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Tempi personali e comunitari di elemosina, di preghiera, di digiuno. “Saremo capaci di prenderceli?”. Il Vescovo nel mercoledì delle ceneri

“È Gesù stesso che ci indica il percorso per un autentico cammino di elemosina, di digiuno, di preghiera – ha sottolineato mons. Tomasi -, e ce ne dà il motivo fondamentale: la relazione viva con Dio Padre, che ci vuole felici ed è pronto a ricompensarci: se cerchiamo il suo amore, Lui ci dona il suo amore”.

“Un dono grande che ci fa la liturgia della Chiesa. Un dono che però rischiamo di non cogliere nel suo pieno valore. Per il quale rischiamo di non provare gratitudine e quindi di non poter vivere nel suo pieno e liberante significato. Rischiamo questo, perché la nostra epoca ha appiattito ogni senso del tempo che passa”: così il Vescovo, mons. Michele Tomasi, ha definito il cammino di Quaresima durante la celebrazione del mercoledì delle ceneri, il 18 febbraio, in cattedrale. Un’omelia, la sua, che ha messo in luce il valore di tempi personali e comunitari di elemosina, di preghiera, di digiuno. “Saremo capaci di prenderceli?” la domanda del Vescovo.

“È Gesù stesso che ci indica il percorso per un autentico cammino di elemosina, di digiuno, di preghiera – ha sottolineato mons. Tomasi -, e ce ne dà il motivo fondamentale: la relazione viva con Dio Padre, che ci vuole felici ed è pronto a ricompensarci: se cerchiamo il suo amore, Lui ci dona il suo amore. E cosa potremmo desiderare di più grande, di più vero, di più bello?”.

“L’elemosina fa parte della proposta di un tempo riconciliato e fecondo che ci viene offerta dal Vangelo – ha ricordato il Vescovo -. E ce lo ricorda con chiara e dolce fermezza papa Leone. L’elemosina, ci ricorda infatti nell’esortazione apostolica Dilexi te, “oggi non gode di buona fama, spesso neppure tra i credenti. Non solo essa viene raramente praticata, ma a volte addirittura disprezzata”. E continua: “È evidente, per chi ama davvero, che l’elemosina non scarica dalle proprie responsabilità le autorità competenti, né elimina l’impegno organizzativo delle istituzioni, e nemmeno sostituisce la legittima lotta per la giustizia. Essa però invita almeno a fermarsi e a guardare in faccia la persona povera, a toccarla e a condividere con lei qualcosa del proprio. In ogni caso, l’elemosina, anche se piccola, infonde pietas in una vita sociale in cui tutti si preoccupano del proprio interesse personale” (Dilexi te, 116)”.

“Siamo ancora disposti a prendere davvero sul serio la preghiera?”, la domanda di mons. Tomasi sul secondo pilastro della Quaresima. “Prendiamoci spazi e tempi di quiete e di silenzio, fermiamoci ad ascoltare il nostro cuore, la Parola di Dio contenuta nelle Scritture, la voce che sale dalla nostra coscienza” l’indicazione. “Faremo talvolta fatica, ci sembrerà di perdere tempo, crederemo spesso di avere di meglio da fare. Ma la ricompensa sarà il dialogo di amore con il Padre, la nostra vera vita, la nostra unica vera vita”.

“Anche il digiuno fa parte di questa proposta di vita vera. Con il digiuno scopriamo ciò che ci interessa davvero, e assieme ci orientiamo a ciò che scopriamo essere vera fonte di gioia e di vita. È digiuno dal cibo: è questo che ci aiuta a fare chiarezza e verità in noi. Ma poi può esserlo anche in altri campi. Il Papa ce ne suggerisce uno (nel suo messaggio per la Quaresima, ndr), che penso fondamentale per noi e per il nostro tempo: “Cominciamo a disarmare il linguaggio, rinunciando alle parole taglienti, al giudizio immediato, al parlar male di chi è assente e non può difendersi, alle calunnie. Sforziamoci invece di imparare a misurare le parole e a coltivare la gentilezza: in famiglia, tra gli amici, nei luoghi di lavoro, nei social media, nei dibattiti politici, nei mezzi di comunicazione, nelle comunità cristiane. Allora tante parole di odio lasceranno il posto a parole di speranza e di pace”. Proviamoci assieme, seguendo l’invito di Papa Leone”.

“Lasciamo risuonare le parole di conversione che ci rivolge il Papa, l’appello del Vescovo: “Le nostre parrocchie, le famiglie, i gruppi ecclesiali e le comunità religiose sono chiamati a compiere in Quaresima un cammino condiviso, nel quale l’ascolto della Parola di Dio, come pure del grido dei poveri e della terra, diventi forma della vita comune e il digiuno sostenga un pentimento reale. In questo orizzonte, la conversione riguarda, oltre alla coscienza del singolo, anche lo stile delle relazioni, la qualità del dialogo, la capacità di lasciarsi interrogare dalla realtà e di riconoscere ciò che orienta davvero il desiderio, sia nelle nostre comunità ecclesiali, sia nell’umanità assetata di giustizia e riconciliazione”. Il gesto dell’imposizione delle ceneri confermi la nostra disponibilità a questo cammino di conversione verso il Dio della vita, verso la nostra vera felicità”.

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