, oggi, ha una popolazione di circa 36 milioni di abitanti (Worldometer), e quasi la metà vive in povertà assoluta: con un tasso di fertilità tra i più alti al mondo (5,9 bambini per ogni donna) e un’età media di 16,6 anni, il boom demografico rischia di acutizzare i problemi già esistenti legati alla debole offerta di servizi essenziali e di occupazione.
Il tessuto economico in generale non è molto diversificato, e l’agricoltura di sussistenza rappresenta la principale attività, impiegando circa il 70% della forza lavoro. Oltre il 40% della popolazione vive in contesti urbani. A oggi, il Mozambico resta stabilmente nei gradini più bassi del pianeta per indice di sviluppo umano e reddito pro capite, oltre a figurare nella top 10 globale per rapporto debito/Pil.
L’illusione dell’oro blu
La grande promessa del Paese resta il comparto dell’Oil & Gas, in particolare i mega-progetti di gas naturale liquefatto (Gnl) nella provincia settentrionale di Cabo Delgado. Questo tesoro energetico fa gola ai mercati internazionali, soprattutto a un’Europa alla disperata ricerca di partner alternativi alla Russia.
Il potenziale di sviluppo è enorme, ma si scontra con il paradosso di una crescita “jobless”, incapace, cioè, di generare occupazione di massa. Legare a doppio filo il proprio destino fiscale al gas significa per il Governo di Maputo esporsi a crisi di Stato ad ogni altalena dei prezzi o stop di sicurezza; nel frattempo, la popolazione resta legata ad un’agricoltura di sussistenza, costantemente minacciata dagli shock climatici e da cicloni sempre più frequenti.
Cabo Delgado: una ferita che dilania il Paese
Il vero nodo geopolitico e di sicurezza si consuma proprio a Cabo Delgado, la provincia più settentrionale del Mozambico. Qui l’insurrezione di matrice jihadista di Islamic State Mozambique (Ism), cavalcando il risentimento delle comunità locali escluse dai profitti energetici, ha cambiato pelle.
Abbandonata la strategia del controllo territoriale statico, i ribelli colpiscono ora con un modello ibrido e mobile: imboscate ai convogli commerciali lungo le principali arterie stradali, estorsioni e assalti costieri anche in altre province come quelle vicine di Niassa e Nampula, fino alla Zambesia.
Nonostante da luglio 2021 nella regione siano schierati i militari del Rwanda. la sicurezza dell’area rimane precaria, rallentando i piani di estrazione dei colossi energetici globali.
I soldati di Kigali sono stati inviati nel Paese per sostenere le forze armate di Maputo nel contrasto alle milizie ma nell’ambito di un accordo i cui termini restano segreti e non senza costi enormi per i mozambicani.



