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Colletta per la Terra Santa: l’impegno della Chiesa universale e della nostra Diocesi
“Quanto abbiamo sperato che la pace finalmente potesse riportare vita e speranza in Terra Santa! I cosiddetti dialoghi e gli accordi si sono moltiplicati, ma contemporaneamente le armi non tacevano. Si è detto di aver raggiunto la pace ma, pur parlandone i media molto meno di prima, le armi continuano a sparare, la gente a morire, le terre a essere contese, i cristiani a emigrare per salvarsi la vita”. Lo scrive il card. Claudio Gugerotti, prefetto del Dicastero per le Chiese orientali, nella lettera inviata nei giorni scorsi ai vescovi di tutto il mondo in occasione dell’appello per la Colletta a favore dei cristiani in Terra Santa, che si raccoglierà nel mondo quasi dovunque il Venerdì santo. Il porporato ricorda che moltissimi cristiani di Terra Santa “hanno perso tutto, compreso quel lavoro che veniva dal servizio ai pellegrini”, e che con il contributo della colletta “almeno le loro scuole potranno riprendere a funzionare, qualche nuova casa potrà essere costruita e, laddove la distruzione è totale, qualche cura sarà garantita”. Il card. Gugerotti richiama le parole di papa Leone XIV: “Vorrei ringraziare Dio per i cristiani che, specialmente in Medio Oriente, perseverano e resistono nelle loro terre, più forti della tentazione di abbandonarle. Ai cristiani va data la possibilità, non solo a parole, di rimanere nelle loro terre con tutti i diritti necessari per un’esistenza sicura. Vi prego, ci si impegni per questo!”.
“La Colletta sarà una goccia nell’oceano, ma l’oceano, a forza di perdere gocce, sta diventando un deserto”, scrive Gugerotti, che esorta i vescovi a sensibilizzare le comunità: “Mostra immagini, sensibilizza attraverso le mille fonti che rendono accessibile la fatica quotidiana dei pochi cristiani che riescono a mantenere la possibilità di rimanere nella loro terra”. E ricorda che “dare è un forte segno di fede, che una Terra Santa senza credenti è una terra perduta, perché si smarrisce la memoria viva, che è la continuità con la fonte della salvezza che ci ha rigenerati in Cristo”. E ammonisce: “Sacrilegio non è solo un atto compiuto contro l’Eucarestia; sacrilegio è anche l’atto compiuto contro il Corpo di Cristo che è la Chiesa”.
Colletta nella Messa del Crisma a Treviso
Anche la nostra diocesi sarà impegnata la prossima settimana a concretizzare in modo speciale la solidarietà verso coloro che soffrono in Terra santa, sia in occasione della colletta della Chiesa universale, il Venerdì, che nella raccolta durante la messa del Crisma. Nella nostra diocesi è tradizione da alcuni anni che, in occasione della messa crismale, si faccia una raccolta straordinaria da destinare a situazioni di particolare necessità. “Considerato quanto sta avvenendo in Medio Oriente - scrive il vicario generale, mons. Mauro Motterlini, in un a lettera ai parroci, ai rettori di chiese e santuari, ai superiori religiosi -, il vescovo Michele dispone che le offerte raccolte durante la messa crismale (giovedì 2 aprile alle ore 10, in cattedrale) siano destinate al Patriarcato latino di Gerusalemme”.
Proprio a Gerusalemme, invece, la messa del crisma è stata rinviata a data da destinarsi, mentre è stata annullata la processione della domenica delle Palme, che dal Monte degli Ulivi sale a Gerusalemme. Lo ha comunicato il patriarca, cardinale Pierbattista Pizzaballa (nella foto). “Alla durezza di questo tempo di guerra, che ci coinvolge tutti, si aggiunge anche quella di non poter celebrare degnamente e insieme la Pasqua. È una ferita - sottolinea il patriarca nella nota diffusa pochi giorni fa dal Patriarcato latino di Gerusalemme - che si aggiunge a tante altre inferte dal conflitto. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare. Se non possiamo riunirci come vorremmo, non rinunciamo alla preghiera. Le chiese restano aperte”.



