Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
“Una fede semplice e operosa”: a Sant’Andrea la memoria del beato Toniolo apre la Settimana sociale
È nella chiesa di Sant’Andrea in Riva, a Treviso, dove il piccolo Giuseppe Toniolo ricevette il Battesimo, nel 1845, che venerdì 4 settembre il vescovo Michele Tomasi ha presieduto la celebrazione eucaristica nella memoria liturgica del beato Toniolo, in apertura della 39esima Settimana sociale dei cattolici trevigiani. Un luogo particolarmente significativo, dunque, per fare memoria di una figura che ha segnato profondamente la storia del cattolicesimo sociale italiano e che continua a offrire, a distanza di oltre un secolo, una testimonianza attuale di fede e di impegno laicale.
Numerosi i sacerdoti che hanno concelebrato con il vescovo, tra cui il vicario generale, mons. Mauro Motterlini, il vicario per le Collaborazioni pastorali, don Antonio Mensi, e l’assistente unitario dell’Ac diocesana, don Giancarlo Pivato. Alla messa erano presenti i fedeli della parrocchia, la presidenza diocesana dell’Azione cattolica e numerosi aderenti all’associazione. Al termine, un semplice momento conviviale ha favorito la fraternità e la condivisione.
“Siamo, questa sera, nella stessa chiesa dove un bambino nato a Treviso il 7 marzo 1845 fu immerso nell’acqua del Battesimo e ricevette il nome di Giuseppe” ha ricordato il Vescovo. Da quell’«inizio piccolo, silenzioso, nascosto» sarebbe maturata una vita che la Chiesa avrebbe riconosciuto come santa.
Il vescovo ha quindi accostato la figura di Toniolo alle parole della Lettera di san Giacomo: “La fede, se non ha le opere, è morta in se stessa”. Un’espressione che, ha sottolineato, sembra quasi descrivere la biografia del beato: la sua fede, infatti, “fin dall’inizio, si è pensata come un verbo, come un agire, non come un sentimento”.
A soli 37 anni, nel 1882, Toniolo aveva scritto per sé un piccolo regolamento di vita, fissando tra i propri propositi quello di “amare e servire la Chiesa”, operando secondo le indicazioni del Papa. Da quel proposito personale sarebbero scaturiti un intenso impegno culturale e sociale, le battaglie per il riposo festivo e per la tutela del lavoro di donne e ragazzi, l’Unione Cattolica per gli Studi Sociali e le Settimane Sociali dei Cattolici italiani.
“Amare operando”, dunque: una prospettiva che il vescovo ha collegato anche al Vangelo proclamato, nel quale Gesù affida ai suoi discepoli la missione di essere “sale della terra” e “luce del mondo”, perché gli uomini possano vedere le loro opere buone e rendere gloria al Padre.
Toniolo, ha ricordato mons. Tomasi, avrebbe potuto scegliere una fede vissuta nel privato, evitando di esporsi in un contesto culturale spesso distante e ostile al cristianesimo. Scelse, invece, di non nascondere le proprie convinzioni. La sua testimonianza, raccolta anche negli atti della causa di beatificazione, parla di una fede “semplice ed immensa”. E proprio la vita, più ancora delle parole, diventava per lui una forma di apostolato.
È qui che la memoria del beato Toniolo acquista un particolare significato anche per l’impegno sociale dei cattolici di oggi. La fede non può essere separata dalla vita concreta, dalle responsabilità verso la società, dalla ricerca del bene comune e dalla cura di chi rischia di essere lasciato ai margini.
Centrale la domanda che il vescovo ha lasciato a ciascuno: “La nostra fede, la fede che professiamo nel Credo, si vede? Ha delle opere che le rendano testimonianza?”. “Non ci è chiesto di diventare professori universitari o di fondare associazioni cattoliche, come ha fatto Toniolo – la riflessione del Vescovo -. Ci è chiesto, come a lui, di lasciare che il Battesimo ricevuto diventi sale che dà sapore alle giornate ordinarie, e luce che qualcuno, guardandoci, possa vedere”. Per intercessione del beato Toniolo, l’augurio è stato quello di vivere una fede “semplice, operosa” e capace, attraverso la vita quotidiana e l’impegno per gli altri, di rendere gloria a Dio.
Ed è proprio questa eredità del beato, di fede incarnata nella storia, ad aver fatto da “ponte” tra la celebrazione di Sant’Andrea e la prima serata della Settimana sociale 2026 dei cattolici trevigiani, svoltasi più tardi a Ca’ dei Carraresi e dedicata al tema “Poveri amici”. L’iniziativa è promossa dalla Diocesi di Treviso, dall’Azione cattolica, dall’Istituto Toniolo di Treviso e dal Network per il bene comune, che riunisce numerose associazioni e realtà del territorio. La serata ha posto al centro la questione della povertà, anche alla luce dell’esortazione apostolica “Dilexi te” di papa Leone XIV sull’amore verso i poveri. Una povertà da guardare non soltanto come categoria economica o sociologica, ma nella concretezza delle persone escluse, fragili, prive di voce e di possibilità di incidere nella società. “Povertà: radici ed orizzonti in Giuseppe Toniolo”, il tema della serata, nella quale si sono succeduti gli interventi di Vera Negri Zamagni, storica dell’economia, di don Renzo Beghini, presidente della Fondazione Toniolo di Verona, e dello stesso vescovo Michele (ampio servizio nella prossima edizione della “Vita del popolo”).



