Purtroppo, questi sono anni calamitosi, nei quali più di qualche potenza e gruppo armato sono animati...
Torna la Mostra del cinema della Biennale di Venezia
Al varo la Mostra del cinema della Biennale di Venezia (2-12 settembre), con molte aspettative in campo. Firmata ancora una volta dal direttore artistico Alberto Barbera, in carica dal 2012, l’edizione 2026 si presenta con un programma di ampio respiro e lampi di stringente attualità. In evidenza: 21 titoli in concorso, 36 fuori gara (11 di finzione, 25 documentari), 19 nella sezione sperimentale Orizzonti e altrettanti restauri di Venezia classici, oltre ai 68 titoli di Venice immersive. Opere da 62 Paesi. A rincorrersi, come sempre, i nomi delle star più attese: George Clooney, la band rock Oasis, Robert Pattinson, Penélope Cruz e Javier Bardem, gli italiani Luca Marinelli, Jasmine Trinca e Vanessa Scalera.
In apertura Boyle e Clooney
A tagliare il nastro è il britannico Danny Boyle (premio Oscar per “The millionaire”) con “Ink”, scritto da James Graham: un racconto sulla nascita del più discusso tabloid contemporaneo, “The Sun”, che ha cambiato pelle al giornalismo anglosassone puntando sul sensazionalismo. “Il 1969, l’anno in cui l’uomo ha messo piede sulla Luna, è anche l’anno in cui Rupert Murdoch e Larry Lamb hanno lanciato un quotidiano destinato a cambiare il mondo in modo ancora più radicale”, spiega il regista. “Ben prima di Fox news, del clickbait e di Truth social, decenni prima di Twitter, Facebook e Google. Sfacciato, irriverente e audace, ha sfidato l’establishment, ridisegnando il nostro mondo per l’era moderna”. Nel cast Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy, indimenticabile Elisabetta II nella serie “The crown”.
Nello stesso giorno il Leone d’oro alla carriera a George Clooney, amatissimo e di casa sul Lido. “La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito e ricevere il Leone d’oro è un onore immenso”, ha dichiarato l’attore statunitense. “Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così”. A tenere la “laudatio” in suo onore è Laura Dern, con lui in concorso a Venezia nel 2025 per “Jay Kelly” di Noah Baumbach.
I 21 in gara per il Leone d’oro
Nella mappa dei 21 autori in corsa figurano anzitutto alcuni habitué dei festival: dal giapponese Hirokazu Kore-eda con “Look back” all’irlandese Martin McDonagh con “Wild horse nine” (nel cast John Malkovich e Sam Rockwell), fino ai francesi Florian Zeller con “Bunker” (con lui Penélope Cruz e Javier Bardem) e Stéphane Brizé con “Un bon petit soldat” (con Vincent Lindon e Alba Rohrwacher). Ancora, il decano del cinema tedesco Werner Herzog con “Bucking fastard”, che fa recitare insieme le sorelle Rooney e Kate Mara, e il premio Oscar Casey Affleck con “Company”.
Copiosa la quota Italia: cinque autori. Occhi puntati in primis su Nanni Moretti con “Succederà questa notte” (con lui Louis Garrel e Jasmine Trinca), che diserta il suo festival di elezione, Cannes, per tornare alla Mostra dopo l’ultima partecipazione nel 1989. In gara anche Edoardo De Angelis con “Il fuoco che ti porti dentro”, dal memoir di Antonio Franchini, che punta sulla vis interpretativa di Vanessa Scalera, e Marco Bechis con “Ritorno a Buenos Aires”, a quasi trent’anni da “Garage olimpo”. Al Lido anche Andrea Pallaoro con “The echo chamber”, che scommette sull’ultima sceneggiatura di Bernardo Bertolucci (nel cast Marinelli, Alicia Vikander e Susan Sarandon), e Paolo Strippoli con “L’estranea”.
I temi in evidenza
Film che indagano il presente, tra relazioni e fratture sociali: gli affanni del mondo del lavoro sono ancora una volta il tema portante del cinema di Brizé in “Un bon petit soldat”, i graffi della vita in “A Bit of light” di Ali Asgari, le fragilità dei giovani in “15/18 (A place to heal)” di Cédric Kahn. Ancora, la rilettura di pagine del passato, cicatrici della memoria non ancora risanate: su questo tracciato si muovono “Naza” di Yuval Abraham e Rachel Szor (tra gli autori del premio Oscar “No other land”), realizzato con “The guardian” come cronaca del conflitto a Gaza, “Ritorno a Buenos Aires” di Bechis, di nuovo alle prese con la dittatura militare argentina, e “Mr. Nelson, did you kill people?” di Shinya Tsukamoto, che rilegge orrori e traumi della guerra del Vietnam. C’è poi il rapporto con i media, tra deontologia e spericolate violazioni, colto da “Ink” di Boyle e da “Primetime” di Lance Oppenheim, e lo smarrimento davanti al domani declinato in “Bunker” di Zeller.
Venezia 83 è pronta a salpare con un mosaico di storie complesso e sfidante. “Una delle numerose domande - ha indicato Barbera - è se il cinema, che per un secolo intero ‘è stato il mondo’, possa continuare ad essere tale. Possa cioè non smettere di essere il nostro più importante strumento di conoscenza della realtà e di noi stessi”. Il direttore si dice “pronto a scommettere” che il cinema resterà “quel luogo di aspettative raramente deluse nel quale siamo cresciuti”.



